Le regioni Ue crescono, ma restano troppi squilibriLa politica di coesione, uno dei principali settori di competenza dell’Unione europea, inteso a portare vantaggio allo sviluppo territoriale, “favorisce la crescita delle regioni”, anche se “permangono evidenti disomogeneità e squilibri all’interno” dei 27. Il segnale giunge dalla quinta relazione della Commissione sulla coesione economica e territoriale. Visti i cambiamenti di rilievo intervenuti negli ultimi anni in campo economico e sociale – vi si afferma -, tale politica deve “nondimeno far fronte a problematiche nuove”, tenuto conto anche delle discussioni in atto sulla revisione del bilancio comunitario e in relazione agli obiettivi della strategia Europa 2020. Johannes Hahn, commissario per la politica regionale, ha dichiarato: “Questa relazione dimostra come la politica di coesione abbia prodotto effetti di rilievo sull’economia europea, riducendo i divari e promuovendo lo sviluppo in campo ambientale e sociale. Per garantire che i fondi a essa destinati siano impiegati in modo più produttivo dobbiamo rendere tale politica ancora più efficace, facendo sì che produca risultati concreti e misurabili”. Da parte sua, László Andor, commissario per l’occupazione, ha aggiunto: “La politica di coesione ha svolto un ruolo d’importanza cruciale in rapporto alla crisi e il Fondo sociale europeo ha in particolare contribuito ad attutire le ripercussioni della crisi su lavoratori e piccole imprese”. Per la Commissione, tale politica ha contribuito a creare 1,4 milioni di posti di lavoro, sostenuto le piccole imprese, dato impulso alla ricerca, offerto “occasioni di formazione a milioni di donne e giovani”, consentito di modernizzare linee di trasporto, migliorato “le condizioni ambientali per milioni di cittadini adeguando alle norme europee la qualità dell’acqua potabile e il trattamento delle acque reflue”. La stessa relazione conferma però che “permangono divari significativi tra le diverse regioni”, segnalando ad esempio “impressionanti differenze in campi che vanno dalla produttività ai tassi di mortalità infantile, fino alla vulnerabilità in rapporto al cambiamento climatico”. Su questi temi si svolgerà il Forum Ue sulla coesione (Bruxelles, 31 gennaio – 1 febbraio 2011); l’Esecutivo presenterà in seguito proposte legislative sul futuro del settore entro l’estate 2011.Linee per una nuova Politica agricola comune”Più verde, più equa, più efficiente e più efficace”: così vede l’agricoltura europea del futuro il commissario Ue Dacian Ciolos, che ha presentato nei giorni scorsi il documento intitolato “La politica agricola comune (Pac) verso il 2020 – Rispondere alle sfide dell’alimentazione, delle risorse naturali e del territorio”. La Commissione Ue, al termine di una lunga fase di confronto a livello dei 27, sta delineando alcune proposte legislative e progetti che dovrebbero vedere la luce nel 2011, al fine di rendere più competitivo ed efficace il settore primario. Ciolos ha aggiunto: “La Pac non riguarda solo gli agricoltori, ma tutti i cittadini dell’Unione in quanto consumatori e contribuenti. È dunque importante concepire una politica che sia più comprensibile per il grande pubblico e chiarisca i vantaggi collettivi offerti dagli agricoltori all’intera società”. La strategia futura è particolarmente importante anche in relazione al fatto che Pac e sviluppo rurale assorbono oltre il 40% del bilancio Ue. Gli obiettivi principali che andrebbe perseguiti in questo ambito secondo Ciolos sono: produzione alimentare economicamente redditizia; gestione sostenibile delle risorse naturali e azione a favore del clima; mantenimento dell’equilibrio territoriale e della diversità delle zone rurali.Vigilanza finanziaria: a Londra, Parigi e FrancoforteLa riunione dei ministri delle finanze dell’Unione europea (Ecofin), svoltasi il 17 novembre, ha adottato fra l’altro gli strumenti giuridici istitutivi degli organismi europei di vigilanza finanziaria che saranno operativi dal gennaio 2011. “I regolamenti istituiscono – spiega una nota Ecofin – un comitato europeo per il rischio sistemico, che segnalerà i rischi sistemici del sistema finanziario” e tre autorità (per il settore bancario, gli strumenti finanziari e le assicurazioni) “ai fini della vigilanza microprudenziale del settore finanziario”. I nuovi organi faranno parte del Sistema europeo di vigilanza finanziaria “che comprenderà le autorità di vigilanza degli Stati membri”; essi avranno sede rispettivamente a Londra, Parigi e Francoforte. “Scopo di questa riforma è sopprimere le carenze apparse durante la recente crisi nei mercati finanziari a livello mondiale”. Sempre i ministri finanziari dei 27, analizzando i risultati del Consiglio europeo di fine ottobre, hanno stabilito in merito al rafforzamento della governance economica di creare un gruppo di lavoro che esamini proposte legislative della Commissione e concluda i lavori nel giugno 2011.