IMMIGRAZIONE
85ª Settimana Sociale di Francia
(Parigi 26 novembre 2010) "Superare le reazioni superficiali ed emotive attraverso una seria e documentata riflessione sulle questioni che sollevano grandi sfide" è l’invito del segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, rivolto ai partecipanti della 85ª Settimana Sociale di Francia (Ssf) che si è aperta oggi (fino al 28) a Parigi su "Migranti, un futuro da costruire insieme". Un tema che si inserisce, scrive il card. Bertone in un messaggio, "in un contesto particolarmente segnato da preoccupazioni, a volte esagerate, di fronte al futuro e all’identità stessa delle società occidentali". Tremila partecipanti, alcuni dei quali provenienti da diversi Paesi europei, hanno affollato lo spazio eventi del Parc Floral parigino, dove associazioni e movimenti, impegnati nel campo sociale a fianco dei migranti, hanno allestito i loro stand.
Incoraggiare i partenariati. Nel suo saluto ai presenti il segretario di Stato vaticano ha ricordato che "se è compito degli Stati gestire questo fenomeno in vista del bene comune, tenendo conto delle esigenze e dei diritti delle collettività dove giungono i migranti, è importante ricordarsi sempre, come sottolinea Benedetto XVI nella ‘Caritas in Veritate’, che ogni migrante è una persona umana, e in quanto tale possiede diritti fondamentali inalienabili che devono essere rispettati. Ciò implica che siano prese in considerazione le dimensioni familiari, culturali e religiose degli immigrati e che le difficoltà connesse alla loro integrazione siano percepite con chiarezza e comprensione, viste le numerose sofferenze che spesso li accompagnano". "Per costruire un futuro comune ha avvertito il segretario di Stato vaticano è necessario che i migranti possano esprimersi nella società. Dobbiamo promuovere una migliore comprensione della loro situazione attuale e della ricchezza che costituisce la diversità del loro apporto. Di fronte a questo fenomeno sociale del nostro tempo va incoraggiato un vero partenariato tra i Paesi di origine e di destinazione dei migranti per tenere nella giusta considerazione i problemi umani e sociali che si presentano".
"Il giusto tono". Le considerazione del card. Bertone sono state riprese e sviluppate da Jérôme Vignon, presidente delle Ssf, per il quale "non si può affrontare la questione dell’integrazione, del rispetto dei diritti e dei doveri, senza un dialogo, senza un incontro con l”altro’, presente ma spesso anche invisibile. Dobbiamo scrollarci di dosso la paura che nasce dall’ignoranza". Vignon ha parlato di "tensioni esistenti che si manifestano anche nelle condizioni ineguali d’integrazione dei discendenti dei migranti che contribuirono nei trascorsi decenni al nostro sviluppo". Si tratta, pertanto, di "conciliare la diversità culturale e la base unificante dei valori repubblicani", trovando un "giusto tono". Per il presidente delle Ssf è necessario "prendere le distanze da una certa passione che abita il tema delle migrazioni e condurre una riflessione etico-politica. Bisogna distinguere i principi fondamentali della dignità umana dalle politiche migratorie; se i primi sono alla base dei diritti umani dei migranti, le seconde hanno la legittima vocazione ad organizzare gli ingressi, l’accoglienza e quindi a regolare i flussi migratori. Ci sono scelte complesse da fare che mettono in gioco il bene della comunità nazionale e i diritti e doveri dei migranti". Nell’operare queste scelte, "la saggezza cristiana offre una lettura straordinariamente moderna e stimolante che non si sostituisce alla responsabilità politica alla quale spetta compiere scelte e trovare compromessi ma propone la conoscenza dell’altro affinché ci si possa intendere senza rinunciare alla verità dei fatti, al discernimento etico e alla conversione del cuore. Senza dialogo non c’è integrazione".
Il ruolo delle Chiese. A confermare la validità di questa direzione di lavoro sono stati direttamente alcuni immigrati, un giovane haitiano, da poco regolarizzato, una studentessa delle Isole Comore, un giornalista congolese, con lo status di rifugiato, una ragazza cinese "sans papiers", un marocchino disabile, campione di atletica, e un manager francese di origini nordafricane, che hanno portato la loro testimonianza di solidarietà, di impegno sociale, di sforzi d’integrazione. "Spesso parliamo degli immigrati senza conoscerli ha commentato a SIR Europa Elena Lasida, membro del Consiglio delle Ssf, dopo aver ascoltato le testimonianze siano essi rifugiati, studenti, semplici lavoratori, tutti possono dare il loro contributo alla società e fornirci una visione nuova del fenomeno migratorio". In questa volontà di "reciproca conoscenza le Chiese giocano un ruolo importante di raccordo tra la politica e la base. Le Chiese, infatti, sono istituzioni ascoltate a livello politico e molto attive nel campo sociale grazie ad una serie di strutture sparse nel territorio, con molte persone che vi lavorano per favorire l’integrazione dei migranti. Ed è proprio la conoscenza che cambia in positivo la percezione che abbiamo dell’altro. La Chiesa è spazio ideale per questo incontro. Ciò che dobbiamo cambiare nella popolazione è l’idea che abbiamo dell’immigrato: non è un delinquente, un profittatore ma una possibile risorsa ed una ‘chance’ per le nostre società. In diversi strati della società europea esiste la volontà di costruire qualcosa insieme ai migranti nella consapevolezza che una società multiculturale è molto più ricca di una monoculturale. Urge lavorare per un’Europa sempre più aperta. È questo il messaggio che vorremmo lanciare, costruire il nostro futuro insieme ai migranti".