GEORGIA-UE

La via è tracciata

Occorrono però altri passi verso la democrazia

“La Georgia non userà mai più la forza” per “risolvere i problemi” con Mosca e per far indietreggiare le truppe russe “che ancora occupano il nostro territorio” dopo il conflitto del 2008: Mikheil Saakashvili, presidente della repubblica caucasica, ha scelto l’emiciclo dell’Europarlamento e l’anniversario della “rivoluzione delle rose” (23 novembre 2003) per “una dichiarazione unilaterale”, indicando “nei soli mezzi pacifici e nel dialogo” la soluzione per le tensioni tuttora in atto con Mosca.Diplomazia e politica. In una giornata di grandi tensioni internazionali per via degli attacchi sudcoreani alla Nord Corea, Saakashvili promette “coerenza” e scommette sul dialogo politico anche “se la Russia continuerà a violare il diritto internazionale come sta facendo ora, occupando il 20% del nostro suolo e minacciando le nostre popolazioni”. “Abbiamo 500mila cittadini sfollati o profughi”, ma “ci rendiamo conto che occorre proseguire con i negoziati di Ginevra e per questo chiediamo aiuto all’Unione europea”. Invitato dall’Assemblea Ue, il leader georgiano, davanti agli eurodeputati pronuncia un discorso per certi aspetti sorprendente, confidando nella diplomazia e nella politica per andare oltre la situazione di stallo creatasi due anni or sono, con i fuochi di guerra in Ossezia del sud e Abcasia (su cui Tbilisi rivendica la sovranità, contro la volontà di Mosca) e su vasta parte del territorio nazionale. “L’Ue può fare molto”. Saakashvili, 43 anni, eletto presidente nel 2004 e confermato nel 2008, ha studiato in Occidente (proprio a Strasburgo ha conosciuto la futura moglie, olandese), parla sette lingue, sorride spesso e conosce l’importanza dei mass media sul versante della costruzione di una opinione pubblica favorevole. Per questa ragione si sofferma, a margine dell’incontro con il Parlamento europeo, con un drappello di giornalisti. Lei cosa chiede esattamente all’Ue? “L’Europa può fare molto – risponde a SIR Europa il presidente georgiano -, ma il primo aiuto può riguardare l’impulso ai negoziati” per ristabilire una situazione pacificata. “La prima vittima della guerra è la verità”, aggiunge Saakashvili; “noi chiediamo all’Ue di aiutarci a ricostruire pace e verità”. Si ferma un momento, quindi riprende: “Noi dobbiamo avvicinarci all’Europa. Per questo è importante l’Accordo di associazione che stiamo negoziando” con l’Ue. Tensioni con Mosca. Rispondendo ancora a SIR Europa, il giovane leader politico sottolinea: “Abbiamo anche necessità di accordi commerciali, che proseguiranno” con un ulteriore incontro con i rappresentanti Ue nel marzo 2011. “E ho in calendario una prossima visita” nel quartier generale della Commissione europea “per incontrare il presidente Barroso. Del resto a Lisbona ho potuto parlare con il presidente statunitense Obama e gli altri leader della Nato. Ecco, noi cerchiamo di muoverci verso l’Europa. Dopo il conflitto del 2008 abbiamo ricevuto aiuti: penso ad esempio a ciò che abbiamo potuto fare per le infrastrutture energetiche” (tema caro ai Ventisette per via delle forniture di gas centro-asiatico). “Ma soprattutto dobbiamo creare condizioni per risolvere” i problemi con la Russia, “superando una situazione per noi intollerabile, mediante il rispetto del diritto internazionale”. “Sarà certamente un processo lungo – rimarca il presidente -, ma da qualche parte dobbiamo pur iniziare”. Ed è questo il senso della dichiarazione unilaterale, che “non è un segno di debolezza”, nota Saakashvili, “semmai è un segnale di forza. La Russia è un grande Paese, ma oggi è un occupante che viola la nostra sovranità. La mia dichiarazione vorrebbe favorire il disgelo”.La via europea. Il presidente georgiano è un fiume in piena. Non riconosce errori politici di Tbilisi rispetto al conflitto in Ossezia e Abcasia, elenca una lunga serie di “successi ottenuti in questi anni” (sviluppo economico, riforme democratiche, miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, stabilità…) e quasi non fa caso alle obiezioni che, pur garbatamente, gli avanza il presidente dell’Europarlamento, sempre al suo fianco: “La via europea per la Georgia è tracciata – afferma Jerzy Buzek -, moltissime riforme e passi avanti sono stati compiuti, ma attendiamo ulteriori e profonde riforme democratiche e la lotta alla corruzione”. Buzek, polacco, che ben conosce la difficile transizione dei Paesi dell’ex Unione sovietica alla democrazia, segnala anche “dubbi sulla piena libertà di stampa in Georgia”, aggiunge qualche parola sul ruolo delle opposizioni e invita a “costruire un Paese moderno”. Quindi Saakashvili riprende: “Noi ci sentiamo europei. I muri creati da una politica miope ci hanno allontanato dall’Europa”, ma la volontà dei georgiani è quella di procedere verso l’Ue. Cita Victor Hugo e la “primavera di Praga”. Infine, a mezza voce, parla di “alcuni nostri errori”. “Nessuno insegna a essere liberi e a costruire un Paese libero” dopo una dittatura. E si congeda ancora con un sorriso.