diritti umani

Indeboliti dalla crisi

Parlamento Ue: i poveri sempre più poveri

“La crisi economica e finanziaria globale ha avuto un impatto negativo sui diritti economici, sociali e culturali” e “sono stati i diritti dei più poveri a essere maggiormente colpiti”: è un passaggio della posizione assunta dal Parlamento Ue il 16 dicembre a proposito della “Relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2009 e sulla politica dell’Unione europea in materia”.Vecchie e nuove violazioni. La sessione parlamentare di dicembre è tradizionalmente segnata dai diritti umani e l’aula esamina l’impegno comunitario sia sul versante interno sia oltre i confini Ue, e procede all’assegnazione del Premio Sacharov per la tutela della libertà di espressione e dei diritti umani (assegnato quest’anno al dissidente cubano Guillermo Farinas). Laima Liucija Andrikiené, eurodeputata lituana, ha preparato il testo approvato dal Parlamento che affronta i molteplici problemi che “riguardano i diritti e le libertà fondamentali nei cinque continenti”. L’ampio documento comprende una analisi della situazione dei diritti nel mondo, soffermandosi fra l’altro sulla pena di morte (applicata ancora in tanti Paesi nonostante la moratoria decretata dall’Onu), le violenze contro donne e minori nelle forme più atroci e abiette, la mancanza di libertà di espressione in numerosi angoli del pianeta. “Anche la lotta al terrorismo rischia di tradursi” in una “occasione per limitare in vari Stati le libertà fondamentali e la sicurezza dei cittadini”. Andrikiené segnala che “nel mondo si stanno manifestando nuove forme di abusi dei diritti umani, in particolare nell’ambito delle moderne tecnologie dell’informazione, tra cui l’uso deviato della rete e la censura su internet e la violazione del diritto alla vita privata attraverso lo sfruttamento dei dati personali”.Tener fede agli impegni. Il Parlamento mostra un concetto ad ampio raggio dei diritti umani e riconosce, ad esempio, la necessità di “attribuire pari importanza ai diritti economici, sociali e culturali e ai diritti civili e politici, tenendo presente il carattere universale, indivisibile e interdipendente di tutti i diritti umani”; in questo senso sottolinea che i diritti umani comprendono anche il diritto all’alimentazione, all’acqua e infrastrutture igieniche, all’istruzione, a un alloggio adeguato, al territorio, a un lavoro dignitoso e alla sicurezza sociale. Il Parlamento Ue chiede poi all’Alto rappresentante per la politica estera di “tenere fede agli impegni che riguardano l’integrazione dei diritti umani in tutte le azioni esterne dell’Unione” e “la nomina di un rappresentante speciale per i diritti umani”. Il documento, non privo di passaggi discutibili, si sofferma su vari problemi: la pratica della tortura, la violenza sulle donne che si esplica in tutti i continenti e in diverse forme, come la tratta, la prostituzione, le mutilazioni genitali, i matrimoni forzati, la diffusa “cultura sessista”; dedica uno specifico paragrafo alle “numerose violazioni dei diritti umani subite da lesbiche, gay, bisessuali e transessuali in tutto il mondo”. Il Parlamento segnala inoltre che occorre proteggere i difensori dei diritti umani e “accoglie con favore la decisione” di attribuire il Nobel per la pace 2010 a Liu Xiaobo.Ampio capitolo sulla religione. Nel testo si legge che sulla libertà di religione o di credo “pesano crescenti minacce, a opera soprattutto di governi autoritari che prendono di mira le minoranze religiose”. Si ribadisce la “profonda preoccupazione per il fatto che la discriminazione fondata sulla religione o sul credo” è un fenomeno tuttora diffuso in tutte le parti del mondo: si citano tra l’altro i casi di Corea del Nord, Iran, Arabia, Somalia, Maldive, Afghanistan, Yemen, Mauritania, Laos, Uzbekistan, Eritrea, Iraq, Pakistan, Egitto, Cina, Russia, Vietnam. Tra i casi specifici sollevati, il testo parlamentare condanna “fermamente” le “criminalizzazioni o le pene comminate per apostasia in casi di conversione da una religione o da una confessione religiosa a un’altra, secondo una pratica ancora vigente nella maggior parte dei Paesi del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale”.Le competenze Ue. L’Alto rappresentante Ue per la politica esterna, Catherine Ashton, si è confrontata su questi temi con gli eurodeputati, affermando che per difendere i diritti umani nel mondo occorre avere una politica estera chiara, rafforzare l’Onu, “collaborare con i Paesi terzi” e “avere strategie locali per intervenire in ogni Paese” in cui siano violati i diritti umani. Nel corso del dibattito – che ha sottolineato anche taluni progressi emersi in questo campo nel mondo – si è evidenziato che il Trattato di Lisbona ha accresciuto le competenze dell’Unione europea in materia di politica estera in modo da rafforzare i suoi valori e obiettivi; in tal senso il nuovo Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) dovrebbe consolidare ulteriormente l’azione dell’Unione campo dei diritti umani.