CARD. ANGELO BAGNASCO
Per educare più sinergia tra Chiese locali e religiosi
"Quella che è oggi comunemente ritenuta un”emergenza’" è "piuttosto un”urgenza’ che ha il carattere della quotidianità e non tanto della straordinarietà". Parlando oggi (6 novembre) all’assemblea generale della Cism (Conferenza italiana superiori maggiori), il presidente della Cei e arcivescovo di Genova, card. Angelo Bagnasco, ha affrontato la tematica dell’educazione al centro degli "Orientamenti pastorali" della Chiesa italiana per il decennio la cui "quotidianità" viene mostrata proprio dalla "originale vocazione e pluriforme testimonianza" data in tale ambito dai religiosi e dagli organismi della vita religiosa. "L’atmosfera che si riesce a creare tra adulti e giovani è ciò che decide della loro educazione", ha sottolineato il cardinale, individuando "due luoghi che chiedono di essere ripensati per la loro imprescindibilità oggi ancor più necessaria" ed evidenziando "come l’alleanza educativa tra la Chiesa e le più diverse agenzie sociali" non sia pensabile "senza aver prima assicurato una più stretta sinergia all’interno stesso del mondo cattolico tra i religiosi e le Chiese locali".
Un falso concetto. "La ragione di fondo per cui educare oggi è diventato difficile sta in ‘un falso concetto dell’autonomia dell’uomo’", ha ricordato il presidente della Cei citando il discorso di Benedetto XVI ai vescovi italiani dello scorso maggio. "Secondo l’errata visione dell’uomo assai in voga nella cultura dominante, infatti, ‘l’uomo dovrebbe svilupparsi solo da se stesso, senza imposizione da parte di altri, i quali potrebbero assistere il suo auto-sviluppo, ma non entrare in questo sviluppo". "La visione unilaterale dell’autonomia dell’uomo ha precisato significa concepirlo come una realtà ‘già fatta’, che non abbisogna di alcun compimento. Ma così dicendo, oltre a negare l’evidenza delle cose, s’impedisce pure quello spazio della libertà e dell’amore che è condizione indispensabile per l’esperienza umana e soprattutto per l’educazione integrale". L’educazione, ha rimarcato il card. Bagnasco, "non crea la persona, ma la trova e la riconosce, ponendo una relazione di autentico servizio all’uomo e alle donne cui è destinata". A fianco di un’errata concezione dell’autonomia, il cardinale vede tra le cause dell’"emergenza educativa" il relativismo, e "in questo contesto, privo di riferimenti cogenti", "occorre reagire con un di più di passione educativa".
Creare atmosfera. Per educare, ha proseguito l’arcivescovo, ci vogliono "adulti che non abbiano rinunciato per principio o di fatto a farsi carico degli altri, cioè che siano disposti a mettersi in gioco, dal momento che la trasmissione di ciò che è importante non avviene mai in modo asettico, ma sempre all’interno di un vissuto concreto". Scriveva Romano Guardini che "l’educatore deve aver ben chiaro al riguardo che la massima efficacia non viene da come egli parla, bensì da ciò che egli stesso è e fa. Questo crea l’atmosfera; e il fanciullo, che non riflette o riflette poco, è soprattutto ricettivo all’atmosfera". "L’atmosfera ha aggiunto il cardinale citando le figure di san Giovanni Bosco e san Filippo Neri diventa un ambiente educante soprattutto in due esperienze che storicamente hanno modellato la presenza dei religiosi nella società": la scuola e l’oratorio.
Scuola e oratorio. "Il servizio della scuola cattolica ha rilevato il card. Bagnasco è oggi richiesto ancor di più da una società frantumata che cerca un ambiente educativo affidabile, confermando l’intuizione storica dei grandi fondatori di ordini religiosi sulla necessità di avere concreti spazi in cui avviare l’integrazione tra fede e vita". Caratteristica della scuola cattolica dev’essere "il clima relazionale che si sa suscitare e che mette al centro dell’opera educativa il bene vero dell’alunno. Ciò esige ovviamente da parte del corpo docente una speciale attenzione a coltivare rapporti significativi, ma anche una sensibilità rivolta ad orientare l’insegnamento verso un completo sviluppo della persona". In secondo luogo l’oratorio, verso cui si percepisce interesse nel senso di "desiderio di un luogo preciso in cui dar vita ad un percorso possibile di educazione". Quattro, secondo il porporato, gli obiettivi "vitali per chi intende dare all’oratorio una forma concreta e vivibile": "Vivere la spiritualità come dimensione ordinaria della vita; rendere l’oratorio "immerso nella cultura e nella storia e non un’isola felice"; curare "l’apertura sociale"; non far mancare "la dimensione ludica", che "può rivelarsi una vera ‘scuola di vita’".