CATTOLICI E POLITICA

A servizio del territorio

Gli amministratori locali provenienti dall’Ac

“Dare un segno, nello spirito dell’Azione Cattolica, di una politica che riparta dal territorio, dal basso, dalle attese e dalle esigenze vive e concrete delle persone, dei contesti e dei luoghi”. Questo, spiega al SIR da Assisi il presidente nazionale di Ac Franco Miano, uno degli scopi del convegno “Chiamati a servire il bene di tutti. Laici di Azione Cattolica nelle amministrazioni locali” che l’associazione promuove il 13 novembre a Roma.

Ripartire dalla base. “Sappiamo bene – afferma Miano – che la politica deve avere quello sguardo d’insieme in grado di porre come obiettivo di fondo l’unità nazionale e le relative problematiche; oggi però abbiamo anzitutto bisogno di ripartire dall’impegno libero e gratuito nei contesti di base”. La scelta dei destinatari della nostra iniziativa, sottolinea, “è altresì una presa di posizione: un modo per dire che prima di interessarci di situazioni anche molto inquietanti della politica nazionale, in particolare l’instabilità dell’attuale scenario istituzionale e lo spettacolo non sempre edificante di una politica stretta in un difficile incrocio tra pubblico, privato e media, vogliamo rilanciare la concezione di una politica intesa come servizio e responsabilità”. Con il convegno l’Ac vuole inoltre “dare un’indicazione ben precisa ai suoi aderenti impegnati nella sfera pubblica a livello locale ma, attraverso loro, anche a quelli che ricoprono incarichi a livello nazionale: esprimere la propria vicinanza e volontà di sostenerne l’impegno sul piano culturale e dei contenuti; a sua volta l’Ac chiede loro di non isolarsi rispetto alla comunità ecclesiale e all’associazione”.

Formazione politica e spiritualità. “I riferimenti alla realtà e concretezza del territorio e delle persone dicono peraltro – ad avviso di Miano – la tensione, a partire dal particolare, verso quel ‘bene comune possibile’ che non può essere avulso da un contesto più ampio”. Occorre insomma riuscire ad “articolare una visione di bene comune fondata sui principi richiamati dal card. Bagnasco ad Assisi e prima ancora a Reggio Calabria – priorità dell’etica della vita quale pilastro di ogni etica sociale e pubblica, centralità della famiglia e del lavoro – in passi concreti e in tutte le possibili declinazioni per arrivare a scelte buone per il Paese e a soluzioni il più possibile condivise”. Proprio dalla necessità di “questo continuo esercizio di traduzione” emerge per l’Azione Cattolica “l’importanza di momenti e luoghi di discernimento”. “Stiamo pensando in particolare a due questioni – dice Miano -. Da un lato, l’abbiamo visto anche a Reggio Calabria, c’è bisogno di rimotivare la vita ordinaria: è importante che la formazione sociale e politica diventi fondamentale nei cammini delle nostre associazioni e delle nostre comunità. Non solo centralità della parola, della liturgia e della preghiera; occorre anche un di più di formazione politica. Ritengo inoltre necessaria la valorizzazione di tutte le esperienze culturali nazionali dell’Ac: gli Istituti Bachelet, Toniolo, Paolo VI, e il Centro studi. Ma stiamo pensando anche alla riscoperta e promozione della spiritualità della politica attraverso occasioni di ricerca e riflessione per chi è impegnato nella vita pubblica perché in molti ambiti è proprio questa riscoperta ad offrire la saldezza del resistere. L’apertura della casa San Girolamo di Spello in memoria di Carlo Carretto potrebbe costituire un utile e significativo riferimento”.

Tre “di più”. “Anche ad Assisi – aggiunge il presidente di Ac – la riflessione ha toccato l’esigenza ormai fondamentale nelle persone che la vita pubblica sappia assumere una direzione diversa. Come cattolici la politica ci deve sempre interessare, ma oggi ci interpella in modo particolare ed è necessario acquisire l’attitudine e l’abitudine a ragionare sull’intreccio fra valori fondamentali e irrinunciabili e le modalità per una loro declinazione e traduzione in pratica. In tale orizzonte affiorano tre esigenze alle quali ci sentiamo chiamati a offrire risposta”. È “urgente una crescita delle competenze cioè della capacità di entrare come cattolici nei problemi e cercare, a partire dai nostri valori, strade e traduzioni possibili”, ma occorre anche “un maggiore slancio partecipativo, una capacità di dedizione che spinga a ‘compromettersi’, a sporcarsi le mani. Oltre a questi ‘di più’ di competenza e partecipazione serve un di più di spiritualità che dica il cuore e lo stile di gratuità con cui vivere il servizio al bene comune”. Presupposto essenziale, “la capacità di unirsi sul versante di valori irrinunciabili e radicati in un tessuto che è culturale ma anche strettamente ecclesiale”. Se da ciò “discendano scelte di appartenenze politiche ‘unitarie’ oppure di presenza trasversale in diversi schieramenti mi sembra poco influente – dichiara Miano -. Non ritengo infatti un ‘dogma’ né l’essere separati, né l’essere uniti a livello di ‘collocazione’ politica, perché non è quest’ultima a costruire l’unità che, per essere incisiva nella vita pubblica, deve fondarsi su elementi capaci di intessere la trama di una comunione ecclesiale vissuta e di una visione unitaria dell’uomo; su quei ‘valori non negoziabili’ indicati più volte dal Papa e dal card. Bagnasco”.