UE - ambiente/2

Cancun, nuova speranza

Negoziati in corso sul cambiamento climatico

La conferenza Onu di Cancun sul cambiamento climatico ha avviato – forse un po’ in sordina – i lavori il 29 novembre, proseguendo fino al 10 dicembre. I giochi non sono dunque ancora definiti, ma lo spettro di un altro semi-fallimento, come quello registrato lo scorso anno a Copenaghen, aleggia nell’aria. Nel nuovo vertice in corso in Messico, tra discorsi ufficiali, trattative “segrete”, personalismi, interessi nazionali, visioni lungimiranti, resta il problema di fondo: come mettere un freno al cambiamento climatico e alle sue più pesanti ricadute sulla natura e sull’ambiente umano? Tra le posizioni più decise per giungere a un accordo “equilibrato” e “vincolante”, inteso a limitare il riscaldamento del globo, spiccano quelle dell’Unione europea, rappresentata alla conferenza da alcune delle più alte cariche istituzionali.Una tappa intermedia? A Cancun si sta cercando una strada per il dopo-Kyoto, città giapponese dove fu stipulato nel 1997 il più grande accordo internazionale sul riscaldamento globale, entrato in vigore nel 2005 e valido fino al 2012, che fa seguito alla convenzione quadro promossa dalle Nazioni Unite. Vi aderiscono quasi tutti i Paesi del mondo, ma non gli Stati Uniti, la prima economia mondiale in quanto a produzione di gas a effetto serra. I negoziati per “andare oltre” Kyoto avrebbero dovuto trovare un punto di approdo nel dicembre 2009 nella capitale danese, ma così non è stato. Tuttavia, la conferenza di Copenaghen ha consentito di concludere un “mezzo accordo”, che ha ricevuto l’adesione di 140 Stati. A Cancun proseguono dunque le trattative con il principale, ma non esclusivo, obiettivo di contenere il riscaldamento del pianeta al di sotto di 2°C rispetto alle temperature dell’era preindustriale. Un documento prodotto dall’Ue alla vigilia dell’attuale conferenza ne chiarisce svariati aspetti. “A Copenaghen – vi si legge – l’Ue era disposta ad adottare un quadro internazionale, ambizioso, completo e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici ed è pronta a farlo a Cancun. Tuttavia è chiaro che una serie di importanti economie non lo sono”. I Ventisette sperano almeno che “Cancun diventi una tappa intermedia significativa, che consenta di prendere decisioni su una serie di questioni sostanziali in modo da compiere interventi immediati e avanzare, al più presto possibile, verso l’istituzione di un quadro internazionale vincolante”. Le priorità poste dall’Ue. Il nuovo pacchetto di decisioni che l’Unione europea auspica “dovrebbe basarsi sul protocollo di Kyoto e incorporare gli orientamenti politici contenuti nell’accordo di Copenaghen”. Dovrebbe tener conto dei progressi negoziali realizzati finora e “stabilire le grandi basi dell’architettura del futuro regime internazionale sul clima”. L’Unione chiede ai partner mondiali di assumere decisioni coraggiose, che possano evitare altri ritardi nella lotta contro i cambiamenti climatici, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, che sembrano essere i più colpiti dalle emergenze causate dal clima (siccità, alluvioni, biodiversità a rischio, inquinamento dei mari…). L’Ue indica in particolare alcune urgenze: l’integrazione nel processo dell’Onu degli impegni in materia di emissioni assunti nel quadro di Copenaghen; le norme sulla trasparenza (monitoraggio, rendicontazione e verifica); la riforma e l’espansione dei meccanismi di mercato per il carbonio; la deforestazione nei Paesi in via di sviluppo; l’adattamento ai cambiamenti climatici; la governance del futuro Fondo verde per il clima; la cooperazione tecnologica; il sostegno alla capacità di reazione dei Paesi più poveri; le emissioni riconducibili ai sistemi di trasporto, con particolare attenzione a quelli aerei e marittimi. Strumento unico e vincolante. “L’Ue – si legge ancora nel documento – preferirebbe un quadro internazionale sul clima per il dopo 2012 nella forma di un nuovo strumento unico e giuridicamente vincolante che includa gli elementi essenziali del protocollo di Kyoto”. Ma, guardando allo stato dei fatti, l’Unione europea “è pronta ad accettare una soluzione basata su strumenti giuridici distinti per ciascuna” delle “traiettorie” di negoziato, purché “questi strumenti contengano norme coerenti, comparabili e giuridicamente vincolanti”. L’Europa comunitaria è anche disposta a considerare un secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto, purché tutte le grandi economie mondiali assumano qualche seria forma di impegno per contrastare il cambiamento climatico. I nodi “tecnici” ed economici di una futura intesa sono veramente numerosi e complessi, e ogni Paese (“ricco”, di recente industrializzazione, in via di sviluppo o in grave ritardo su questa strada) ha interessi propri da difendere. D’altro canto l’Ue “riconosce che spetta ai Paesi sviluppati mostrare l’esempio nella lotta contro i cambiamenti climatici”. E per questo “si è impegnata a diventare un’economia a elevata efficienza energetica e a bassa emissione di gas a effetto serra”. (1 – continua)