FRANCIA
Dalla 85ª Settimana sociale (Parigi, 26-28 novembre)” “
“La democrazia è morta? Viva la democrazia”: è racchiuso in una domanda e in un’affermazione il tema dell’edizione 2011 delle Settimane Sociali di Francia (Ssf), che il 28 novembre a Parigi, ha chiuso i battenti della sua 85ª edizione dedicata al tema “Migranti, un futuro da costruire insieme”. Tre giorni di lavori, relazioni e dibattiti che, in un’intervista a SIR Europa, il suo presidente, Jérôme Vignon, riassume in sei messaggi: alla società civile, alle istituzioni politiche, all’Unione europea, agli immigrati, alle Chiese e ai media.Alla società civile: “È importante accogliere nel lavoro, nel mercato del lavoro, nella città – rendendo accessibili alloggi dignitosi – i migranti. Le difficoltà dell’integrazione non sono solo a loro carico ma all’insieme delle strutture sociali che spesso sono discriminanti per paura o diffidenza. Il successo dell’integrazione si raggiunge nel campo del lavoro soprattutto con la parità di opportunità qualunque sia l’origine etnica, la provenienza o la religione degli immigrati. Ancora, il successo si trova nello sforzo di costruire alloggi sociali per tutti e dappertutto ma mai concentrandoli in alcune zone urbane che diventano, così facendo, dei veri e propri ghetti”.Alle istituzioni politiche: “Urge una politica migratoria a lungo termine e occorre non solo guardare alle difficoltà del momento agitandole magari per mobilitare la gente contro l’immigrato. È importante invece organizzare nel tempo la gestione di politiche migratorie anche nella prospettiva che i lavoratori non destinati a restare in un Paese occidentale ma a tornare a quello delle loro origini diventino ambasciatori della nostra democrazia e della nostra cultura. Si tratta di vivere e organizzare con concretezza e lungimiranza l’immigrazione nel contesto della nuova mobilità umana. In questo contesto occorre considerare i benefici che gli immigrati portano alla società e all’economia del Paese in cui vivono perché molte loro competenze vengono espresse là dove vivono dopo aver lasciato la loro terra. In un’ottica internazionale non si può infine dimenticare il contributo degli immigrati in Europa allo sviluppo dei loro Paesi di provenienza”.All’Unione europea: “L’Ue dovrebbe organizzare meglio la propria azione politica migratoria perché non sia volta quasi esclusivamente alla protezione delle frontiere ma anche stimoli e sostenga un coordinamento delle politiche di regolarizzazione per giungere a un accordo sull’ingresso dei migranti nel mondo del lavoro a lungo termine, uscendo così dall’illegalità, dalla pressione sulle frontiere, dalla clandestinità e dall’ostilità fra le comunità. L’Ue deve organizzare la concertazione sulla regolarizzazione, che è obiettivo a lungo termine, e una cooperazione con i Paesi del Sud nel quadro dell’Unione europea per il Mediterraneo. L’Ue ha i mezzi per creare una reciprocità tra migranti, popoli del Nord e del Sud del Mediterraneo, per portare la cooperazione più avanti rispetto a quelle sulla difesa e sulla protezione delle frontiere. In questa prospettiva è evidente l’urgenza di una politica estera europea, che è una delle pietre fondamentali anche per i rapporti Ue con i Paesi del Mediterraneo. Occorre una politica che contribuisca a meglio integrare le dimensioni economiche e commerciali con quelle delle migrazioni umane: non basta la libera circolazione di mezzi e servizi”.Agli immigrati: “Conosciamo la loro sete d’integrazione e il loro desiderio di raggiungerci. Questa sete e questo desiderio rappresentano per noi e per loro una chance. Chiediamo di rispettare i nostri costumi, usi, leggi come da parte nostra c’è l’impegno a conoscere e apprezzare la ricchezza del loro stile di vita, delle loro tradizioni per vivere insieme al meglio. Chiediamo di crescere insieme”.Alle Chiese: “Sono già molto presenti nel campo dell’ospitalità, del diritto d’asilo, diritti fondamentali verso i quali i cristiani mostrano molta sensibilità. Serve ora maggiore impegno nell’ospitalità nel tempo, ovvero nell’integrazione e nella creazione di un corpo sociale nella diversità culturale e religiosa. Un impegno particolare deve riguardare anche la volontà di dare una ‘chance’ all’Islam europeo: l’inculturazione in una società nazionale è molto importante per il dialogo religioso che tolga all’Islam l’imbarazzo delle fazioni integraliste. Le Chiese hanno soprattutto da lavorare sul tessuto umano delle nostre società che è sempre più sfilacciato. A questo riguardo quello che Benedetto XVI chiama relativismo è davvero un veleno. Chi giunge da noi cambiando cultura, modelli di vita, sarà vittima anche di questo pensiero debole. Le Chiese hanno ragione a ricordare l’importanza della coesione sociale e a dare ad essa il fondamento cristiano della fraternità”.Ai media: “I media possono svolgere un ruolo magnifico in quanto, attraverso loro, passa l’informazione di cui abbiamo bisogno per cambiare la visione sul tema dell’immigrazione. Senza i media inoltre non sapremmo mai ciò che accade nei centri di detenzione in Europa e non ci porremmo mai domande al riguardo. Ma i media sono chiamati anche a mostrare esperienze d’integrazione riuscita e non solo fare cronaca nera con fatti di violenza e disagio. È importante, infine, che i media presentino all’opinione pubblica testimonianze positive per dire che l’integrazione è possibile”.