CARD. BAGNASCO

No a uno Stato smarrito

Lo Stato è tale in funzione di un popolo

Lo Stato è tale in funzione di un popolo, non il contrario, e ogni Stato “si indebolisce e si snatura” se “viene meno la coscienza dei valori comuni, la coscienza della propria identità culturale”. Per questo i cattolici devono continuare ad “alimentare la concezione alta e nobile dell’uomo che ha intessuto la nostra storia, e che ancora anima fondamentalmente il vivere del nostro Paese”. Infatti “la visione cristiana dell’uomo e del mondo, alimenta un ethos personale che si riverbera nella società intera, la plasma e le dà forma nel segno di una umanità autentica e piena”.
Ad affermarlo l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nell’omelia che ha pronunciato questa mattina per la solennità di Maria Immacolata. “Quanto più si diluiscono i punti di riferimento e si pongono in dubbio i valori primi, la vita, la famiglia, la libertà religiosa ed educativa – ha affermato il cardinale – oppure quanto più l’uomo si allontana da Dio, volendo costruirsi da sé, tanto più si addensano le nubi e la fede appare come una fortuna incomparabile”. È proprio in situazioni simili che “emerge il contributo decisivo e irrinunciabile del cristianesimo”. Infatti, ha affermato: “A nessuno sfugge come la visione dell’uomo e del mondo, nella luce della fede cattolica, crea un sentire comune circa le cose più importanti del vivere e del morire, genera un modo di stare insieme originale, alimenta un ethos personale che si riverbera nella società intera, la plasma e le dà forma nel segno di una umanità autentica e piena”.
Il cardinale ha poi parlato dello “Stato” e del “popolo” spiegando che “il popolo precede lo Stato e lo rende plausibile” e lo Stato “deve preservare lo spirito del popolo”. Il popolo ha spiegato “è una comunità di persone, e una comunità vera e affidabile è sempre di ordine spirituale ed etico, ha cioè un’anima. È questa la sua spina dorsale, e se questa si corrompe, allora il popolo diventa fragile, e lo Stato si indebolisce e si snatura”. E questo accade “quando viene meno la coscienza dei valori comuni, la coscienza della propria identità culturale”.
In merito all'”identità culturale”, il porporato ha poi spiegato che questa “non significa affatto ripiegarsi o rinchiudersi” quanto piuttosto “si tratta di non sfigurare il proprio volto”. “Senza volto, infatti – ha continuato il cardinale Bagnasco – non ci si può incontrare, non si riesce a stimarsi, a correggersi, a camminare insieme, a lavorare per gli stessi obiettivi, ad essere un ‘popolo'”.
Parlando ancora dello spirito di un popolo, il cardinale ha poi affermato che lo Stato “non può creare questo ‘spirito’ perché questo è pre-istituzionale e pre-politico”. Lo Stato “deve essere però attento a preservarlo e a non danneggiarlo in alcun modo, poiché è il fondamento dell’unità dinamica di una società”. Il cardinale ha concluso l’omelia invitando i fedeli a “servire la società in cui viviamo e che amiamo” spiegando che “il primo modo di servirla è rinvigorire l’anima, mantenere e alimentare quella concezione alta e nobile dell’uomo, della vita, della libertà vera, della carità fraterna, della distinzione tra bene e male, che ha generato lo ‘spirito’ del nostro popolo, che ha intessuto la nostra storia, e che ancora anima fondamentalmente il vivere del nostro Paese”. Infatti, ha concluso, “smantellare questo patrimonio, non testimoniarlo con coraggio nelle nostre azioni, lasciare che venga corroso in nome di nominalismi vuoti, significherebbe lasciar morire la fede e l’esempio dei nostri padri, ma anche lasciare che deperisca il volto umano dell’uomo e della società che ne consegue”.