LIGURIA

Il mal di strada

Un nuovo servizio assistenziale per persone senza dimora

Prenderà il via a metà dicembre il nuovo servizio di convalescenza protetta che consentirà di ospitare persone senza dimora dimesse dagli ospedali al termine della fase acuta di una patologia. Il progetto, presentato e coordinato dalla Fondazione Auxilium della Caritas diocesana di Genova, partirà in via sperimentale a metà dicembre e durerà per tutto il periodo più freddo dell’anno. La realizzazione è stata resa possibile grazie ad un finanziamento di 75.000 euro stanziato dalla Regione Liguria dal fondo sanitario e grazie alla collaborazione dell’Asl 3 genovese, dei presidi ospedalieri e del Comune di Genova. Saranno infatti proprio i Pronto soccorso a segnalare alla Fondazione Auxilium le persone che avranno bisogno di un periodo di stabilizzazione e di convalescenza in una struttura. La presentazione è avvenuta nei giorni scorsi nell’ambito della giornata di studio intitolata “Dottore, ho mal di strada”, sul rapporto tra sanità e persone senza dimora alla presenza di esperti del settore e degli assessori comunali e regionali della politiche socio sanitarie.Risposta ad un bisogno estremo. “È un risultato che ci riempie di soddisfazione perché raccogliamo l’esito dell’esperienza di umanità che le nostre organizzazioni fanno già da anni con le persone senza fissa dimora che vivono nel nostro territorio”. Così Stefano Tabò, direttore della Fondazione Auxilium, l’associazione capofila del progetto. “Sappiamo che ci sono ben altri problemi e criticità – prosegue Tabò – ma la nostra è stata una scelta strategica, dal momento che ci sono bisogni estremi e vitali ai quali dobbiamo rispondere. Da sempre, infatti, abbiamo individuato la mancanza di un luogo dove le persone senza dimora e convalescenti potessero curarsi perché vivere per strada quando si sta male significa allungare i tempi di guarigione e anche peggiorare le condizioni fisiche. Per questo, avevamo intuito che una simile soluzione dovesse coinvolgere non solo l’amministrazione comunale ma anche quella sanitaria come la Asl e la Regione”. Importante è stato il lavoro di squadra. “Abbiamo raggiunto questo risultato – aggiunge – perché ci abbiamo creduto tutti, noi come Fondazione, i gruppi di strada, quelli parrocchiali e associativi. È stata una spinta comune e condivisa, frutto di una esperienza concreta in quanto, ormai da cinque anni, Auxilium e gruppi di strada gestiscono un dormitorio che offre ricovero a 27 persone”. Per il direttore di Auxilium, va inoltre sottolineato che, “con questa esperienza sperimentale, abbiamo trovato sinergie operative nuove tra il mondo sanitario e quello sociale, tra il mondo delle professioni e quello del volontariato, tra pubblico e privato”. Riconoscimento di un diritto. “Sarà certamente un’esperienza interessante, da guardare con attenzione e interesse”, afferma Danilo De Luise, responsabile dei servizi dell’associazione San Marcellino. “Come associazione – spiega – sollecitavamo da tempo un intervento in questa direzione”. Di particolare importanza, per De Luise, è l’aver finalmente riconosciuto che “i cittadini senza dimora hanno diritto all’assistenza sanitaria come tutti gli altri cittadini”, anche se “non vorremmo che si andasse incontro al rischio di aprire la corsia di un secondo binario sanitario per le persone più povere”. Il responsabile della San Marcellino ricorda che l’idea alla base del progetto è stata la volontà di prendersi cura di tutte le persone. “Siamo davanti a situazioni analoghe a quanti sono affetti da malattie rare. Persone che hanno diritto ad essere assistite e seguite dal sistema sanitario nazionale proprio a causa della rarità della malattia visto che, molto spesso, le case farmaceutiche non hanno interesse ad effettuare ricerca a causa proprio dell’esiguità del numero dei pazienti”. De Luise ricorda ancora che i senza fissa dimora non sono l’unica categoria che hanno bisogno di un servizio di convalescenza assistita, in particolar modo in Liguria e a Genova, dove vivono numerose persone anziane sole. “Penso soprattutto a tante donne in età avanzata – afferma – che molto spesso non hanno relazioni familiari e, anche se possiedono una casa, non hanno nessuno che stia loro vicino in caso di malattia”.Sperimentazione da continuare. Anche Maurizio Scala, della Comunità di Sant’Egidio, esprime una “valutazione molto positiva” tanto che auspica che “la sperimentazione programmata solo per i prossimi mesi, in quanto legata all’emergenza freddo, possa continuare anche per il futuro. “Nel passato – dice – abbiamo assistito a dimissioni a volte un po’ forzate dai Pronto soccorso degli ospedali e tali casi non si sono verificati solo d’inverno”. Al riguardo Scala cita il caso recente di un senza dimora ricoverato e poi dimesso la scorsa estate in seguito alla frattura di un piede al quale era stato raccomandato di stare un mese fermo a letto. “Una situazione impossibile – sottolinea Scala – per una persona abituata ad andare in giro a mendicare e a raccogliere offerte di aiuto tra varie associazioni e parrocchie e che, come associazione, abbiamo aiutato con i mezzi a disposizione”.a cura di Adriano Torti(10 dicembre 2010)