BIOETICA
Scienza & vita: una richiesta ai media italiani
Un appello a "rivedere tutte le attività pastorali della Chiesa e a ricentrarle sulla vita umana, sulla sua bellezza". A lanciarlo è stato il card. Elio Sgreccia, già presidente della Pontificia Accademia per la vita, nella "lectio magistralis" tenuta il 26 novembre all’VIII incontro nazionale delle associazioni locali di Scienza & Vita, svoltosi a Roma sul tema: "Alleati per un’antropologia positiva". Il giorno seguente, 27 novembre, nella stessa sede, si è tenuto il convegno nazionale di Scienza & Vita, "Dieci anni dopo il sequenziamento del genoma umano", al termine del quale i partecipanti hanno chiesto "all’intero sistema informativo pubblico e privato di farsi carico delle persone in condizione di massima fragilità. Un’esigenza fortemente avvertita dall’opinione pubblica italiana, ma che non ha trovato sino ad oggi adeguata accoglienza". L’esempio additato da Scienza & Vita è la "dolorosa vicenda" della trasmissione Rai "Vieni via con me", in cui "all’opinione pubblica italiana è stata mostrata come praticabile la sola possibilità di ricorrere all’eutanasia o all’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione. Scelte, queste ultime, che negano alla radice il diritto alla vita nella condizione di massima fragilità e di disabilità". Ribadendo il proprio "no" sia all’eutanasia sia all’accanimento terapeutico, Scienza & Vita chiede dunque "a tutti i media italiani di dare spazio ai più deboli attraverso la voce delle loro famiglie".
Dare "il meglio" per la vita. "Dalla Chiesa, e dall’opera della Chiesa la tesi centrale del card. Sgreccia deve uscire il più e il meglio che si può dare alla vita umana". "La Chiesa ha puntualizzato non può entrare negli aspetti politici, sociali, economici, ma ha molto da dire sul rispetto della vita, sul diritto a vivere, sulla vita come bene umano e divino, intangibile, non negoziabile. Se manca questo, manca una testimonianza, e si diffonde lo sgomento". Anche tra i cattolici, tra i quali "esistono contraddizioni tra quello che la Chiesa chiede sulla vita umana e quello che la gente fa: la Chiesa deve annoverare dolenti defezioni in questo ambito". "Nella Chiesa c’è bisogno di un’azione pastorale rivolta alla vita", ha affermato il card. Sgreccia, secondo il quale "la Chiesa deve sintonizzarsi perché l’azione di Cristo si riconosca, si accolga come tale, si possa toccare con mano". A questo proposito, per il cardinale, la Chiesa non deve stancarsi di ripetere che "la sessualità è un bene, è un dono di Dio, che va conservato e che va speso associandolo all’amore umano e divino: se non si vince questa battaglia, si perdono anche tutte le altre battaglie culturali". In altre parole, per il porporato, "la sessualità va rievangelizzata, senza tabù ma anche senza lassismi o radicalità anticristiane". Per quanto riguarda la prassi, il card. Sgreccia al quale il 21 maggio sarà assegnato il primo premio internazionale Scienza & Vita ha esortato i presenti a "privilegiare la programmazione a lungo termine, con continuità, senza scoraggiarsi".
Una battaglia d’amore. "Il nostro obiettivo specifico è l’apertura alla ricerca e al confronto sui temi per i quali si registra una sintonia, ferma restando la nostra antropologia di riferimento", ha spiegato Lucio Romano, copresidente di Scienza & Vita, dando la parola a due "past president" dell’associazione: Paola Binetti e Maria Luisa Di Pietro. "Difendere il valore della vita, a partire dalle conoscenze scientifiche, è la nostra scelta", ha ricordato Binetti, secondo la quale il compito di Scienza & Vita è quello di "impegnarsi sui fondamentali", sapendo "riprendere in mano ogni battaglia, anche quelle già vinte, senza mai stancarci". Di fronte a scelte come quelle di Beppino Englaro e di Mina Welby, che nella recente trasmissione di Fazio e Saviano sono state raccontate come "due storie d’amore, quella di un padre verso un figlio e di una moglie verso il marito", la sfida per i cattolici è "ricominciare da capo a spiegare cos’è l’amore, e cos’è la fatica dell’amore, di quell’amore che ad esempio ogni mattina si fa carico dei bisogni primari di un nostro caro che è malato. La nostra è una storia diversa: chi ama dona se stesso, anche se costa sacrificio". "Non siamo riusciti a far passare l’idea ha ammesso la relatrice che la battaglia della vita è una battaglia d’amore, non una battaglia delle regole, dei principi astratti di una ‘crudeltà’ che usa la vita per riaffermare il potere della tecnica".
Ridare significato alle parole. "Oggi non si argomentano i temi bioetici: chi ha la voce più forte riesce a mandare certi messaggi". A lanciare l’allarme è stata Maria Luisa Di Pietro, secondo la quale un’altra "battaglia importante da combattere è quella dell’uso delle parole, e del significato da dare alle parole stesse. Abbiamo caricato le parole di significati diversi". Un esempio per tutti: il termine "eugenetica", al quale "è difficile oggi attribuire significati positivi". Per Di Pietro, in altre parole, ci vuole una "cultura genetica" fatta di "informazione e formazione", che aiuti l’opinione pubblica in primo luogo a prendere coscienza del "divario tra il conoscibile e il fattibile": il rischio in agguato, infatti, è la "genetizzazione", che "riduce l’uomo alla sua sola dimensione biologica, cioè genetica". E proprio di genetica ha parlato Bruno Dallapiccola, ordinario di genetica medica e direttore scientifico dell’Ospedale Bambin Gesù, facendo il punto sui 10 anni dal sequenziamento del genoma, avvenuto il 26 giugno 2000 ad opera soprattutto di Craig Venter. Grazie a questa scoperta, ha detto, "abbiamo capito che il genoma delle persone differisce solo dell’1-3%: questo significa che la genetica è antirazzista". Se il Dna è "la nostra cartella clinica", è altrettanto vero che "accanto al nostro patrimonio genetico riveste un’importanza decisiva l’ambiente, perché tutti siamo geneticamente imperfetti". Di qui il "potere limitatissimo", allo stato attuale delle conoscenze, dei test genetici, e la necessità di smorzare "l’enfasi sulla medicina predittiva", scoraggiando "il mercato della medicina personalizzata via web e l’abuso dei test genetici a tutti i livelli".