bielorussia

Se l’Europa dimentica Dio

Intervista con mons. Tadeusz Kondrusiewicz

Una Chiesa in rinascita, dopo 70 anni di persecuzione. Con la missione di raccontare gli anni del regime sovietico e di dire alle nazioni europee dell’Ovest che cosa significa fare a meno di Dio. E’ la Chiesa della Bielorussia, fotografata da un grande protagonista della vita di quel Paese, mons. Tadeusz Kondrusiewicz, arcivescovo di Minsk, che abbiamo intervistato.Che cosa vi sta più a cuore in questo periodo?“La Chiesa cattolica sta lavorando a stabilire le sue strutture: oggi contiamo 4 diocesi, abbiamo strutturato una Conferenza episcopale; abbiamo poi due seminari dove si stanno formando circa 90 seminaristi ai quali vanno aggiunti circa 40 seminaristi che studiano nei seminari dei vari ordini religiosi. Un totale quindi di 130 seminaristi mentre il numero dei fedeli cattolici si aggira a circa 1 milione e mezzo di persone. Oggi in Bielorussia ci sono 400 parrocchie ufficialmente registrate presso lo Stato perché così prevede la legislazione e 460 sacerdoti di cui oggi 290 sono cittadini bielorussi mentre fino a 20 anni fa, i sacerdoti bielorussi erano appena 60. Sfortunatamente, c’è la carenza di chiese. Per esempio a Minsk, capitale della Bielorussia, dove si contano 2 milioni di abitanti e 300 mila cattolici, ci sono solo 4 chiese. Tra l’altro vecchie e tutte concentrate nel centro della città. Ma grazie a Dio, abbiamo ricevuto 8 permessi per costruire nuove chiese su altrettanti terreni. C’è ovviamente ora il problema economico per sostenere le spese, ma c’è anche una grande necessità di chiese soprattutto nei nuovi quartieri. C’è poi la necessità di avere testi in lingua bielorussa. Abbiamo già tradotto tutti i libri liturgici sebbene non tutti sono stati stampati per carenza di mezzi tecnici ed economici ma c’è stato un grande sforzo in questa direzione. E si contano 7 giornali cattolici (diocesani e nazionali) e tre case editrici nonché un sito (www.catholic.by) che va molto bene visto che è visitato da circa 14 mila persone ogni giorno”. Come si spiega questa rinascita?“Per capirla, bisogna guardare al nostro passato. I nostri antenati, nonostante la persecuzione, erano persone di fede e di speranza radicata nella fede. Hanno quindi preservato questa fede nonostante il regime comunista ateo, nonostante non ci fossero chiese e sacerdoti. Hanno preservato la fede con la recita del Rosario, con la preghiera, e con la fedeltà alle tradizioni. Ho anche io molti ricordi: la sera quando ci ritrovavamo in famiglia, ci si metteva tutti in ginocchio a pregare e subito dopo, i genitori insegnavano a noi bambini il catechismo. Ricordo ancora che nel paesino dove sono nato, non c’era il sacerdote ma la chiesa rimaneva comunque aperta e la domenica ci si andava per pregare, anche se non c’era la messa. Questa fede è stata trasmessa alle giovani generazioni e quando sono crollati i muri e si sono aperte le frontiere, la gente si è radicata in un grande impegno religioso. Anche i giovani danno segnali di grande vitalità. In centinaia partecipano ai pellegrinaggi nei nostri santuari. Ogni domenica nella cattedrale di Minsk, partecipano numerosi ad iniziative che loro stessi promuovono”. Qual è la grande lezione del vostro passato?“Abbiamo vissuto per decenni in un sistema che ha voluto eliminare Dio. Non abbiamo visto però realizzarsi il sogno che gli ex reggenti dell’Unione Sovietica avevano promesso. Questa nostra storia ci ha indicato che è bene costruire non solo sui beni materiali ma su un forte fondamento spirituale”. Anche il Papa in Spagna ha detto che l’Europa non può vivere senza Dio. In questa Europa, qual è il contributo dei Paesi dell’Est?“Prima di tutto possiamo donare la testimonianza dei nostri fratelli nella fede che sono stati fedeli fino alla morte durante gli anni difficili della persecuzione. Dobbiamo raccontare ai Paesi dell’Occidente che cosa significa togliere Dio dalla nostra storia e dalle nostre civiltà. Che la vera felicità non dipende da quanto si possiede, ma dai beni che nessuno può portarci via. E’ una testimonianza di fede, di preghiera, di vita spirituale. E’ anche la testimonianza dei martiri. Sono grato in questo senso a Benedetto XVI per aver costituito un nuovo dicastero per la nuova evangelizzazione, perché l’Europa ne ha bisogno. E’ necessario rievangelizzare i popoli europei, le nazioni dove Dio è stato dimenticato, dove il Vangelo non è più conosciuto, dove il cristianesimo è stato messo da parte. Un processo di secolarizzazione che grida la necessità di dar vita ad una nuova evangelizzazione. Come vescovo dell’ex Unione Sovietica non posso non ricordare ai popoli d’Europa il deserto spirituale portato dal regima ateista”.