SCAMPIA
L’atto intimidatorio nel cantiere della chiesa
Due escavatori e tre container sono stati danneggiati all’interno di un cantiere del quartiere degradato di Napoli, Scampia, dove si sta costruendo una nuova chiesa. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, alcuni sconosciuti si sono introdotti nel cantiere e hanno danneggiato i mezzi, oltre ad aver appiccato il fuoco ad alcuni attrezzi.
Un atto intimidatorio. "È giunta notizia dei danni arrecati al cantiere per la costruzione della nuova chiesa di Maria Santissima del Buon Rimedio nel Rione Scampia. Sembra che sia stato appiccato il fuoco e siano stati danneggiati mezzi e attrezzature. È evidente che, al momento, non si conoscono le motivazioni e i responsabili, ma, tenendo conto delle modalità dell’accaduto, per come sono state riferite, è molto probabile che si tratti di un atto intimidatorio". È quanto si legge in una nota diffusa dalla curia di Napoli. "Rispetto a tale ipotesi e dinanzi a tanta protervia prosegue il comunicato non si può che restare sgomenti e indignati per l’azione delittuosa messa in atto probabilmente in maniera proditoria. La Chiesa di Napoli si stringe con solidarietà e compattezza al parroco e a tutta la comunità del costruendo edificio di culto, facendo sentire tutto il calore della vicinanza e della condivisione del dolore per il vile gesto che squalifica e disonora unicamente le persone che l’hanno messo in atto e che certamente non può ricadere sull’intero rione". "Scampia, al di là del disagio sociale procurato da un manipolo di individui che ha scelto la strada della violenza e del malaffare, è fatto, nella stragrande maggioranza, di gente onesta, laboriosa ed estremamente dignitosa, che merita il massimo rispetto da parte di tutti", si afferma nella nota.
Attacco al bene. Nel contempo, "è appena il caso di ricordare a chi forse non è abituato a sentire parole di giustizia, di legalità e di pace, che atti come quello che è stato consumato si evidenzia nel comunicato , arrecano un danno immenso all’intera città di Napoli, piegata non solo da mali antichi ma anche dalla prepotenza di una minoranza di facinorosi. Con gli atti intimidatori non si va da nessuna parte. Bisogna tenere presente che da sempre la Chiesa, alla sequela di Cristo, è vicina ai più umili e ai più deboli, lavorando per il bene della singola persona e dell’intera comunità cittadina". Il parroco, don Alessandro Gargiulo, ha spiegato di non avere mai "ricevuto avvisaglie dalla camorra: senza alcuna esitazione avremmo avvertito subito le forze dell’ordine". In realtà, "da qualche giorno i lavori erano fermi per una questione di permessi. Appena questi piccoli problemi burocratici saranno risolti i lavori riprenderanno. Spero tanto che verso la fine del prossimo anno si potrà intravedere la possibilità di annunciare l’inaugurazione di una nuova chiesa a Scampia, per il popolo che vive in questo quartiere". "Questa chiesa ha sottolineato il parroco è attesa nel quartiere da 30 anni. A causa di varie vicissitudini che ne hanno ritardato la costruzione, Scampia aspetta speranzosa che prima o poi il nuovo tempio veda la luce". Per il sacerdote, "al di là della volontà specifica di chi ha compiuto l’attentato, si è trattato di un attacco al bene di chi intende costruire qualcosa di positivo per la gente di Scampia". Don Gargiulo ha ricevuto la solidarietà di tutti i sacerdoti dell’arcidiocesi e in particolar modo gli altri parroci di quartieri di frontiera, come Scampia, Secondigliano, Marianella, Piscinola, Miano, del decano e della curia. Lo stesso card. Crescenzio Sepe ha telefonato a don Gargiulo e si tiene costantemente in contatto.
Nessun rispetto. "I cantieri sono da sempre nel mirino della camorra e bisogna fare un distinguo tra l’attacco alla chiesa e al cantiere. La criminalità organizzata chiede la tangente non alla chiesa ma alla ditta che esegue i lavori. Oramai la camorra non ha più nessuna remora, nessun rispetto per alcuno". Ne è convinto don Tonino Palmese, referente di Libera per la Campania e direttore dell’Ufficio diocesano giustizia, pace e salvaguardia del creato. "Le regole e il rispetto, d’altra parte, non ci sono mai stati veramente. Se prima c’erano apparentemente chiarisce il sacerdote erano solo per tenere quieto un certo contesto del territorio". Don Palmese ravvisa in quello che è successo alcuni elementi: "C’è un imbarbarimento nella camorra e anche una forma di spiccata secolarizzazione all’interno della criminalità organizzata". Nella mancanza di rispetto per la chiesa, secondo il referente campano di Libera, dunque, "bisogna cogliere una duplice dimensione: il primo aspetto è per l’appunto il maggiore imbarbarimento per cui i criminali non hanno più paletti di nessun tipo; il secondo è addirittura ‘positivo’ e cioè quello di una sana presa di distanza. I camorristi sanno che la Chiesa e Dio non sono dalla loro parte e non se li possono accattivare con forme di privilegio all’interno del clima violento".
Clima violento. Padre Domenico Pizzuti, sociologo gesuita che vive a Scampia, collega l’atto intimidatorio ai danni del cantiere della nuova chiesa a un altro episodio avvenuto alcune settimane fa: due bombe carta sotto la casa del leader del "Movimento Vele di Scampia". "Questi eventi dimostrano una presenza della malavita e una volontà intimidatoria. Malavita che non si preoccupa di colpire anche ai danni di un cantiere di una chiesa. Certo, bisogna accertare prima con certezza chi è l’autore del fatto. Sono intimidazioni che fanno parte di un clima che indica una ripresa della criminalità". "La chiesa, inoltre, essendo un luogo di aggregazione e di sostegno alle persone sostiene il religioso dà sempre fastidio".
L’indignazione del sindaco. Anche il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, commenta l’atto intimidatorio al cantiere dove sarà eretta la nuova chiesa di Maria Santissima del Buon Rimedio: "Mi indigna profondamente il raid compiuto a Scampia al cantiere per la costruzione della nuova chiesa. Si tratta di un atto di inqualificabile intimidazione per il quale rivolgiamo la più viva solidarietà alla comunità presente sul territorio sperando che gli autori possano essere assicurati quanto prima alla giustizia".