ITALIA
Gli “Orientamenti pastorali” per il decennio 2010-2020
L’educazione, le sue modalità, l’impegno della Chiesa nei suoi vari livelli e strumenti pastorali: è il tema sul quale l’episcopato italiano ha scelto di concentrare gli sforzi nel decennio 2010-2020, pubblicando gli “Orientamenti pastorali” dal titolo “Educare alla vita buona del Vangelo”. Non è un testo teologico-pastorale in senso stretto, ma – come dice il titolo – si tratta di “orientamenti” per l’azione delle Chiese locali, delle parrocchie, del lavoro di riflessione e proposta delle associazioni e organismi laicali. Una sorta di “vademecum” cui rifarsi sistematicamente, nei prossimi dieci anni, per concentrare l’attenzione e la programmazione pastorale, con uno sforzo comune. Il testo, 40 pagine fitte di citazioni, rimandi a documenti del magistero del Papa e a pronunciamenti della stessa Conferenza episcopale italiana, è stato reso noto giovedì 28 ottobre, anche se la sua promulgazione porta la data del 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. Il presidente dei vescovi, card. Angelo Bagnasco, nella presentazione scrive che gli Orientamenti “intendono offrire alcune linee di fondo per una crescita concorde delle Chiese in Italia nell’arte delicata e sublime dell’educazione”. Nel campo educativo, aggiunge, “riconosciamo una sfida culturale e un segno dei tempi, ma prima ancora una dimensione costitutiva e permanente della nostra missione di rendere Dio presente in questo mondo e di far sì che ogni uomo possa incontrarlo, scoprendo la forza trasformante del suo amore e della sua verità, in una vita nuova caratterizzata da tutto ciò che è bello, buono e vero”.Perché educare. La scelta del tema educativo da parte dell’episcopato italiano si rifà a due fattori: il primo è costituito dai “richiami” di Benedetto XVI, che in più di un’occasione ha indicato nell'”emergenza educativa” uno dei problemi centrali per l’annuncio cristiano nelle società contemporanee. In particolare, negli Orientamenti si cita la “Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione”, del 21 gennaio 2008, nella quale “il Santo Padre c’incoraggia in questa direzione, mettendo in evidenza l’urgenza di dedicarsi alla formazione delle nuove generazioni. Egli riconosce che l’educare, se mai è stato facile, oggi assume caratteristiche più ardue; siamo di fronte a «una grande ‘emergenza educativa’, confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita»”. Un secondo fattore è legato al IV Convegno ecclesiale italiano, celebrato a Verona nell’ottobre 2006, dove venne messo in evidenza come sia sempre più importante diffondere un “messaggio di speranza fondato sul ‘sì’ di Dio all’uomo attraverso suo Figlio, morto e risorto perché noi avessimo la vita”. I temi in agenda. Il testo degli Orientamenti offre una vasta prospettiva di riflessione e azione per le Chiese diocesane. Si occupa infatti di aspetti quali l’analisi delle offerte e potenzialità educative; prende in considerazione il pluralismo culturale ed educativo dei nostri giorni, la “globalizzazione delle proposte e degli stili di vita, la mobilità dei popoli, gli scenari resi possibili dallo sviluppo tecnologico” che cambiano il quadro di riferimento personale e sociale. Per quanto riguarda la Chiesa e le sue dinamiche interne, analizza alcune “dimensioni” costitutive tipiche della sua “azione educativa”. Esse sono sintetizzate nella “dimensione missionaria”, in quella “ecumenica e dialogica”, nella “dimensione caritativa e sociale” e infine in quella “escatologica”. Il testo approfondisce il ruolo della prima agenzia educativa, la famiglia, chiamata oggi a un particolare impegno, specie in presenza di attacchi alla sua struttura naturale fondata sul rapporto uomo-donna. Della famiglia si dice che “è determinante la responsabilità educativa di entrambi i genitori” ed è proprio “la differenza e la reciprocità tra il padre e la madre a creare lo spazio fecondo per la crescita piena del figlio”. Tra i fattori di debolezza della famiglia, si citano poi eventi sempre più comuni quali “il numero crescente delle convivenze di fatto, delle separazioni coniugali e dei divorzi, come pure gli ostacoli di un quadro economico, fiscale e sociale che disincentiva la procreazione”. Inoltre la denuncia “di stili di vita che rifuggono dalla creazione di legami affettivi stabili” e dei “tentativi di equiparare alla famiglia forme di convivenza tra persone dello stesso sesso”.L’offerta educativa. La parte conclusiva del documento è dedicata all’analisi degli strumenti pastorali tradizionali e alla loro congruità nella odierna situazione. Si parla così della parrocchia, della catechesi, della liturgia, degli impegni e proposte di carità, della “pietà popolare” che, “anche ai giorni nostri”, “può diventare veicolo educativo di valori della tradizione cristiana”. Spazio rilevante è dedicato a scuola e università, ai centri di formazione professionale, ai docenti di religione e infine al mondo della “cultura digitale”.