GUINEA CONAKRY

Un sorriso dall’Africa

Dal debito alla speranza

Era il 1999. Il primo viaggio in Guinea Conakry per verificare la possibilità di costruire in quel Paese un’operazione complessa e provocatoria: raccogliere denaro in Italia per pagare l’insostenibile debito che la Guinea aveva con il nostro Paese, chiedendo contemporaneamente al governo guineano di creare, con le somme non più dovute, un "fondo di conversione" da usare per finanziare progetti di lotta alla povertà. Molti all’epoca erano dubbiosi: il Paese è governato da anni da un presidente-dittatore, il generale Lansana Conté, che è succeduto alla dittatura sanguinaria di Sekou Touré riducendo la violenza nel Paese, ma non la corruzione della classe dirigente. Il governo non manterrà i patti e ruberà tutto.
In effetti arrivare a Conakry allora significava essere accolti da striscioni festanti con l’enorme scritta "Merci Président!" (Grazie presidente!) e le foto del generale dappertutto. Guardando lo stato della città veniva da chiedersi grazie di che. La stagione delle piogge era iniziata da poco e le strade della capitale, per lo più sterrate, si trasformavano in torrenti. L’assenza di un sistema fognario e di un acquedotto efficace rendevano non solo la vita complicata, ma anche pericolosa, con la pioggia che scorreva impetuosa mischiando acque sporche e acque ufficialmente pulite diffondendo diarrea ed epidemie tra la popolazione. Un reddito medio inferiore ai 300 dollari annui, meno di un dollaro al giorno, era il segno di una povertà economica diffusa, in cui le poche opportunità di commercio internazionale, come l’estrazione della bauxite di cui la Guinea è primo esportatore mondiale, rimanevano saldamente nelle mani di un’élite. Il dato più preoccupante veniva dall’istruzione. Un terzo degli adulti era in grado di leggere e scrivere e solo un terzo dei bambini frequentava le elementari: per i prossimi venti anni l’alfabetizzazione degli adulti non sarebbe migliorata, rendendo i discorsi sulla modernizzazione del Paese un mare di parole vuote. Grazie di che?
Dopo undici anni possiamo guardare a Conakry con uno sguardo nuovo. Da vicino abbiamo visto l’esperienza del debito. Il debito, grazie alle "provocazioni" della campagna giubilare è stato cancellato. Il governo guineano ha mantenuto le promesse e ha finanziato il "Foguired" ("FOnds GUIinéo-Italien de REconversion de la Dette") che, grazie alla cancellazione, ha ricevuto direttamente il denaro raccolto fra la gente dalla Chiesa italiana. Il "Foguired" ha finanziato oltre 700 progetti e, ciò che più conta, ha visto il protagonismo della società civile guineana, nel fondo e nei progetti.
Proprio quel protagonismo, col quale i guineani si sono appropriati di uno strumento utile per favorire il cambiamento, è la cifra di quanto è avvenuto politicamente in questi undici anni, ma soprattutto negli ultimi due. Alla fine del 2008 il generale Lansana Conté è morto, sostituito da una giunta di militari che hanno preso il potere con un colpo di Stato non violento. Il capitano Dadis Camara ha promesso elezioni democratiche entro due anni, ricevendo il consenso di tutti, preoccupati che un voto immediato avrebbe dato risultati falsati dalla mancanza di un adeguato censimento degli elettori e dalle pressioni della vecchia élite dirigente. Dadis ha avviato una dura lotto contro gli interessi della vecchia élite, cominciando dal narcotraffico di cui la Guinea era una delle tappe privilegiate per il passaggio dalla Colombia all’Europa. Alle buone intenzioni del capitano si univa però una inadeguatezza nel gestire il ruolo di capo dello Stato. Le tensioni crebbero, tra chi voleva davvero il cambiamento democratico e chi intendeva solo sostituirsi all’élite precedente sino ad arrivare ad un doloroso eccidio, il 28 settembre 2009, durante una manifestazione pacifica dell’opposizione, perpetrato da militari che tentano di forzare la mano a Dadis. Il capitano tenta una mediazione, ma gli sparano. Il percorso successivo non si ferma più. I militari che resistono alla transizione fuggono. Vengono indette le elezioni che , dopo un lungo e pur non completo lavoro di censimento, si svolgono a fine giugno 2010.
Domenica scorsa il ballottaggio tra Alpha Condé, il "professore", e Cellou Dahlen Diallo, ex premier. Il primo, oppositore storico di Lansana Conté, ha i rapporti internazionali e la levatura per far rientrare la Guinea nel dibattito regionale e nel circuito del commercio e dei finanziamenti. Il secondo, accusato di alimentare le tensioni interetniche, ha mostrato una insperata capacità di mediazione alleandosi intenzionalmente con leader di altre etnie.
In queste ore si stanno raccogliendo i risultati, che sembrano indicare la vittoria del "professore". Tutti sono elettrizzati. L’abulico "merci président" è stato sostituito dalle parole "speranza, cambiamento, partecipazione". Tutti si sono appropriati delle elezioni e della responsabilità di partecipare. Tutti sorridono. Come sarebbe bello riscoprire quella stessa tensione, gioiosa e feconda, anche in Italia.

Riccardo Moro