CRISI COREANA

Quell’accorato invito

Sessant’anni fa la ”Mirabile illud” di Pio XII

È un’enciclica breve, la ventesima del suo pontificato. Pio XII la firma il 6 dicembre del 1950, in prossimità della festa dell’Immacolata Concezione e a pochi giorni della vigilia di Natale, quando la chiusura della Porta Santa nella basilica di San Pietro segnerà la conclusione del Giubileo di quell’anno. È da qui che parte la "Mirabile illud", da una prima considerazione del Papa sul grande evento: "Quel meraviglioso spettacolo di concordia fraterna, offerto durante l’anno santo dalle innumerevoli schiere di fedeli convenuti in pio pellegrinaggio a Roma, da quasi tutte le nazioni, a noi sembra che possegga una voce ammonitrice e costituisca dinanzi al mondo una testimonianza solenne che tutti i popoli vogliono non la guerra, non la discordia, non l’odio, ma intensamente bramano la pace".
È la pace, ancora una volta, l’assillo paterno di Pio XII. Il Papa del profetico "Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra" pronunciato undici anni prima, scende ancora un volta in campo per rilanciare il suo ammonimento sotto forma di breve enciclica, sull’esempio di altre encicliche altrettanto brevi (nel 1945, 1947, 1948, nello stesso 1950, il 19 luglio, e poi nel 1956 le encicliche per l’Ungheria) che costituiscono una costante nel pontificato di Pio XII, essendo tutte un pressante invito ai pastori e ai fedeli perché elevino speciali preghiere per la pace nei momenti in cui questa è maggiormente in pericolo.
E nel dicembre del 1950 effettivamente è in pericolo la pace mondiale. La guerra tra Corea del Nord e Corea del Sud, iniziata a giugno, è in pieno sviluppo, registra anzi un’escalation di atrocità e di violenza dopo alterne drammatiche vicende lungo la linea di confine tracciata dal 38° parallelo. Sono in gioco i delicati equilibri internazionali. Il conflitto vede infatti coinvolti gli Stati Uniti, le cui truppe, sotto l’egida dell’Onu, sono intervenute per difendere il Governo di Seoul dall’aggressione della Corea del Nord, e la Cina, schierata a fianco degli invasori nordcoreani. Un ultimatum di "cessate il fuoco" rivolto dall’Onu alla Cina cade nel vuoto.
Scrive Pio XII nel suo appello per la pace: "Mentre vediamo con animo trepidante i popoli agitarsi sotto paurose minacce di conflitti e già nell’infuriare in alcune regioni di orribili stragi vengono falciate fiorenti vite giovanili, noi ardentemente desideriamo che tale ammonimento sia finalmente ascoltato da tutti".
Intanto, a poco più di cinque anni da Hiroshima e Nagasaki, torna a riaffacciarsi sul mondo lo spettro dell’arma nucleare. Il generale MacArthur (verrà poi destituito dal presidente Truman) che comanda le operazioni americane in Corea, chiede l’uso della bomba atomica per piegare la Cina. Osserva il Papa: "L’ingegno umano, destinato a ben altri scopi, ha escogitato oggi strumenti di guerra di tale potenza da destare orrore nell’animo di qualsiasi persona assennata, soprattutto perché essi non colpiscono soltanto gli eserciti, ma spesso travolgono ancora privati cittadini, fanciulli innocenti, donne, vecchi, malati e, insieme, edifici sacri e i monumenti delle più nobili arti!". Torna, nella "Mirabile illud", il ricordo delle tragedie appena passate: "Chi non inorridirà al pensiero che nuovi cimiteri possano aggiungersi a quelli tanto numerosi del recente conflitto?". E ancora una domanda: "Chi finalmente non trema pensando come la distruzione di nuove ricchezze, conseguenza inevitabile di ogni guerra, possa aggravare sempre più quella crisi economica, da cui sono travagliati quasi tutti i popoli, e specialmente le classi più umili?".
Un’enciclica, la "Mirabile illud", che anche a sessant’anni di distanza mantiene spunti di indubbia attualità, sia perché le riflessioni di Pio XII sono tuttora valide, sia per l’analogia con lo scenario mondiale proprio di questi giorni, che vede ancora una volta crescere pericolosamente la tensione tra Corea del Nord e Corea del Sud.