UE
Anche se con percentuali diverse nei 27 Paesi
Rimangono elevati i livelli di disoccupazione nell’Unione europea e in gran parte dei Paesi aderenti la situazione del mercato del lavoro non accenna a migliorare. L’instabilità finanziaria mondiale, trasformatasi oltre due anni fa in crisi economica, si riflette sui dati dell’impiego, colpendo soprattutto le realtà nazionali più esposte, le regioni periferiche e quelle già meno sviluppate, e i giovani.Un problema continentale. Nei giorni scorsi Eurostat ha reso noti i livelli della disoccupazione nell’Ue, i quali hanno raggiunto la media del 10,1% nella zona euro. Nell’Ue27, invece, il dato medio è di poco inferiore: 9,6% (dati settembre 2010). Secondo le stime dell’ufficio statistico dell’Unione, le persone senza impiego sono così salite a 23 milioni e 109mila (quasi 16 milioni nella sola zona dell’euro). A livello nazionale, Paesi Bassi (4,4%) e Austria (4,5%) confermano i dati più contenuti, mentre le realtà più preoccupanti sono ancora quelle di Spagna (20,8%), Lettonia (19,4), Estonia e Lituania. Ma la disoccupazione è sopra la media Ue anche in Bulgaria, Portogallo, Ungheria, Grecia, Irlanda e Slovacchia. In Germania il dato è del 6,7%, in Francia del 10,0, nel Regno Unito del 7,7, in Italia dell’8,3 e in Polonia del 9,6%. Rispetto alla precedente rilevazione, alcuni Paesi hanno visto una leggera contrazione della disoccupazione (fra cui Germania, Austria, Ungheria), mentre il mercato del lavoro è peggiorato nelle repubbliche baltiche e in Grecia. Analizzando i dati di medio e lungo periodo appare evidente come la perdita dei posti di lavoro sia da attribuire direttamente alla recessione: i livelli più bassi di disoccupazione si erano infatti verificati tra la fine del 2007 e la prima metà del 2008: poi, con l’arrivo in Europa della crisi generatasi negli Stati Uniti (estate 2008), sono giunti i licenziamenti e altri simili provvedimenti da parte delle imprese europee ormai in crescente difficoltà. Eurostat registra fra l’altro l’incremento della disoccupazione femminile: 9,6% nell’Ue27. Il dato per i giovani s’è ulteriormente aggravato: nell’Ue27 è al 20,3%. Squilibri territoriali. “I tassi di disoccupazione su scala regionale presentano forti disparità nell’Ue27”: è questo un ulteriore aspetto sottolineato da Eurostat, che ha analizzato la situazione lavorativa nei 271 territori in cui si suddividono amministrativamente gli Stati Ue. Il dato più contenuto si segnala, come c’era da aspettarsi, nella regione olandese dello Zeeland, con 2,1% di senza lavoro; sul versante opposto, la disoccupazione raggiunge il 27,1% nel dipartimento francese d’oltremare della Réunion. Nel 2009 – anno di riferimento – su 271 regioni, una trentina avevano un tasso di disoccupazione attorno al 4,0%; qui figurano 11 delle 12 regioni dei Paesi Bassi, 5 regioni dell’Austria, 3 italiane, 2 di Belgio, Repubblica ceca e Germania, e rispettivamente una regione di Bulgaria, Romania e Regno Unito. All’altro estremo, 13 regioni registravano un tasso di senza impiego attorno al 18,0%; si tratta in particolare di 9 regioni spagnole e dei quattro dipartimenti francesi d’oltremare. Ma le disparità si accentuano quando ci si addentra nelle tabelle che riguardano la disoccupazione femminile e giovanile. Nel primo caso si va da realtà locali con tassi di senza lavoro attorno al 3% (Paesi del centro e nord Europa) fino al 33,6% (Melilla, Spagna). Per quanto riguarda la popolazione giovanile, il dato più contenuto è sempre nello Zeeland (4% di disoccupati); i dati peggiori si registrano invece in regioni dove si supera il 38%; accade in 4 aree del meridione italiano, 5 spagnole e in tre dipartimenti francesi d’oltremare (record negativo: Guadalupe 59,3%).Lavoro e necessità delle famiglie. In questi stessi giorni la Commissione europea ha diffuso uno studio nel quale si sostiene che “sia le imprese che gli occupati traggono vantaggio da un’organizzazione flessibile del lavoro”. La relazione (“Flexible working time arrangements and gender equality”), stesa da un gruppo di esperti scelti dall’Esecutivo, offre un quadro delle attuali prassi dei 27 Stati membri, oltre a Islanda, Norvegia, Liechtenstein e Svizzera. Si concentra sulla durata della giornata e della settimana lavorativa (tempo pieno, part time) e sulla organizzazione dell’orario (fisso, flessibile). Il testo, molto articolato nella parte di analisi, è stato commentato da Viviane Reding, vicepresidente della Commissione: “Un orario di lavoro flessibile, strutture di assistenza per i bambini e altre persone a carico e il diritto a congedi familiari tendono ad aumentare i tassi di occupazione sia per gli uomini che per le donne e permettono di raggiungere tassi di natalità più sostenibili”. In un periodo di rallentamento dell’economia, un’organizzazione più elastica e attenta alle esigenze domestiche “può aiutare le persone a conservare il loro impiego. Dobbiamo proseguire i progressi compiuti per rendere le strutture del mercato del lavoro più favorevoli alle famiglie”.