LIGURIA
Disapplicata la legge per il sostegno dei genitori separati
A due anni dall’approvazione della legge regionale 34/2008, “Norme per il sostegno dei genitori separati in situazione di difficoltà”, diverse associazioni familiari e di genitori separati hanno lamentato in Liguria la mancata applicazione della normativa. Ai tempi dell’approvazione la discussione superò i limiti regionali e servì da esempio per analoghi provvedimenti a livello nazionale. La Liguria, infatti, era partita per prima ed era poi stata seguita da altre Regioni; la legge fu approvata dal Consiglio all’unanimità. Il caso è stato recentemente sollevato da un’interpellanza, in merito all’applicazione e sull’entità dei finanziamenti relativi, presentata all’assessore ai Servizi sociali da parte del consigliere primo firmatario del testo di legge.Una legge disapplicata. Di “sostanziale disapplicazione della norma” parla Emanuele Scotti, vicepresidente dell’associazione Famiglie separate cristiane. “La nostra – aggiunge – è un’osservazione molto semplice e immediata, fondata sull’esperienza e la percezione proprio di quei tanti genitori separati, che avrebbero dovuto essere i primi destinatari delle azioni previste dalla legge”. Infatti, prosegue Scotti, “non conosco neppure una madre o un padre separato che abbia ricevuto concreti vantaggi e benefici, a qualsiasi livello, da alcune delle previsioni di legge”. Il timore è “che, dopo l’approvazione avvenuta all’unanimità per il generale apprezzamento sui principi d’innegabile civiltà e buon senso contenuti nella legge, altre istanze e sotterranee resistenze siano intervenute a bloccarne di fatto l’applicazione”.Quasi nulla è stato fatto. Anche per Enzo Ognibene, presidente dell’associazione Papà separati Genova onlus, la legge non ha ancora portato alcun contributo. “Le associazioni che chiedevano un coinvolgimento nel merito – afferma – stanno registrando che nulla o quasi è stato fatto”. In particolare “i centri di mediazione gratuiti sono pochi e insufficienti, i centri di prima accoglienza per i papà sono inesistenti, aiuti economici e terapeutici di supporto al genitore più debole e, dove previsti, anche legali anch’essi inesistenti, l’associazionismo volontario escluso da tutto”. “Per noi – precisa Ognibene – era importante sottolineare con la legge che il problema non riguarda solo le fasce estremamente povere e i casi complessi di coniugi che decidono di separarsi, bensì un elevato numero di realtà familiari piuttosto comuni”. L’auspicio è quindi di “trovare un’applicazione su un dramma così importante, dove si vede la Regione Liguria in testa alle percentuali nazionali di casi di famiglie separate”.Sostegno economico e pedagogico. Il dibattito in merito alla legge ha mostrato come “si sia data parziale applicazione agli aspetti psicologici delle problematiche insorgenti, in particolare con i punti d’ascolto e i centri d’assistenza e mediazione familiare, ma tutto questo appare solo come un primo sostegno”, spiega Riccardo Revello, vicepresidente dell’associazione Aiuto famiglia onlus. Per Revello servirebbe però altro. “Soprattutto per la figura del padre separato e con un limitato contatto con i figli – osserva – abbiamo la netta percezione che sia necessario un sostegno di tipo pedagogico ed economico”. Un aspetto, quello della necessità del sostegno economico, particolarmente “evidente per l’enorme aumento delle spese e dei costi della vita dei separati”. Ma non è sufficiente: infatti, risulta “assolutamente indispensabile anche il sostegno pedagogico dei genitori” perché “aiutare i genitori separati in questa loro formazione, consente di ridurre anche i costi economici e sociali”.Investire nella prevenzione. La legge, rileva Anna Maria Panfili, presidente del Forum delle associazioni familiari, “ha voluto tutelare una reale esigenza e un’emergenza sociale”. Il problema centrale, però, è che “non ha previsto anche un potenziamento della prevenzione della crisi familiare”. “Infatti – aggiunge – è sempre più urgente accompagnare la gestione dell’emergenza della crisi familiare con seri investimenti sulla prevenzione della crisi”. Servono investimenti “non solo economici, ma di sostegno culturale, incoraggiamento a un miglior utilizzo delle risorse esistenti e a forme molto efficaci di solidarietà”. Panfili parla di “favorire l’auto-aiuto mediante formazione di gruppi spontanei di famiglie, o la diffusione dei servizi offerti dai consultori privati o dalle associazioni nate appositamente per incoraggiare l’auto-aiuto”. “In questa prospettiva – spiega – il contributo d’impegno delle istituzioni si affievolisce, resta confinato a un ruolo d’indirizzo, incoraggiamento e guida, ma, al contempo, avviene qualcosa di molto prezioso: cresce la capacità delle persone di uscire con le proprie forze dalle difficoltà, quindi cresce davvero la libertà della persona e della famiglia”.a cura di Adriano Torti(22 dicembre 2010)