COMMISSIONE

Schiarite e turbolenze

Le previsioni economiche fino al 2012

Nel momento in cui l’Unione europea interviene per salvare i conti pubblici irlandesi (il piano da 85 miliardi di euro è stato definito nel fine settimana da Ecofin ed Eurogruppo, con l’appoggio del Fondo monetario internazionale, e con interventi specifici di Regno Unito, Svezia e Danimarca), la Commissione di Bruxelles rende note le sue previsioni economiche d’autunno, che ragionano in una prospettiva pluriennale, riferendosi – oltre che ai dati per l’anno in corso – anche al 2011 e 2012. Verbi al condizionale. La situazione occupazionale potrebbe vedere delle “schiarite” tra la fine del 2011 e il 2012; i consumi privati dovrebbero riprendersi dal 2012; i disavanzi nazionali tenderebbero a contrarsi, mentre i debiti statali cresceranno ancora. I verbi al condizionale sono per lo più d’obbligo: la Commissione europea ha diffuso il 29 novembre le “Previsioni d’autunno”, ovvero l’analisi della congiuntura economica e, al contempo, ha formulato alcune linee prospettiche nel medio termine. Per l’Esecutivo, “la ripresa attualmente in corso nell’Ue proseguirà”. Il Prodotto interno lordo “dovrebbe aumentare dell’1,75% circa nel 2010-2011 e del 2% circa nel 2012”. La “significativa revisione al rialzo della crescita annua per il 2010, rispetto alle previsioni della scorsa primavera, è basata sui risultati migliori del previsto ottenuti nell’anno in corso”. Ma la stessa Commissione sottolinea: “Tuttavia, tra un’attenuazione dei fenomeni mondiali e l’avvio del risanamento delle finanze pubbliche, l’attività dovrebbe declinare verso la fine dell’anno e nel 2011 per poi riprendere nel 2012”, grazie appunto al rafforzamento della domanda privata. Con il prospettato consolidamento della ripresa economica, “le condizioni del mercato del lavoro e la situazione di bilancio dovrebbero lentamente migliorare” nel biennio prossimo. Proseguire con il risanamento. “La ripresa economica si è consolidata. Trovo confortante la prospettiva che l’occupazione sia infine destinata a salire in Europa nel prossimo anno”. I commenti di Olli Rehn, commissario per gli affari monetari, sono stati impostati all’ottimismo, nonostante le “Previsioni d’autunno” diffuse dall’Esecutivo mostrino varie incognite sugli sviluppi economici. “Grazie alle misure di risanamento adottate e alla ripresa della crescita – ha aggiunto il commissario finlandese -, i disavanzi pubblici stanno iniziando a diminuire. Tuttavia questa ripresa non è omogenea e numerosi Stati membri stanno attraversando un difficile periodo di aggiustamento”. I casi della Grecia, dell’Irlanda e forse di altri Paesi dell’eurozona, a partire dal Portogallo, lo dimostrano. Rehn ha puntualizzato: “Al fine di creare solide basi per una crescita e un’occupazione sostenibili, è indispensabile portare avanti con determinazione il risanamento delle finanze pubbliche e l’attuazione delle politiche intese a promuovere la crescita. Le turbolenze verificatesi sui mercati del debito sovrano segnalano la necessità di una forte azione politica”. Nel documento previsionale della Commissione si attesta d’altro canto che l’economia del Ventisette presenta “da qualche tempo un consistente aumento delle esportazioni”, che in genere corrisponde alla prima fase del tradizionale processo di ripresa. Crescita differenziata. La lettura dei singoli indicatori nazionali mostra in effetti che l’Europa procede a velocità differenziate. E una analisi sui dati su più anni risulta ulteriormente indicativa. L’Unione europea nel suo complesso ha terminato il 2009 con un segno negativo dinanzi al Pil, mostrando un preoccupante -4,2%. È stato, quello, il momento di vera e propria deflagrazione della recessione mondiale, che non ha risparmiato alcun angolo del vecchio continente. Nel 2010, il Pil dell’Ue27 chiuderà con il segno positivo (+1,8), per mantenersi – a mercati e politiche invariate – su discreti livelli nei due anni seguenti (rispettivamente 1,7 e 2,0%). Fra gli Stati, la Germania mostra, ad esempio, un -4,7% nel 2009, +3,7 nel 2010, per sostare attorno al 2,2 e 2,0 rispettivamente nel 2011 e 2012. La Francia era al -2,6% nel 2009, è all’1,6 quest’anno, e dovrebbe transitare da 1,6 e 1,8 nelle due successivi annate. La Grecia rivela, dallo scorso anno al 2012, le seguenti cifre: -2,3, -4,2, -3,0 e finalmente +1,1. Per l’Irlanda: -7,6, -0,2, +0,9, +1,9. Fuori dall’area euro l’economia della Polonia mantiene numeri positivi: +1,7% nel 2009, quindi 3,5 quest’anno, 3,9 (2011) e 4,2 (2012). Infine il Regno Unito: -5,0, +1,8, 2,2 e 2,5. Il ritorno, graduale e prudente, agli investimenti produttivi aiuterebbe il rilancio, benché rimarranno limitati gli interventi dei governi a favore delle imprese e della concorrenza a causa dei conti pubblici “in sofferenza”. Quanto ai consumi privati, “le prospettive di un lento miglioramento dell’occupazione, una moderata crescita dei redditi e un’inflazione contenuta” (2% circa) sono alla base di previsioni di seppur lenta ripresa.