MARCHE
Il fondo regionale per il sostegno alla famiglia
Nello stabilire i criteri di priorità del fondo regionale per il sostegno alla famiglia, che dovrebbe essere di circa 1.700.000 euro, la Giunta regionale ha deciso di concentrare il 30% delle risorse al sostegno della maternità, delle ragazze madri e delle donne in attesa non sposate in difficoltà; il 60% del fondo sarà invece impiegato per le famiglie numerose, con almeno tre figli, in disagio economico. I criteri per avere diritto a questi contributi, sia per le persone singole sia per le famiglie, saranno i redditi Isee, ma i bandi saranno emanati dai Comuni non prima di gennaio 2011: la delibera di Giunta che contiene le misure descritte è all’esame della quinta Commissione consiliare e il voto in aula è previsto non prima della metà di dicembre. La Regione ha, fin dal 1998, una specifica legge per il sostegno alla famiglia, la 30 del 1998, che prevede molte aree d’intervento, tra cui il sostegno alla nascita e all’adozione, l’assistenza integrativa per i familiari non auto-sufficienti, l’aiuto per le situazioni di disagio sociale ed economico, i progetti di solidarietà alle donne in difficoltà, alle ragazze madri e alle vittime di abusi; la legge prevede poi il sostegno ai minori problematici e ai ricongiungimenti familiari.Una scelta strategica. Il sostegno alla maternità? Per Giorgio Paolucci, referente regionale dei Centri di aiuto alla vita (Cav) marchigiani, dovrebbe essere non “un’assistenza individuale che tamponi l’emergenza” ma “un vero e proprio progetto di vicinanza per le donne che portano avanti la gravidanza”. “Tutte le iniziative che aiutano le madri ad avere un figlio sono apprezzabili – sottolinea Paolucci – ma ho l’impressione che con questa misura, che aiuta solo le singole donne, si rischia di scatenare una guerra tra poveri o comunque di incentivare le precarietà”. Il referente spiega che nella sua esperienza le madri in attesa, che sono in difficoltà, hanno bisogno non solo dell’aiuto economico, ma anche di amicizia e di un sostegno di rete per crescere il bambino, trovare un lavoro, ad avere qualcuno a cui affidarlo. Fondamentale poi, per Paolucci, è investire nel cambiamento di mentalità, una responsabilità che spetta anche alla politica. “Se i figli sono una ricchezza per tutta la società – dice – il sostegno alla maternità deve diventare una scelta strategica che si può esprimere attraverso la formazione dei giovani, nelle scuole, all’apertura alla vita, con scelte sindacali che tengano conto delle esigenze di cura dei bambini e nell’abbattimento delle difficoltà burocratiche che incontrano, ad esempio, le donne che vorrebbero lavorare da casa”.Ma chi ci pensa alle famiglie normali? “In una fase di ridotti trasferimenti dallo Stato alle Regioni, è apprezzabile – dice Emanuele Cardinali, presidente del Forum regionale delle associazioni familiari – che le Marche aumentino consistentemente il fondo per le famiglie in difficoltà, segno di un’attenzione della Regione a questo tipo di problemi”. Il presidente, però, sottolinea che “si tratta comunque di un provvedimento di natura emergenziale e assistenziale, si parla infatti di disagio economico, mentre noi auspichiamo, soprattutto ora che c’è un assessorato specifico alla Famiglia, che si possano ideare e attuare vere politiche di promozione e sostegno della famiglia in quanto tale, e non necessariamente o solo in quanto disagiata”. Cardinali considera in questo senso uno strumento molto importante la Consulta regionale per la famiglia, che è stata da poco rinnovata, e si augura che “possa davvero diventare uno strumento a disposizione degli organi della Regione per l’attuazione di vere politiche familiari, assumendo non solo il ruolo consultivo che la legge 30 le riserva, ma anche un ruolo propositivo: dovrebbe essere insomma un vero e proprio laboratorio di idee e iniziative in favore della famiglia”.Le donne fanno risparmiare. “Bisogna aiutare chi decide di avere un figlio, chi si occupa dei disabili ed è fondamentale il riconoscimento del lavoro svolto in casa”. Ha le idee ben chiare Elisa Cingolani, presidente regionale del Movimento italiano casalinghe (Moica), per la quale la famiglia va sostenuta il più possibile, “anche quella composta da conviventi di lunga data che hanno dei figli, perché oggi abbiamo un contesto culturale in cui comunque ci sono molte coppie che preferiscono la convivenza”. La presidente ricorda che la sua associazione si è battuta per la prima legge regionale a sostegno della famiglia, nel 1992, e poi per quella del 1998, dove “sono state fatte delle modifiche che non ci hanno convinto del tutto: l’importante era, però, continuare ad avere una legge per la famiglia, dato che ne era stata proposta l’abrogazione”. Per Cingolani le donne, con il lavoro di cura ed educazione dei figli, “fanno risparmiare la collettività e quindi vanno sostenute: oltre al riconoscimento del lavoro domestico bisognerebbe prevedere un maggiore impegno nella formazione per quelle madri che desiderano reinserirsi nel mondo del lavoro da cui sono rimaste fuori per crescere i figli”.a cura di Simona Mengascini(26 novembre 2010)