RIFORMA UNIVERSITÀ
Gli studenti in piazza
"Mai, neanche nei momenti di contestazione più dura, bisogna perdere il contatto con i giovani, perché la strategia della tensione non porta da nessuna parte". Luciano Corradini, docente di pedagogia all’Università "Roma Tre", commenta al SIR in questi termini la protesta degli universitari, che dopo la manifestazione del 14 dicembre ne hanno annunciata un’altra per domani, a Roma, nel giorno in cui dovrebbe arrivare il voto sul ddl Gelmini. Soffermandosi sulla necessità di tener conto del "disagio" degli studenti, segnalata dal presidente Napolitano, l’esperto mette in guardia da un duplice rischio: "Quello di una politica e di una gestione delle risorse di tipo inconcludente, autoreferenziale ed egoistica, e quello opposto di un mondo giovanile che rivendichi la sua legittima soggettività e le sue ragioni in termini di violenza e di odio". La scuola e l’università, secondo Corradini, "devono operare per scongiurare questo pericolo, memori della ‘notte della Repubblica’ e del terrorismo, che hanno funestato, fra gli anni ’60 e ’80, non solo la scuola e l’università, ma l’intera nostra società". "La perdita di rilievo etico delle istituzioni e di quel grande patrimonio rappresentato dai valori costituzionali conquistati in lunghi anni di coraggio e di sofferenza conclude Corradini sarebbe una sciagura di cui la società non ha davvero bisogno".
Disagio, non protesta. Quello dei giovani è "un disagio condivisibile", ma "non come protesta verso la riforma". Maria Luisa De Natale, prorettore dell’Università Cattolica di Milano, commenta in questi termini al SIR la manifestazione degli studenti universitari in programma domani a Roma. "Il disagio dei giovani sostiene De Natale c’è sempre stato, e deve preoccupare tutti, ma non può essere imputato al progetto di riforma, che non va contro gli studenti o i ricercatori ma al contrario porta avanti l’università, le consente cioè di fare un passo avanti nei confronti della realtà europea e delle organizzazioni esterne al mondo universitario stesso". "Per troppo tempo l’università italiana è rimasta ancorata a modelli di tipo tradizionale", sostiene il prorettore dell’ateneo milanese, secondo cui la protesta di piazza degli studenti "preoccupa e, nello stesso tempo, non trova ragion d’essere né nei tagli, che consentono di riorganizzare gli atenei in un momento critico, in cui l’Italia e l’Europa sono alle prese con la crisi economica, né nelle prospettive di carriera, che vengono garantite a chi le merita". Quanto al generale "disagio" del mondo giovanile, secondo De Natale comporta la capacità di "dare risposte significative alle richieste dei giovani, tramite la volontà anche da parte di chi governa di prendere misure adeguate".
Nuove prospettive. "Dare nuove prospettive ai giovani". È questo, secondo Adriano Fabris, docente di filosofia morale all’Università di Pisa, il "dovere" che tutti gli adulti devono sentire, a partire dalla consapevolezza che "bisogna dare futuro, lavoro, risposte alle loro esigenze". Nello stesso tempo, però spiega al SIR in merito al corteo di protesta annunciato per domani dagli studenti le manifestazioni "non possono e non devono assumere un carattere violento o essere strumentalizzate, altrimenti si crea un clima di tensione che va anche contro le legittime richieste degli studenti". "I ragazzi spiega Fabris sentono che avranno un futuro pieno di difficoltà e di problemi, ed esprimono la loro ansia e preoccupazione anche magari avendo un obiettivo che non è giusto: il rifiuto della riforma dell’università, che invece è necessario compiere". Da parte nostra, "dobbiamo assumerci le nostre responsabilità nei confronti dei ragazzi, perché il rischio è una situazione in cui, anche non per responsabilità diretta, ci troviamo ad aver rubato il loro futuro, ad occupare spazi che sarebbe bene assumessero loro, in un’ottica di fisiologico ricambio generazionale". Tra i suggerimenti per "dare prospettive", Fabris cita la necessità, per gli atenei, di "dare un orientamento lavorativo" ai giovani, attraverso una "ricognizione dei bisogni che parta dalle richieste reali del mondo del lavoro". "Formiamo troppo spesso persone che scelgono una carriera o un percorso professionale che non ha sbocchi", spiega il filosofo: "Manca un orientamento adeguato, e si lascia che i ragazzi scelgano carriere o professioni legate semplicemente ai desideri e alle mode del momento". Altra urgenza, secondo Fabris, è quella di "sbloccare il sistema universitario per dare ai giovani la possibilità di accesso alla ricerca, senza la quale non si può trovare un lavoro competitivo".
Il parere della Fuci. Sostegno ad ogni manifestazione pacifica, condanna verso qualsiasi forma di violenza, invito ad "allentare le tensioni nel Paese". Interpellato dal SIR, Alberto Ratti, presidente nazionali della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana), sintetizza in questi termini la posizione dell’organismo alla vigilia del corteo degli studenti in programma domani a Roma, nel giorno in cui è previsto il voto finale sul ddl Gelmini. "In queste ultime settimane, fin da quando è approdata alla Camera la discussione del testo afferma -, stiamo costantemente seguendo e monitorando l’iter del provvedimento. Sosteniamo le manifestazioni, sintomo di un innegabile disagio, a condizione che siano pacifiche. Per quanto riguarda invece ogni forma di violenza premeditata e gratuita, la stigmatizziamo senza riserve". Più in generale "facciamo anche nostre le parole del presidente della Repubblica e il suo invito ad allentare le tensioni nel Paese". "Pur riconoscendo il malessere dell’università italiana ed il suo bisogno di riforma – prosegue il presidente Fuci entrando nello specifico – , continuiamo a criticare il ddl Gelmini, nel quale ravvisiamo alcuni spunti positivi che tuttavia rischiano di essere contenitori vuoti, ma ci riserviamo di esprimere un parere definitivo dopo la sua approvazione in Senato". Per quanto riguarda la riforma, "la più importante per l’Italia, perché per rimettere in moto un Paese bisogna ripartire dalla ricerca, dalla cultura e dall’università" Ratti afferma che la Fuci "auspicherebbe tempi più lunghi e vorrebbe che su temi così importanti anche gli studenti potessero essere ascoltati" esprimendo rammarico per il fatto che, "a causa delle sue divisioni interne, il Cnsu (Comitato nazionale studenti universitari), massimo organo di rappresentanza studentesca e primo interlocutore con il ministro Gelmini, non abbia preso posizione in merito e sia rimasto defilato". Nel rammentare la richiesta, nelle settimane scorse, al ministro dell’Istruzione di un tavolo di discussione e confronto con le associazioni degli studenti, Ratti chiarisce: "Non siamo pregiudizialmente contro la riforma, ma vorremmo che le proposte non fossero calate dall’alto e portate avanti a colpi di maggioranza". Il presidente Fuci ribadisce infine "pieno sostegno ad ogni manifestazione pacifica", ma totale condanna verso ogni tentativo di strumentalizzazione di parte e ogni forma di violenza".