lotta alla povertà

Una strategia condivisa

A Bruxelles una tavola rotonda su “Europa 2020”

Paolo vive ad Anversa. Ha cinquanta anni, ama stare con i suoi amici e discutere di attualità politica e sportiva. Paolo è handicappato mentale e si batte per gli interessi delle persone disabili affinché siano prese in maggiore considerazione dalle autorità pubbliche. Le sue difficoltà motorie e di linguaggio non gli hanno impedito di invitare il sindaco di Anversa ad una presentazione sulle difficoltà di accesso al lavoro delle persone con disabilità. Il suo coraggio e la sua determinazione hanno portato frutto. Il sindaco lo ha assunto nella sua squadra per una politica comunale più inclusiva. Il caso di Paolo è stato al centro di una tavola rotonda che si è svolta a Bruxelles il 18 e il 19 ottobre per discutere un documento pubblicato dalla Commissione europea nel mese di ottobre 2008: la così chiamata Raccomandazione “inclusione attiva”. La Raccomandazione si propone una strategia globale per far uscire le persone dalla povertà, attraverso l’applicazione di tre pilastri: lo sviluppo di un mercato del lavoro inclusivo, la determinazione di un reddito minimo e l’accesso a servizi di qualità. Organizzato dalla Commissione europea e dalla Presidenza del Consiglio dell’Unione europea – il Belgio in questo semestre – la Tavola rotonda su povertà ed esclusione sociale tenta ogni anno dal 2002 di portare il tema dell’esclusione sociale nell’agenda politica. Dal 2009, si concentra sull’attuazione della raccomandazione. La sfida per l’Ue è enorme: far uscire 20 milioni di persone dalla povertà entro il 2020 (Strategia “Europa 2020”).Coinvolgere i “veri poveri”. Provenienti da tutta Europa, gli esperti si sono ritrovati a discutere in sei workshop. Mentre i primi quattro si sono centrati sui pilastri della raccomandazione (un gruppo di lavoro ha affrontato specificamente il caso particolare della povertà infantile), il quinto workshop ha invece messo a tema la questione della governance e il sesto laboratorio ha parlato della Strategia di “Europa 2020”. E’ stato lanciato un appello generale alla Commissione europea affinché sviluppi una politica più attiva in modo che il testo della raccomandazione non rimanga lettera morta. Il salario minimo è una delle priorità della Presidenza belga. A questo proposito gli esperti hanno raccomandato alla Commissione di garantire che tali entrate di reddito siano accessibili al maggior numero di persone, non siano discriminatorie e soprattutto siano adeguate alle necessità dei poveri. In particolare, gli esperti hanno sottolineato la necessità di coinvolgere direttamente le persone nella definizione di questi criteri. Infatti, la definizione di povertà (coloro che hanno un reddito al di sotto del 60% rispetto al reddito medio nazionale) non riflette la diversità delle situazioni. Essa cioè fa riferimento solo alla povertà finanziaria, senza prendere in considerazione altri aspetti della povertà come l’accesso ai servizi. Coinvolgere direttamente le persone che vivono in condizioni di povertà, permette di correggere la visione generale del ‘povero’ e ampliare la comprensione del fenomeno. Sulla base di questa richiesta, la Presidenza belga ha già annunciato l’intenzione di attuare una procedura di revisione del bilancio ed ha affermato che sottoporrà le sue conclusioni agli altri Stati membri alla fine di novembre, sperando di stimolare il dibattito tra i governi e la società civile. La piattaforma di lotta contro la povertà. E’ stato un altro grande tema della tavola rotonda. L’idea è abbastanza nuova, in quanto la si trova tra le 7 iniziative-chiave previste per l’attuazione della strategia “Europa 2020”. Si tratta però ora di capire come organizzare questa piattaforma. La prima proposta mira a sviluppare un approccio globale alla povertà e all’esclusione, integrando tra loro aspetti quali la salute, lo sviluppo economico, i giovani, l’ambiente e anche le regioni. Ciò richiede però l’adozione di una strategia d’insieme, in grado di dare slancio all’azione e al coordinamento. Secondo gli esperti, un importante strumento di coordinamento potrebbe essere dato da una valutazione sistematica dell’impatto delle misure di politica sociale. Già previsto in Europa nel trattato di Lisbona, una tale analisi avrebbe il vantaggio non solo di tenere maggiormente conto della situazione dei poveri (soprattutto in questi tempi di crisi economica e finanziaria), ma anche di cambiare gradualmente la mentalità dei politici. Un altro strumento proposto dagli esperti è lo sviluppo di piani d’azione nazionali. Questi piani permetterebbero di stabilire strategie coerenti ed efficaci, a patto però che siano in grado di coinvolgere gli attori della società civile e – ovviamente – coloro che sono direttamente interessati dal problema. Questi piani nazionali, però, richiedono un coordinamento europeo perché la lotta contro la povertà possa realmente eliminare le disparità tra Stati membri. In una Unione senza confini, non è realistico credere di poter risolvere la povertà nel Nord, senza diminuirla anche al Sud; di vincerla ad Est e non ad Ovest. Le migrazioni vanificherebbero gli sforzi nazionali e ciò favorirebbe il radicalismo dell’estrema-destra. La lotta alla povertà deve quindi essere coordinata a livello europeo. Alla Commissione europea spetterà sempre più il compito di guidare e coordinare le linee direttrici che orientano l’azione degli Stati membri per combattere povertà ed esclusione sociale.