BREMBATE – LAMEZIA TERME

Unita nella speranza

Due tragedie e due luoghi

Due fatti e due luoghi hanno unito l’Italia in questi giorni: la scomparsa di Yara a Brembate, in provincia di Bergamo, e la morte di sette ciclisti a Lamezia Terme, in Calabria. Compassione e rabbia, la voglia di discriminazione attorno a colpevoli, veri e presunti, provenienti da altri Paesi e culture, in ognuno dei fatti e dei luoghi hanno lasciato il posto alla ragionevolezza della fede, alla comunione, alla speranza, al perdono.
Teresina Natalino, la maestra, moglie di uno dei ciclisti uccisi nell’incidente di Lamezia, al parroco don Pietro che va a farle visita dice di aver perdonato l’omicida tossicodipendente, perché anche il marito avrebbe fatto lo stesso. E lo spiega: "Per tutta la vita noi due siamo stati educatori e prima ai nostri figli e poi a tutti gli alunni delle scuole abbiamo sempre e solo insegnato la legalità, la giustizia, la non violenza… Io in classe a Gizzeria ho tanti alunni marocchini, tanti bambini che spero presto di rivedere e di poter riabbracciare. Ecco voglio dir loro che il mio bene non è mutato e che tornerò in classe senza rancore, con la voglia intatta di dialogare ancora".
Da Lamezia a Brembate.
Il giorno dell’Immacolata sono arrivati nel paese orobico dalla Lombardia e dal Veneto a portare la solidarietà mista a preoccupazione alla famiglia di Yara, ancora in attesa di avere notizie sulla figlia, un gruppo di persone di varie nazionalità e di religione islamica che vivono, lavorano e studiano in Italia. Alla famiglia hanno lasciato una lettera, in cui tra l’altro si legge: "In questo giorno speciale per gli italiani e i cristiani, giorno nel quale si ricorda e si celebra una grande Madre, la Madonna in uno dei momenti più dolci della sua vita, noi sentiamo che Yara è anche un po’ nostra figlia e voi siete parte della nostra famiglia, del nostro cuore e dei nostri pensieri quotidiani e non possiamo restare indifferenti davanti a quello che è certamente per voi fonte di profonda angoscia, e di una sofferenza che non vorremmo mai dover provare".
Due storie diverse, due popoli diversi, due paesi diversi, due famiglie diverse che si sono ritrovati insieme a vivere e a esprimere solidarietà. Un’Italia unita, veramente, che ritrova la profondità delle sue tradizioni di fede e di democrazia. Un’Italia diversa, ma sempre una, capace di valorizzare tutti.
Da Lamezia e Brembate è uscita la traduzione della voglia di speranza, dell’Agenda di speranza che proprio dalla Calabria era stata lanciata nella Settimana Sociale dei cattolici italiani, svoltasi lo scorso mese di ottobre. Le parole come "cittadinanza", "partecipazione", "inclusione", "legami", "relazioni", "famiglia" che hanno intessuto i discorsi e le relazioni, i lavori di studio e i dibattiti a Reggio Calabria hanno trovato dal Nord al Sud, da Bergamo a Lamezia, la loro traduzione concreta e quotidiana, la loro verità. L’Italia, unita nel dolore e nel perdono, nella speranza, ha vinto la discriminazione.