TAIZÉ

Giovani in ricerca

Intervista con mons. Adrianus van Luyn

Si augura che “questo incontro sia un grande stimolo per la pastorale giovanile” mons. Adrianus van Luyn, vescovo di Rotterdam e presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), parlando del “pellegrinaggio di fiducia” organizzato dalla comunità di Taizé a Rotterdam (Olanda) dal 28 dicembre fino al 1° gennaio, convinto che possa essere “un esempio per far crescere un senso di cittadinanza non solo di un Paese, di una nazione, ma di un continente” che si sente “responsabile anche per gli altri continenti”. Simona Mengascini, inviata di SIR Europa a Rotterdam, lo ha intervistato.Mons. van Luyn che significato ha il “pellegrinaggio di speranza” per le Chiese d’Olanda? “Ci sono due grandi Chiese in Olanda, ovvero la calvinista protestante e la cattolica, che insieme hanno rivolto l’invito alla comunità di Taizé ad organizzare un incontro europeo nel nostro Paese: come città abbiamo scelto Rotterdam e come vescovo sono molto contento di poter accogliere i giovani d’Europa proprio qui, in questo porto mondiale. Già nella fase di preparazione le due Chiese si sono messe insieme a promuovere, facilitare e creare le condizioni anche materiali e finanziarie per quest’evento: uno dei risultati che mi aspetto da quest’incontro è un grande stimolo alla collaborazione ecumenica, soprattutto sul versante di come rendere presente il Vangelo nella nostra società piuttosto secolarizzata”. Quanto è importante un evento come questo per il cammino di fede di un giovane? “Prima di tutto è un incontro dei giovani europei tra di loro, che si scoprono accomunati dalla ricerca di un incontro con il Signore, con Gesù, perché desiderano trovare nel suo Vangelo una risposta alle grandi questioni dell’esistenza umana, alle domande sul senso della vita e vogliono anche essere ispirati dal carisma della comunità di Taizé. A livello pastorale spero che quanti sono venuti a quest’appuntamento siano poi promotori d’incontri simili nelle parrocchie cattoliche e nelle comunità protestanti. È molto importante che attraverso questi appuntamenti organizzati dalla comunità di Taizé, o proposti dalla comunità di Sant’Egidio, o da altri ancora, possiamo promuovere il dialogo tra la giovane generazione e il Vangelo, ovvero la persona di Gesù Cristo”. Che effetto può avere, secondo lei, il “pellegrinaggio di fiducia” sulla città di Rotterdam e sull’intero Paese? “Questo è un incontro che ‘apre gli occhi’ alla gente di qui, di questa nostra società secolarizzata e individualista: i giovani aspirano a cose più profonde, hanno bisogno della riflessione personale, e hanno in comune il porsi domande vere sulla vita e la convivenza umana. È molto significativo che a Rotterdam ci sia un appuntamento come questo che coinvolge tanti giovani e non è un evento materialista, consumista, ma un incontro che va in profondità e aiuta le nuove generazioni a non correre il rischio di abbandonarsi a una vita vuota, senza direzione e senza fiducia”. Quest’incontro mette insieme 30 mila giovani europei: quale ruolo hanno i cristiani per il futuro del continente? “Noi cristiani abbiamo un ruolo anche ‘pedagogico’, perché proprio dal Vangelo ci viene l’esperienza di un messaggio aperto a tutti e a tutto il mondo, che non è stato mai ristretto, nelle intenzioni di Gesù e della Chiesa primitiva, a un solo popolo, a un solo Paese o a una sola nazione. Mai. Nella crescita di un’identità europea, sempre accompagnata da una responsabilità verso il mondo intero, uno dei più grandi contributi è venuto proprio della comunità di Taizé, non solo per gli incontri che organizza nelle città del continente, ma anche per l’accoglienza che là dove i fratelli hanno cominciato, in Francia, dopo l’ultima guerra mondiale, hanno riservato ai giovani che provenivano prima da tutta l’Europa dell’Ovest e poi, caduto il muro, da quella dell’Est. Questi centri spirituali sono indispensabili per il superamento di tutti i confini che esistono tra culture e popoli”. Unificare l’Europa è dunque un sogno possibile? “Unità nella diversità è il grande motto dell’Unione europea, sottolineato anche da papa Benedetto XVI quando sono stati celebrati i 50 anni del Trattato di Roma. Unità per quanto riguarda i valori umani essenziali, come la dignità della persona umana, il bene comune, la sussidiarietà, la solidarietà; poi la diversità, ovvero le ricchezze delle culture, delle lingue, le conquiste della scienza, della ricerca”.