TERRA SANTA

Non tradiamo il Natale

I messaggi del patriarca e del custode

Come tradizione, in vista delle festività del Natale, il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, e il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, due tra le massime autorità cattoliche della Terra Santa, sono soliti diffondere i loro messaggi natalizi. Ne proponiamo una sintesi.

Impegno di conversione. "Non rendiamo vano questo ennesimo ma sempre nuovo Natale": è l’appello del custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa. "Il Natale – si legge nel testo – non può non metterci a disagio: è una festa che pare avere smarrito il suo senso più intimo e vero, e che quindi ci porta a interrogarci su chi è per noi quel Bambino, a vedere Dio in un bambino, a credere in un Dio che sceglie di racchiudere la sua grandezza nella piccolezza della nostra umanità. È impegno di conversione, il Natale. È accettare di rispondere alle attese di Dio. Natale viene a fissare la nostra attenzione sull’attesa di Dio: non rendiamolo vano. La Parola di Dio ci aiuta e ci guida a conservare la speranza, nell’attesa che venga il Signore della gloria. Natale sia per tutti questo convertire il nostro sguardo, accorgersi che il regno avanza, è presente; che io, noi, tutti, insieme, possiamo renderlo presente". Il custode esorta a "guardare il Medio Oriente, questa ‘nostra’ Terra Santa, con lo sguardo di Dio" e a "riconoscere in essa la culla di un disegno universale di salvezza nell’amore". "Non rendiamolo vano. Rispondiamo all’attesa di Dio, che si è fatto Bambino perché potessimo andare a lui come se fosse lui ad aver bisogno di noi. Perché il cuore della nostra attesa è nel sapere che Dio ci attende, pazientemente, da lungo tempo".

Tra speranza e sofferenza. Ringraziamento a Benedetto XVI per il Sinodo per il Medio Oriente, soddisfazione per il numero record di pellegrini in Terra Santa e per la ripresa dei colloqui tra Santa Sede e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), per l’Accordo di base del 2000, ma anche "grande preoccupazione" per l’incendio che ha devastato alcune zone di Haifa e "sofferenza" per il fallimento dei colloqui di pace diretti tra Israele e l’Autorità palestinese. Nel suo messaggio di Natale il patriarca latino Fouad Twal ha ripercorso alcuni degli eventi che hanno segnato il 2010 in Medio Oriente. Nel Sinodo, scrive il patriarca, "abbiamo potuto mettere il dito sulle nostre piaghe e sulle nostre paure, ma allo stesso tempo anche esprimere le nostre attese e le nostre speranze. Il Sinodo ha invitato i cristiani del Medio Oriente a vivere da buoni credenti e da buoni cittadini. La fede, lungi dall’allontanarci dalla vita pubblica, dovrebbe renderci tutti più coinvolti nell’edificazione delle nostre rispettive società, sia nei Paesi arabi sia in Israele". Importante, poi, è stata la condanna da parte dei padri sinodali di "violenza, fondamentalismo religioso, antisemitismo, antigiudaismo, anti-cristianesimo e islamofobia". Il flusso record dei pellegrini, il loro numero, prosegue il messaggio, "potrebbe aumentare fino a raggiungere i 3.400.000 visitatori" nel 2010, "riflette in modo significativo la dimensione universale di Gerusalemme, di Betlemme, di Nazaret, la buona accoglienza riservata ai pellegrini dal nostro popolo e dalle nostre Chiese e il lavoro di qualità svolto dai ministeri del Turismo in Israele e in Palestina". Sul piano delle relazioni con le autorità israeliane e palestinesi, Twal, sottolineando "il miglioramento riguardante le procedure per l’ottenimento del visto per i religiosi, seminaristi e volontari", prega per il successo dei colloqui tra la Santa Sede e l’Olp, che "riguardano principalmente la libertà religiosa e la legislazione in materia fiscale" e di quelli già in corso tra Santa Sede e Israele. Tra i motivi di sofferenza di questo 2010 il patriarca latino cita in particolare "il fallimento dei colloqui di pace diretti tra Israele e l’Autorità palestinese". "Questo fallimento – si legge nel messaggio – non ci può però lasciare nella disperazione. Continuiamo a credere che in entrambe le parti in conflitto e così pure all’interno della comunità internazionale ci siano uomini di buona volontà, che si prodigheranno per unire le loro energie e il loro impegno per la pace". Preoccupazione viene anche espressa per l’incendio di Haifa, "triste evento" nel quale abbiamo sperimentato una grande solidarietà internazionale". "Il fatto che l’Autorità palestinese abbia messo a disposizione le squadre di pompieri – afferma il patriarca – è stato poi un gesto molto significativo. Può rappresentare l’inizio di una fruttuosa collaborazione che speriamo possa continuare in condizioni favorevoli, quando la pace così desiderata regnerà su questa terra martoriata". Un pensiero finale il patriarca lo rivolge ai fedeli palestinesi della diaspora in America Latina, da lui visitati in novembre, e al massacro dei cristiani di Baghdad nella Chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso: "Queste vittime innocenti si aggiungono alle migliaia di vittime del fondamentalismo e della violenza, piaghe che stanno affliggendo l’Iraq".