ASSEMBLEA CEI
Europa, Messale Romano ed educazione
Chiesa e Unione europea e votazioni sulla prima parte dei materiali della terza edizione italiana del Messale Romano, sono stati questi gli argomenti al centro della discussione del terzo giorno (10 novembre) della 62ª Assemblea generale della Cei in corso (fino all’11 novembre) ad Assisi. I presuli sono stati, inoltre, impegnati in gruppi di studio dopo che il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, ha curato la raccolta di proposte attuative per la programmazione pastorale del decennio dedicato all’educazione.
Chiese e Ue. Il "tema religione" é di nuovo al centro del dibattito sul futuro e sull’identità dell’Ue, anche per la consapevolezza che la religione, cristiana in particolare, "rientra a pieno titolo" nella base culturale e spirituale dell’Europa. Inoltre oggi "risultano sempre più frequenti gli interventi dell’Unione suscettibili di incidere sulle molteplici dimensioni della libertà religiosa, ovvero sui diritti fondamentali della persona e su istituti che sono al centro del Magistero della Chiesa". A dichiararlo al SIR Venerando Marano, ordinario di diritto ecclesiastico e coordinatore dell’Osservatorio giuridico-legislativo della Cei, dopo il suo intervento sul tema "Chiese e Unione europea". Marano ha sottolineato che "l’evoluzione dell’ordinamento comunitario giunge a prevedere un dialogo strutturato dell’Ue con le Chiese e associazioni religiose" i cui presupposti sono rappresentati "dal riconoscimento dell’identità e del contributo specifico delle Chiese e comunità religiose". Due, per l’esperto, le conseguenze di tale riconoscimento: la prima è che "non si possono considerare i soggetti confessionali solo come un’espressione tra le tante della società civile", la seconda è che "la presenza attiva delle religioni nella sfera pubblica non può essere considerata un’interferenza, né impedita o limitata come espressione di ingiustificati privilegi". "Tale presenza ha rimarcato Marano concorre piuttosto a realizzare il principio della democrazia partecipativa in un quadro di effettivo pluralismo". Contenuti del dialogo, tenuto conto che il contributo delle Chiese si esprime "in termini di senso e valore, di cultura e di ethos condiviso" possono essere tra gli altri, ha puntualizzato l’esperto, "le grandi questioni relative alla libertà religiosa, al principio di sussidiarietà, di solidarietà e di laicità, le politiche familiari, sociali, ambientali, la bioetica, la promozione della pace e del dialogo". Proprio questa apertura del dialogo, ha detto Marano al SIR, "favorisce l’inclusione delle Chiese fra gli interlocutori stabili del processo di integrazione e valorizza il contributo che possono offrire allo sviluppo della governante europea, sempre più necessario alle nostre società plurali. Il riconoscimento di tale contributo non implica l’attribuzione di un privilegio incompatibile con la democrazia ma rafforza la partecipazione democratica e non contrasta il principio di laicità ma lo rafforza".
Messale Romano. "Un atto importante di magistero e un rilevante apporto al servizio pastorale della Chiesa": così mons. Alceste Catella, presidente della Commissione episcopale per la liturgia, ha illustrato ai giornalisti il lavoro svolto dai vescovi in vista dell’approvazione della prima parte dei testi del Messale Romano di cui si è parlato in plenaria. "Un libro da usare e non da tenere sugli scaffali" ha detto mons. Catella che ha spiegato i motivi alla base di questa terza edizione italiana del Messale: "La Chiesa ritiene l’esperienza celebrativa un momento educativo forte e fondamentale, un luogo capace di rivelare l’uomo a se stesso e il primato di Dio". Nel corso di questa sessione autunnale l’assemblea Cei ha esaminato alcune questioni generali per approvare, in particolare, "l’ordo Missae, l’ossatura della celebrazione, i prefazi, cuore dell’azione celebrativa, le preghiere eucaristiche e il Proprio del tempo. A questa stesura ha aggiunto mons. Catella hanno lavorato circa 70 persone, suddivise in 5 gruppi, tra esperti e studiosi, preti e laici, tra cui anche un membro dell’Accademia della Crusca". La traduzione, ha spiegato il presidente della Commissione episcopale per la liturgia, "ha prestato molta attenzione alle indicazioni dell’Istruzione conciliare ‘Liturgiam authenticam’ che raccomanda la fedeltà al testo latino originale senza, tuttavia, perdere la bellezza della lingua italiana da coniugare con una grande sobrietà". Il Messale adegua alcuni passi alla nuova edizione della Bibbia della Cei senza stravolgere "la struttura celebrativa così come le risposte dei fedeli. Tra le diverse modifiche, sono state sottoposte al voto ha affermato mons. Catella nel caso dell’inno del Gloria, la modifica dell’espressione ‘e pace in terra agli uomini di buona volontà’ in ‘pace in terra agli uomini che Egli ama’ e, nel caso del Padre nostro, da ‘non ci indurre in tentazione’ a ‘e non abbandonarci alla tentazione’. L’esito della votazione sarà rimesso alla superiore autorità". Nell’assemblea Cei del prossimo maggio 2011 è prevista l’analisi della seconda parte dei testi. Tutto il materiale, licenziato in via definitiva, a quel punto sarà rimesso alla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, cui spetterà l’autorizzazione a pubblicare la versione italiana della terza edizione del Messale Romano.