EMIGRATI ALL'ESTERO

Ancor più fragili” “

Sono 84 milioni gli europei a rischio povertà

Costruire una rete di protezione europea contro la povertà e lanciare una "Opa etica" sul mondo dei mercati, delle banche e delle multinazionali. Sono le proposte emerse dal seminario internazionale delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) “Povertà e impoverimento in Europa – Gli effetti sociali della crisi finanziaria e economica”, promosso nei giorni scorsi a Parigi con il Centro europeo per i problemi dei lavoratori (Europaische Zentrum fur Arbeitnehmerfragen – Eza).

Sempre più poveri. Nell’Anno dedicato alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale, le stime dell’Ue parlano di 84 milioni di persone a rischio povertà nell’Unione a 27, il 16% dell’intera popolazione. Ma la percentuale aumenta al 19% per bambini e anziani. Le donne (17%), e soprattutto le donne single (25%), sono più colpite rispetto agli uomini (15%). Particolarmente esposte le famiglie monoparentali: il 32% del totale è a rischio di povertà. Il problema colpisce ovviamente innanzitutto i disoccupati (41%), ma un lavoro non costituisce necessariamente una solida garanzia contro la povertà. Sempre più numerose, infatti, le persone che pur avendo un lavoro retribuito vanno ad ingrossare le fila dei lavoratori poveri, ormai l’8% di tutti i lavoratori Ue. Nella Repubblica Ceca e nei Paesi Bassi a vivere sotto la soglia di povertà è il 10% della popolazione, l’11% in Italia, il 21% in Grecia e addirittura Il 23% in Lettonia. "L’ambizione del Trattato di Lisbona non ci ha dato un’Europa meno povera – spiega il presidente delle Acli Andrea Olivero -. Se non si agisce contemporaneamente sui meccanismi del mercato e sulle disuguaglianze sociali non raggiungeremo mai l’obiettivo di ridurre la povertà del 25% entro il 2020" come indicato nella strategia "Europa 2020".

Una "Opa etica" sui mercati. Di qui la necessità di costruire una "rete di protezione europea contro la povertà". Anzitutto attraverso una specifica "direttiva comunitaria sui servizi alla persona" per armonizzare "sia le condizioni di erogazione dei servizi sociali nei vari Stati membri, sia lo statuto degli operatori sociali". Per Olivero occorre inoltre dare vita ad una "copertura assicurativa" per il rischio "mancanza di autonomia" che, già esistente in Germania e Lussemburgo, "se generalizzata a livello comunitario consentirebbe di fronteggiare i fenomeni dell’invecchiamento della popolazione e dei bisogni specifici della terza e quarta età". La crisi internazionale, prosegue il presidente Acli, "costringe a ripensare le forme di tutela e inclusione sociale ma anche l’economia di mercato e il modello di sviluppo". Pertanto, avverte richiamando l’enciclica "Caritas in Veritate", occorre "riportare l’etica nell’economia, lanciare una ‘Opa etica’ nel mondo dei mercati, delle banche, delle multinazionali", perché "il primato va dato alla persona, altrimenti rimarremo imprigionati in un meccanismo perverso che si fonda sull’accumulo e la competizione piuttosto che sul benessere" e la qualità della vita dei cittadini, riconosciuti anche dall’Ocse come indicatori alternativi al Pil.

Incertezza sul futuro e coesione a rischio. Tra gli italiani all’estero serpeggia la preoccupazione per i tagli di bilancio della finanza pubblica 2011 che prevedono per il capitolo di spesa del ministero degli Esteri una decurtazione del 20% rispetto a quest’anno (- 14 milioni di euro). C’è il timore di rimanere senza assistenza. In Argentina, ad esempio, fanno sapere Luciano Embrinati, coordinatore dei patronati Acli nel Paese, e Luis Alberto Velo, tesoriere, da gennaio 2011 "oltre 5mila anziani, in condizione di indigenza certificata dal consolato, perderanno la copertura sanitaria assicurativa". Intanto una ricerca presentata nel corso dei lavori rivela che in Europa la "paura della povertà e delle disuguaglianze" è il "maggior rischio per la coesione". Realizzata dalle Acli, l’indagine fotografa la percezione della crisi tra i nostri connazionali residenti in Europa (1000 questionari riguardanti Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Lussemburgo, Olanda, Svizzera). Più di una persona su due (57%) si colloca in una situazione di "fragilità sociale", avendo denunciato almeno uno di questi problemi: mancanza di lavoro, reddito basso, casa non di proprietà. In prevalenza persone sole – single, separati/divorziati, vedovi – che aggiungono a quella sociale una fragilità di tipo "relazionale". Le rinunce che hanno pesato di più sono legate a viaggi e vacanze (19%), ossia all’impossibilità di tornare in Italia a visitare parenti e luoghi d’origine. Rilevanti anche le rinunce nel campo della vita sociale (13%), ma davvero inquietante la percentuale costretta a ridurre l’acquisto di beni essenziali (12%), ovvero le spese relative a cibo e spese mediche. Dato che sale al 17% tra i "socialmente fragili". Negativa l’opinione degli intervistati sugli interventi anticrisi e le misure di contrasto alla povertà attuate dalle istituzioni pubbliche. Più dell’80% ritiene che abbiano fatto poco o nulla per sostenere i cittadini nella fase di crisi. Parallelamente, un terzo del campione ha ricevuto assistenza e sostegno materiale dagli enti non profit.