AZIONE CATTOLICA

Laici per servire” “

Mons. Domenico Sigalini: dare futuro alle comunità

"Gioia" per "un cammino percorso insieme che continua". Così la Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica (Ac) ha risposto, mercoledì 3 novembre, all’annuncio che mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, è stato confermato da papa Benedetto XVI assistente ecclesiastico generale dell’Ac. Responsabile del Servizio nazionale Cei per la pastorale giovanile dal 1991 al 2001, poi viceassistente ecclesiastico generale dell’Ac, dal 2005 mons. Sigalini è vescovo di Palestrina. Nel 2007 la prima "chiamata" del Papa come assistente generale dell’associazione. All’indomani della conferma pontificia, il SIR lo ha intervistato.

Eccellenza, quale sentimento appresa la notizia della riconferma ad assistente generale dell’Ac?
"Innanzitutto ringrazio il Santo Padre per la fiducia che ha in me e per avermi proposto di continuare questo servizio nell’Azione Cattolica, che si unisce al mio impegno come vescovo di Palestrina, diocesi che amo e nella quale mi trovo bene. Questo ‘doppio incarico’ mi permette di servire la Chiesa con maggiore impegno e nello stesso tempo collaborare con i laici, esercitando la corresponsabilità ecclesiale. Mi auguro che i due incarichi continuino a comporre una buona unità di pastorale e di vita associativa, di amore alla Chiesa e all’associazione".

È una risorsa o una fatica essere allo stesso tempo vescovo di una diocesi e assistente generale dell’associazione?
"La risorsa principale dell’essere vescovo di Palestrina sta nel vivere la vita quotidiana di una diocesi, che è fatta di problemi concreti, rapporto con le persone. Questo mi dà un grande aiuto nel mio ruolo associativo, in termini appunto di concretezza nelle proposte. Come assistente dell’Azione Cattolica, d’altra parte, è notevole l’interessamento sul versante della progettualità. Certo, c’è anche la fatica di poter essere all’altezza dei due incarichi, ma è unicamente legata alla gestione pratica, non certo fatica nel passaggio dalla progettualità alla vita concreta e viceversa".

La scorsa settimana sono stati resi noti gli "Orientamenti pastorali" della Cei per il decennio, centrati sull’educazione, tema caro all’associazione. Come l’Ac può recepire gli "Orientamenti" e quale contributo, su questa linea, può dare alla Chiesa?
"Gli ‘Orientamenti pastorali’ dicono all’Azione Cattolica d’impegnarsi a fondo nella sua missione formativa. Un impegno già presente e ben radicato nell’associazione, che negli anni scorsi ha rivisto i suoi progetti formativi; adesso si tratta di renderlo capillare in tutte le diocesi e parrocchie. Sull’altro versante, compito dell’Ac è offrire alla Chiesa laici corresponsabili e capaci di affrontare la sfida educativa proprio grazie a un cammino associativo fatto non tanto di corsi e ‘specializzazioni’, quanto di relazioni ampie. L’importanza della corresponsabilità dei laici dentro al piano educativo della Cei è assolutamente fondamentale: non basta qualche maestro o qualche presbitero, tutto il popolo cristiano è chiamato in causa".

Proprio nei giorni scorsi, sabato 30 ottobre, l’Ac si è radunata in piazza San Pietro per "C’è di più", incontro dei ragazzi e dei giovanissimi (fino ai 18 anni), ma che ha visto anche la presenza dei loro educatori, giovani e adulti di Ac. Quale messaggio viene da quest’appuntamento?
"Abbiamo voluto mettere sotto gli occhi di tutti la cura quotidiana che le nostre comunità hanno per le giovani generazioni. Purtroppo questo non fa notizia, ma nella Chiesa c’è vita, ci sono giovani che ci stanno volentieri, che coinvolgono con il loro entusiasmo i più piccoli. L’intergenerazionalità era palpabile dentro a questa grande assemblea, come pure la spontaneità dei ragazzi, la loro gioia di potersi incontrare, magari provenendo dalle periferie più semplici e piccole del Paese, ma nelle quali si coltivano ideali grandi".

Alla luce della sua esperienza in associazione, cosa può dire a quelle realtà dove l’Ac fa più fatica a proseguire il suo cammino?
"Si può osare: lo voglio dire innanzitutto a quei preti, e anche ai vescovi, che ritengono non valga più la pena d’investire sull’Azione Cattolica. Invece è un’esperienza positiva e che dà futuro alle nostre comunità. In secondo luogo oggi si cominciano a vedere realmente i frutti di quel rinnovamento – dello Statuto e dei cammini formativi – compiuto nei primi anni del 2000. Magari in alcune realtà l’Ac è fatiscente e non viene accolta proprio perché non vi è il coraggio di cambiare, di rinnovarsi".

Nei mesi scorsi l’associazione si è particolarmente spesa in vista della 46ª Settimana Sociale dei cattolici italiani. Ora che la Settimana Sociale è terminata, quale bilancio si può trarre, anche in chiave progettuale, da quest’esperienza?
"È emersa la conferma di una linea che vede l’associazione impegnata sul terreno sociopolitico, a partire dalla formazione. Bisogna curare questa presenza del laico cristiano nelle istituzioni, e proprio per questo motivo, il 13 novembre, avremo il primo incontro, dopo tanti anni, di amministratori della cosa pubblica. Una spinta ad essere Azione Cattolica nel territorio come testimonianza e come assunzione di responsabilità: è il campo che ci aspetta in questi anni".