EUROPA

Più solido l’euro” “” “

” “Entro giugno 2011 la linea Ue per la stabilità” “

"Il Consiglio europeo approva la relazione della task force sulla governance economica, la cui attuazione ci consentirà di rafforzare la disciplina di bilancio, ampliare la sorveglianza economica, approfondire il coordinamento, nonché costituire un quadro solido per la gestione delle crisi e disporre di istituzioni più forti". Le Conclusioni del summit Ue, svoltosi il 28 e 29 ottobre a Bruxelles, confermano i capisaldi dell’accordo raggiunto sui temi macrofinanziari. Volti soddisfatti dai capi di Stato e di governo dei 27, anche se le incognite non mancano. La Commissione è infatti incaricata di rimettere in ordine le richieste giunte dal Consiglio europeo e la linea d’azione per la stabilità economica e monetaria sarà definita entro il giugno 2011: altri otto mesi di passione, dunque.
"Il risultato più importante che abbiamo raggiunto in questi due giorni è la definizione di misure che tendono a rendere più solida" la moneta unica e dunque l’economia europea, ha scandito Herman van Rompuy, presidente del Consiglio Ue, pur sapendo che i giochi non sono conclusi e che gli aspetti tecnici (in genere assai rilevanti) devono ancora essere precisati. Nel frattempo Van Rompuy sottolinea di aver ricevuto un mandato per una "revisione limitata" del Patto di stabilità, necessario per creare un fondo permanente che possa essere utilizzato in caso di instabilità finanziaria (ma non se ne conosce l’entità).
Inoltre si punta a stabilire delle sanzioni, più o meno automatiche, per quegli Stati che non dovessero mantenere un rapporto "virtuoso" tra deficit e Pil (inferiore al 3%) e tra debito e Pil (sotto al 60%). Per questa ragione sarà probabilmente necessaria una "parziale revisione" del Trattato di Lisbona, sulla quale si era impuntata la cancelliera tedesca Angela Merkel.
Dal summit è pure emerso un orientamento di fondo circa il bilancio dell’Unione: in leader politici non vogliono andare oltre un aumento del 3% rispetto allo scorso anno (la Commissione e il Parlamento chiedevano il doppio), perché – sostengono – la crisi e le finanze pubbliche non lo consentono. È quindi facile attendersi un passo indietro dell’Ue su talune politiche e programmi comunitari. E questo non è un buon segnale.

Gianni Borsa – Bruxelles