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Irlanda: vescovi su vita nascente e abusiLa distruzione diretta di una vita umana innocente non può mai essere giustificata, per quanto difficili siano le circostanze”. Questo il parere del card. Sean Brady riguardo alla sentenza pronunciata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo secondo la quale il divieto dell’aborto contenuto nella Costituzione irlandese viola il diritto delle donne incinta ad ottenere cure mediche appropriate in quei casi dove sia a rischio la vita della madre. Secondo l’arcivescovo di Armagh e primate della Chiesa cattolica d’Irlanda, il giudizio dato dalla Corte europea “richiederà un’attenta analisi e riflessione”. Ed aggiunge: “La Costituzione irlandese dice chiaramente che il diritto alla vita del nascituro è uguale a quello di sua madre. Sono in gioco diritti umani fondamentali. La Chiesa cattolica insegna che né il bambino non ancora nato, né la madre possono essere deliberatamente uccisi”. “Siamo pertanto sempre obbligati ad agire nel rispetto del diritto inerente alla vita sia della madre sia del nascituro nel grembo della madre. Nessuna legge che subordina i diritti di un essere umano a quello di un altro essere umano, può essere considerata una legge giusta”. Le parole del cardinale terminano con un appello alla “società” perché risponda “in modo sensibile a ogni donna che si ritrova con una gravidanza non pianificata”. Venerdì 17 dicembre, l’alta Corte d’Irlanda ha autorizzato la pubblicazione di un capitolo mancante del Murphy Report, il rapporto governativo sugli abusi commessi su minori da esponenti del clero dell’arcidiocesi di Dublino dal 1975 al 2004. Si tratta del capitolo 19 riguardante un sacerdote, Tony Walsh, condannato agli inizi di dicembre a 16 anni di prigione per aver abusato sessualmente di tre bambini negli anni ’70 e ’80. La sua pubblicazione era stata rinviata in attesa della conclusione del processo. Come per i precedenti casi esaminati dal Rapporto Murphy, anche questo nuovo capitolo chiama in causa le responsabilità della polizia e delle autorità ecclesiastiche per non avere impedito a Walsh, per più di 15 anni fino al suo arresto nel 1996, di continuare a molestare bambini nonostante la sua condotta fosse nota. Una linea da cui l’arcivescovo di Dublino mons. Diarmuid Martin ha preso fermamente le distanze ribadendo in una nota, “le sue scuse senza riserve per il dolore causato e per il modo in cui la Chiesa locale ha gestito questi casi”. Nella dichiarazione, mons. Martin esprime parole di elogio per il coraggio delle vittime nel denunciare gli abusi subiti, un coraggio, che ha fatto un gran bene ai bambini, alla società, ma soprattutto alla Chiesa e per il quale abbiamo tutti un debito di riconoscenza”. Del Rapporto Murphy si attende ora la pubblicazione di un ultimo capitolo, il 20°, ancora in fase di elaborazione. Esso riguarda un caso ancora pendente e la sua pubblicazione è prevista nel mese di luglio 2011.Francia: Natale in Afghanistan, il costo della paceNatale sulle montagne dell’Afghanistan per il secondo anno consecutivo. Così il vescovo Luc Ravel dell’Ordinariato militare francese trascorrerà le festività, a fianco dunque dei soldati francesi: a Kabul e nelle regioni di Surobi e Kapisa. “L’obiettivo – spiega – è quello di sostenere i militari nelle operazioni militari (che non si fermano a Natale: non c’è nessuna tregua a Natale), quando la separazione dalla famiglia fa sentire di più il dolore”. Quale messaggio vuole portare alle truppe? “Natale – risponde il vescovo – è un messaggio di pace: una promessa di grande pace alla quale aderiamo. Sì, noi crediamo che la pace sia possibile, nonostante le apparenze contrarie”. Riguardo alla Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace che si celebra il 1° gennaio, mons. Ravel afferma: “La pace non inizia in Afghanistan. Si radica laddove c’è l’amore e cioè nelle nostre famiglie. Le tragedie che si vivono nel mondo, i costi delle operazioni non devono distoglierci dal lavoro quotidiano per la pace, quello che si conduce all’interno delle nostre case”.Germania: messaggio comune delle Chiese Un messaggio comune per il Natale: questa la scelta degli incaricati per l’ecumenismo della Chiesa cattolica e di quella evangelica, rispettivamente mons. Gerhard Ludwig Müller (Ratisbona) e il vescovo di Braunschweig Friedrich Weber, che hanno deciso di lanciare insieme un messaggio di Natale ai tedeschi. Il messaggio, registrato a Würzburg, ribadisce la volontà delle Chiese di superare ciò che ancora le divide. “Il messaggio di Natale obbliga i cristiani all’unità”, ha sottolineato mons. Müller, incaricato della Conferenza episcopale per l’ecumenismo. “I nostri colloqui regolari con i partner dell’ecumenismo hanno anche l’obiettivo” di agire “per la dignità di tutti, ma soprattutto per la dignità di chi vive in povertà ed oppressione”. “L’unione ecumenica consente di avere speranza reciproca”, ha aggiunto. Weber, incaricato della Chiesa evangelica luterana per i rapporti con i cattolici, ha evidenziato che “il messaggio di Natale della venuta di Dio al mondo è il messaggio centrale che dobbiamo continuare a trasmettere insieme in armonia”. Pertanto, “anche nel nuovo anno i cristiani devono fare di tutto per ridurre al minimo le differenze ancora esistenti, affinché la nostra azione ecumenica non ostacoli il cammino di Dio” ha auspicato il vescovo evangelico.