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La testimonianza degli immigrati e dei milanesi
(da Milano) – Per costruire una società che sappia accogliere la sfida della migrazione occorre partire dalla famiglia. Lo ha detto oggi l’arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi, in occasione della celebrazione in Duomo al termine della processione del Senor de Los Milagros, che raccoglie quasi diecimila fedeli di origine peruviana. La Confraternita, fondata in Perù, è stata accolta in diocesi due anni fa dal cardinale.
Dio al primo posto. "Nella vita del migrante, come in quella di noi milanesi, da più tempo ha detto Tettamanzi – c’è il rischio di dare più spazio e tempo alle cose materiali che non a quelle spirituali, c’è il pericolo di dimenticarsi che Dio è il centro e, dunque, la realtà più importante della vita, il ‘tesoro’ che più ogni altra cosa arricchisce il nostro cuore, la ‘pace’ vera che pienamente lo rasserena. La celebrazione di oggi e questo Cristo Crocifisso, che con amore portiamo per le strade di Milano, devono richiamare tutti noi a mettere la presenza paterna e amorevole di Dio e la fede in Cristo Signore al primo posto della nostra vita e in quella della nostra famiglia". Poi l’invito a deporre ogni tentazione alla violenza: "Ne riscontriamo troppa non solo nei gravi fatti di cronaca che leggiamo sui giornali, ma anche nella quotidianità, nei rapporti personali. La violenza non è mai giustificabile: essa è sempre contraria all’insegnamento e alla testimonianza di Gesù Cristo! Il rifiuto di ogni violenza deve essere per il cristiano una scelta precisa e radicale".
Cittadinanza piena. Il secondo passaggio rispetto al rifiuto di ogni violenza è quello del riconoscimento del proprio ruolo all’interno del contesto sociale: "Un cristiano che vuole veramente essere amico di Gesù, un migrante che davvero vuole integrarsi nella società, un cittadino che vuole vedere riconosciuti i propri diritti deve vivere con convinzione l’insegnamento del Vangelo: aprirsi alla conoscenza e alla relazione con la Città e con i suoi abitanti, osservare le buone abitudini, le norme e le regole della società civile". Continua nella sua omelia il card. Tettamanzi: "Si potrà giungere così a una cittadinanza piena e attiva con il concorso di tutte le parti: il migrante da parte sua assuma un comportamento esemplare; coloro che governano la città e il Paese non considerino l’immigrato come una minaccia o un cittadino con meno diritti; gli altri cittadini superino i pregiudizi e si aprano ad una relazione vera con chi è ‘prossimo’ anche quando ha un’origine etnica differente dalla propria".
Partire dalla famiglia. Per costruire una società vera e autentica, dunque, "occorre partire dalla famiglia, cellula prima della società. Per questo, serve che le famiglie vengano sostenute seriamente, specie se bisognose: tutte le famiglie, anche quelle dei migranti! Tutti stiamo pagando un prezzo alto alla crisi economica che da tempo sta riducendo il già magro reddito di tante famiglie; ma chi è migrante sta pagando un prezzo ancor più caro. Le istituzioni aiutino di più le famiglie: non bastano i progetti e le dichiarazioni, servono interventi concreti e tempestivi". E Tettamanzi non ha voluto tralasciare nemmeno di dedicare attenzione alla presenza di tanti immigrati all’interno del contesto ecclesiale odierno, nella convinzione che l’integrazione passa soprattutto dall’educazione. "Sento dai miei sacerdoti ha affermato che è cospicua la presenza di ragazzi di origine sudamericana negli oratori milanesi: cari genitori, incoraggiate i vostri figli a vivere bene l’esperienza dell’oratorio, partecipando a tutte le attività educative, spirituali e ricreative e raggiunta la giusta età donando il proprio tempo come educatori. Interessatevi con vivo senso di responsabilità affinché i vostri figli s’iscrivano e partecipino all’ora di religione nella scuola".