MUSEO MISSIONARIO
Nel palazzo di Propaganda Fide
È nato a Roma il Museo missionario di Propaganda Fide, in uno dei più famosi palazzi barocchi della capitale con gli interventi di Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini che affaccia su Piazza di Spagna, sede della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Il percorso museale è stato illustrato il 9 dicembre durante una conferenza stampa in Vaticano. L’itinerario realizzato nel palazzo in cui la Congregazione ha la propria sede dal 1627, comprende una sala detta “sala mappamondo” e una sala multimediale destinate a divulgare al pubblico le opere svolte dalla Congregazione. In uno spazio complessivo di 1.250 metri quadrati, per la prima volta aperti al pubblico, i visitatori potranno ammirare la biblioteca lignea del Borromini con la sua enorme raccolta di volumi, la Cappella dedicata al Beato Newman e la Cappella dei Magi. Ma anche i capolavori della pittura italiana presenti nella collezione del dicastero, le opere provenienti da lontane culture venute a contatto con il cristianesimo, più di 10 mila foto storiche, i volumi della biblioteca e i documenti di un imponente archivio. Gran parte è tratta dalla collezione, raccolta in piazza di Spagna e nel palazzo di Velletri, del cardinale Stefano Borgia (1731-1804), uomo di vastissima cultura, segretario e prefetto della Congregazione. Le rarità raccolte avevano tutte forte significato religioso e presentavano oggetti come un tamburo sciamanico lappone, o le magnifiche cosmogonie tibetane.
L’itinerario museale. "Si tratta di un itinerario museale completo ha detto padre Massimo Cenci, sotto-segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli che non ha soltanto una valenza artistica, ma che è stato concepito e realizzato anche e soprattutto in funzione di una valenza propriamente pastorale". L’obiettivo del progetto, ha spiegato Francesco Buranelli, coordinatore del Comitato scientifico del museo, "consente di recuperare un bagaglio culturale e storico di grande rilevanza documentaria e artistica capace di testimoniare lo spirito di missione che ha sospinto tanti sacerdoti, religiosi e religiose, nel corso dei secoli, a testimoniare i valori cristiani nei più reconditi angoli della terra".
La storia del palazzo. Si deve a mons. Giovanni Battista Vives l’acquisto, nel 1624, del cinquecentesco Palazzo Ferratini, un edificio a tre piani costruito da mons. Bartolomeo Ferratini di Amelia all’estremità meridionale del vasto spazio aperto. Il Vives lo comprò per 14.500 scudi e subito ne fece dono a Urbano VIII, destinandolo a sede del dicastero pontificio. Nel 1627 Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-1644) fondò il seminario di Propaganda noto, dal nome del Pontefice, come Collegio Urbano seguito, tra il 1637 ed il 1639, dalla creazione di venticinque alunnati voluti dal cardinale Antonio Barberini, fratello di papa Urbano VIII e prefetto della Congregazione. Il cardinale Barberini nel 1646 fece un lascito testamentario di tutti i suoi beni, compreso il palazzo, che venne ampliato nel 1637 su progetto dell’architetto Gaspare De Vecchi, al quale nel 1643 subentrò Gian Lorenzo Bernini nel restauro della facciata e nella progettazione e costruzione della Cappella per l’Adorazione di Gesù bambino da parte dei Re Magi.
Tra Bernini e Borromini. "Gian Lorenzo Bernini conferì, grazie ad un rigoroso apparato architettonico-decorativo, una severa eleganza ‘istituzionale’ alla facciata, che si è conservata sostanzialmente intatta a chiudere la piazza", ha detto Buranelli. Negli stessi anni, Bernini progetta e costruisce l’oratorio dei Re Magi, di cui si conosce l’aspetto solo grazie a due disegni del Borromini. A partire dal 1647, Innocenzo X incaricò infatti Francesco Borromini della direzione della nuova fabbrica. Nel 1661 venne deliberata la demolizione della cappella del Bernini: il Borromini, dopo un tentativo di ampliamento dell’ovale della chiesa berniniana, optò per un’aula rettangolare, con asse parallelo alla strada, con la creazione di un prospetto articolato che riunisce i lati esterni della chiesa e le prime campate del Collegio. "L’episodio della demolizione della chiesa berniniana, assodata la fiera rivalità tra Bernini e Borromini ha spiegato Buranelli costituì forse per quest’ultimo una plateale rivincita nei confronti dello scultore che, abitando proprio di fronte a Propaganda Fide, dovette assistere impotente alla scomparsa di una delle sue opere giovanili". La cappella dei Re Magi è completata nel febbraio del 1664; tre anni prima della tragica morte del Borromini. L’apertura del museo è stata possibile grazie all’intervento della società Arcus, come sottolineato dall’ambasciatore Ludovico Artona, presidente di Arcus: "Questo consentirà di offrire al pubblico la possibilità di opere che non erano a disposizione, in un museo che esporrà testimonianze dell’arte italiana, testimonianze dell’opera missionaria e di evangelizzazione svolta nei secoli dalla Congregazione: capolavori che fino ad oggi erano stati riservati a pochi e fortunati studiosi".