TERREMOTO IRPINIA

Memoria e ricostruzione

Il sisma che provocò 2.914 morti

A trent’anni dal terremoto che devastò l’Irpinia, ma anche Napoli e provincia (23 novembre 1980), provocando circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti, la Regione promuove in questi giorni diverse iniziative. Gli assessorati alla Protezione Civile e all’Università hanno organizzato cinque giornate di studio – a Napoli, Salerno, Benevento e Avellino – insieme con le Università di Napoli “Federico II”, del Sannio, di Salerno, Amra Scarl (centro di competenza su analisi e monitoraggio del rischio ambientale), ReLuis (rete dei laboratori universitari d’ingegneria sismica) e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Nel corso dei dibattiti si farà il punto sugli attuali scenari italiani connessi al rischio sismico. L’obiettivo è raccontare la ricostruzione, ma soprattutto discutere sui nuovi tipi d’intervento e di prevenzione. Anche l’assessorato regionale ai Beni culturali, in collaborazione con la Provincia di Avellino, l’Ente provinciale per il turismo e Banca della Campania, promuove “Terrae Motus”, con convegni, laboratori didattici per le scuole, mostre. “Memoria e conoscenza”: queste le due chiavi di lettura scelte dall’assessorato regionale per declinare un momento di commemorazione, ma anche un’occasione di approfondimento scientifico e culturale.

Ancora tante sfide. “Nella cattedrale di Sant’Angelo dei Lombardi, che fu tra i paesi più colpiti, si aspetta l’ora in cui si consumò la tragedia (19.35) per ritrovarsi insieme: è il momento in cui tutta la comunità piange i suoi morti e si apre alla speranza”. Sono parole di mons. Franco Alfano, attuale arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia. “La storia – evidenzia il presule – da allora ha preso un altro corso: l’esperienza di una solidarietà grandissima ha aperto tutti a un mondo nuovo, a cui forse si era ancora impreparati. Ritardi, lentezze, ma anche esperienze significative che continuano nel tempo. Soprattutto la speranza di edificare, oggi che si passa a una tappa nuova dopo la ‘ricostruzione’ materiale, una società più compatta e libera. La comunità cristiana è pronta, dopo un lungo e impegnativo cammino di maturazione ecclesiale, ad assumersi la responsabilità del cambiamento, sia nel campo morale sia in quello religioso”. Secondo l’arcivescovo, “le sfide sono tante, i problemi aperti preoccupano più che mai. Ma la forza di questa terra è veramente straordinaria: insieme possiamo preparare un futuro migliore, specie per i più giovani che del terremoto hanno solo sentito uno sconvolgente racconto in ciascuna delle loro famiglie”.

Una lezione dalla storia. “Ogni commemorazione di un evento – osserva il sociologo padre Domenico Pizzuti, commentando le iniziative promosse dalla Regione – stabilisce una distanza dalla realtà e la sua ricostruzione seleziona alcuni aspetti secondo i valori, gli interessi, i ruoli del proponente. La memoria quindi non è ‘innocente’, di fronte ad una catastrofe declina il ricordo dell’evento traumatico e la ricostruzione come superamento della crisi, macerie e ricostruzione, morte e resurrezione”. “In quest’occasione – aggiunge – si avverte l’esigenza che, con la collaborazione di diversi soggetti, più che la commemorazione vivida di macerie e dolori ispirata alla pietà, la ricostruzione complessiva dell’evento che ha scosso la terra sia a 360 gradi per apprendere qualche lezione dalla storia. Importante è il contributo sotto il profilo storico e culturale della ricerca per ristabilire le diverse dimensioni di un fenomeno”. Un ricordo personale di padre Pizzuti: “In quell’occasione fu predisposto a cura del teologo Bruno Forte, del direttore della Caritas regionale don Elvio Damoli e del sottoscritto un libretto rivolto alla popolazioni colpite dal terremoto, perché non vedessero nel terremoto un castigo di Dio”.

Cultura della prevenzione. Per Mario Di Costanzo, direttore dell’Ufficio laicato dell’arcidiocesi di Napoli, “il pacchetto di iniziative predisposto dalla Regione sostanzialmente vuole promuovere la cosiddetta ‘cultura della prevenzione’ con l’obiettivo del massimo abbattimento del rischio sismico, in particolare, e del rischio naturale, in generale. Iniziativa lodevole, tanto più che non possono non venire alla mente alcuni precedenti”, come il terremoto dell’Umbria del 26 settembre 1997. “Alle ore 01.33, una scossa di magnitudo 5,9 – ricorda Di Costanzo -. Intervistato a Uno Mattina, un esperto assicura che il peggio è passato e non sono da temersi repliche. Alle 10, mentre alcuni tecnici stanno effettuando un sopralluogo nella basilica di san Francesco ad Assisi, la terra trema ancora: scossa di magnitudo 6,4. I tecnici non sopravvivranno”. Quanto a Napoli, il direttore dell’Ufficio laicato riporta un dato curioso: “Il Comune approva un piano urbanistico che prevede per l’area Coroglio-Bagnoli – il cui rischio vulcanico, riconosciuto dalla comunità scientifica, è pari o superiore a quello della zona rossa vesuviana – un incremento dei volumi di edilizia residenziale con un connesso aumento della popolazione di circa 3 mila unità”. Per una tale contraddizione non c’è “nessun commento”.