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La questione soldi è sempre più una questione politica
“Non è solo questione di soldi, è un problema politico”. Durante la sessione dell’Europarlamento svoltasi dal 22 al 25 novembre a Strasburgo, questa frase è ritornata numerose volte. Si parlava di bilanci nazionali (Irlanda in testa), di stabilità della zona euro, di tensioni nei mercati finanziari, ma anche di budget comunitario: e ai numeri si sono alternate ferme prese di posizione, diatribe tra parlamentari, differenti vedute tra le istituzioni comunitarie e tra queste e gli Stati membri. Tutti i nodi da sciogliere. L’emiciclo ha visto una vera e propria passerella di personalità: il presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy, quello della Commissione José Manuel Barroso, il presidente della Banca centrale di Francoforte Jean-Claude Trichet, il commissario agli affari monetari Olli Rehn, il segretario di Stato Melchior Wathelet per la presidenza di turno belga, il commissario per il bilancio Janusz Lewandowski. A proposito del bilancio Ue per il 2011, dopo l’interruzione dei negoziati tra Consiglio ed Eurocamera (le due autorità di bilancio), la Commissione ha preso l’impegno di presentare entro il 1° dicembre un nuovo progetto di conti per i prossimi dodici mesi. Dopodiché ripartirà l’iter che prevede passaggi all’Ecofin, al Parlamento europeo e al summit dei capi di Stato e di governo di metà dicembre. A questo punto si comprende come non sia “questione di soldi”, nel senso che un accordo sulle cifre c’è già. Restano però alcuni nodi da sciogliere circa le attribuzioni di poteri al Parlamento in base al Trattato di Lisbona e sul bilancio pluriennale. Fondi per le nuove competenze. È stato lo stesso presidente dell’Assemblea, Jerzy Buzek, a ricordare che gli eurodeputati sono pronti ad approvare la proposta di bilancio emersa del Consiglio, ma al contempo chiedono “in cambio di arrivare a un accordo sulla questione della flessibilità all’interno del bilancio” (per finanziarie nuove progetti prioritari o possibili emergenze) e “su come il Trattato debba essere applicato per quanto riguarda il Quadro multiannuale e le risorse proprie”, ovvero le modalità per finanziarie il bilancio stesso. Quasi tutti i gruppi politici, ad eccezione degli euroscettici, si sono schierati su questa linea. Dai capigruppo sono giunte anche critiche decise all’operato dei governi nazionali che “chiedono all’Ue di svolgere molteplici compiti senza però assegnare a Bruxelles un bilancio adeguato”. Joseph Daul, leader dei Popolari, ha ad esempio osservato che “il bilancio attuale non prende in considerazione le nuove competenze dell’Unione” e “non contiene fondi per la strategia Europa 2020” per la crescita e l’occupazione. Martin Schulz, capo dei Socialisti e democratici, ha invece osservato che “la discussione non riguarda più il denaro, ma la direzione verso la quale l’Ue sta procedendo”. “Le nuove competenze non possono essere finanziate con il bilancio che abbiamo di fronte”, ha fatto eco Lothar Bisky della Sinistra europea.Salvare l’Irlanda, salvare l’Ue. Gli animi si sono riaccesi al momento di discutere gli esiti del vertice dei capi di Stato e di governo di fine ottobre, della governance, delle misure per dare stabilità all’area della moneta unica e per andare incontro ai Paesi che mostrano conti fuori regola, a partire dall’Irlanda (ma il nome del Portogallo è risuonato più volte). Il presidente del Consiglio Herman Van Rompuy ha illustrato la strategia per evitare in futuro “deficit eccessivi e per rafforzare l’Unione europea nel caso che uno Stato membro metta di nuovo a rischio” la stabilità comune. Dal canto suo il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, s’è detto “convinto della importanza di salvaguardare la stabilità finanziaria dell’Irlanda, della zona euro e dell’intera Ue” e ha affermato come sia necessario che le proposte dell’Esecutivo diventino operative “il prima possibile per rafforzare l’economia europea” e poter rimanere “sul palcoscenico mondiale”. Settimane cruciali in vista. Varie le posizioni sostenute in aula. Alcuni interventi hanno confermato di credere nella linea del rigore dei conti pubblici, altri hanno ribadito il “pericolo del protezionismo” e delle chiusure nazionali, altri ancora hanno ricordato come il progetto d’integrazione si fondi sulla solidarietà tra gli Stati. Il liberaldemocratico Guy Verhofstadt si è concentrato sulle “sanzioni contro quei Paesi che hanno conti fuori controllo”, da rendere “automatiche” e quindi gestibili direttamente dalle istituzioni Ue. “Ma il vero problema – ha detto Rebecca Harms, dei Verdi – è che manca uno spirito di solidarietà europeo, persino da parte della Germania. Eppure la crisi irlandese è anche una crisi tedesca”. Sia sul bilancio che sulle azioni per evitare il tracollo dell’euro le prossime settimane – è stato ribadito a Strasburgo – saranno cruciali.