EDITORIALE

L’Ue con l’Irlanda

Per uscire dalla grave crisi economica

Ora che il Fmi (Fondo monetario internazionale) e l’Unione europea sono in Irlanda a dirci come dobbiamo gestire le nostre questioni economiche, i sentimenti della popolazione non sono di rabbia, ma di sollievo. La gente sa che ci aspettano tempi molto difficili, ma crede che le nuove persone che gestiranno la nostra economia saranno assai più competenti di quelle che hanno condotto questo Paese ad una recessione così grave.La rabbia è rivolta non alla squadra internazionale che si trova attualmente in Irlanda, ma al governo e alle banche, e in certa misura anche ai sindacati del settore pubblico, che hanno gonfiato enormemente i salari del settore pubblico.L’Irlanda ha conosciuto un vero boom economico verso la metà degli anni Novanta fino a circa il 2002/2003. Questo boom era costruito su aziende multinazionali altamente tecnologiche, che stabilivano le proprie attività in Irlanda per approfittare, tra le altre cose, del basso livello di imposta sulle società, di una forza lavoro in espansione, molto preparata e ragionevolmente a basso prezzo, e della deregulation. Era costruito anche su un boom del settore immobiliare che, a partire più o meno dal 2002, si è trasformato in una bolla di dimensioni quasi senza precedenti. Le nostre banche prestavano, in modo acritico e sregolato, decine di miliardi di euro tanto agli imprenditori immobiliari che ai sottoscrittori di mutui. Le banche tedesche e inglesi, in particolare, hanno prestato somme enormi alle nostre banche, in modo che queste potessero prestare denaro agli imprenditori immobiliari e di conseguenza il destino di alcune delle banche più importanti d’Europa si è legato al destino delle nostre. Ma il boom del settore immobiliare si è trasformato in una bolla man mano che i costruttori hanno cominciato a costruire alberghi, uffici e complessi residenziali che nessuno voleva veramente, perché la domanda di immobili era già stata più che ampiamente soddisfatta. Il risultato è che l’Irlanda è ora piena di alberghi “fantasma”, uffici e complessi residenziali che probabilmente non saranno mai acquistati né affittati. I prestiti utilizzati per costruire questi immobili non saranno restituiti, perlomeno non nella loro totalità, e le banche hanno dovuto, di conseguenza, assorbire enormi perdite. Tuttavia il nostro governo ha deciso che chi ha erogato prestiti alle nostre banche non avrebbe perduto denaro in conseguenza del crac immobiliare e, quindi, ha garantito sia i depositanti sia i possessori di obbligazioni. Il governo ha detto che i contribuenti irlandesi garantiranno il rimborso dei prestatori. Ma lo Stato irlandese è piccolo e la sua capacità di ripagare tutti coloro che hanno prestato denaro è limitata e, quindi, i mercati hanno cominciato a dubitare che i debiti potessero essere totalmente rimborsati. E hanno cominciato a far salire i nostri tassi d’interesse. E sono anche stati a guardare, preoccupati, mentre il nostro debito nazionale saliva sempre più in alto. Nonostante i tagli alle spese e gli aumenti delle tasse introdotti a partire dal 2008, quando è scoppiata la bolla immobiliare, il nostro deficit di bilancio ammonta quest’anno al 14% se si tiene conto soltanto della spesa pubblica corrente, mentre ammonta al 32% se si aggiunge il denaro che il governo ha riversato quest’anno nelle nostre banche per tenerle a galla e mantenerne le garanzie. Il tasso d’interesse che ci viene addebitato dai mercati è ora così elevato che né le nostre banche né lo Stato possono prendere denaro a prestito all’estero e il risultato è che ora siamo stati costretti a rivolgerci al Fmi e all’Ue. Solo loro ci presteranno denaro. Ci hanno raccomandato di chiedere un’operazione di salvataggio finanziario, perché stanno tentando di contenere una crisi che si sta espandendo al Portogallo e alla Spagna, e per proteggere le banche europee che hanno prestato denaro alle banche irlandesi.Pur avendo il supporto del Fmi e dell’Ue, l’Irlanda potrebbe non essere in grado di restituire alcuni suoi prestiti, perché la montagna di debiti è ingente e perché il Fmi e l’Ue potrebbero scoprire di non essere in grado di salvare tutti i Paesi d’Europa che hanno bisogno di essere salvati, compresa l’Italia. Quello che ci viene ora richiesto è di ridurre il deficit di bilancio al 3% del Pil entro il 2014. Noi puntiamo a tagliare le spese e ad aumentare le tasse al ritmo di 15 miliardi di euro in quell’arco di tempo. Ogni settore, compreso il tanto profumatamente retribuito settore pubblico, sta cercando di far sì che la maggior parte delle sofferenze ricada sulle spalle di qualcun altro. L’Irlanda è un Paese che ha perso la fiducia nei suoi governanti. All’inizio del nuovo anno entrerà in carica un nuovo governo, ora che il governo attuale guidato da Brian Cowen ha detto che chiamerà il Paese alle urne, una volta approvato il bilancio – se sarà approvato – il 7 dicembre, e altre parti importanti della legislazione saranno modificate a gennaio e/o febbraio.Il nuovo governo sarà composto dal Fine Gael e dai laburisti, ma in realtà la gente non avrà molta fiducia in nessuno dei due, perché nessuno dei due partiti ha cercato di impedire che la bolla immobiliare raggiungesse proporzioni ridicole. Ecco perché siamo sollevati che il Fmi e l’Ue siano in Irlanda ed è per questo che qualunque protesta possa verificarsi non sarà violenta come quelle avvenute in Grecia.