UNITÀ D'ITALIA

Una sfida delicata

Memoria e futuro nelle parole di Napolitano

Partono, o più esattamente ri-partono da Reggio Emilia le celebrazioni dell’unità. Lo scorso anno il presidente della Repubblica era a Genova e poi a Marsala, per la spedizione dei Mille, senza la quale l’Italia sarebbe oggi molto diversa da quella che è. È stata, infatti, l’annessione dell’ex regno delle Due Sicilie a fare rapidamente chiudere ogni apertura autonomistica, che pure Cavour e i suoi più stretti collaboratori, Minghetti e Farini, due emiliani, avevano solennemente affermato nella primavera del 1860.
Dopo Reggio, città della bandiera tricolore, nelle Romagne, a Forlì e a Ravenna, il presidente della Repubblica ha ribadito che tutta l’Italia – Nord compreso, anzi, in prima linea – abbia consapevolezza del contributo dato all’Unificazione, anche in questo caso Nord compreso, anzi in prima linea.
E forse questo è uno dei punti significativi di queste celebrazioni, anche a proposito dell’attualità politica. Si possono dare oggi le condizioni per celebrare l’Unità, superando il centralismo delle emergenze e rilanciando un’articolazione pluralistica dello Stato. Questo anniversario che si va celebrando allora non sarà soltanto un rito, ma rappresenta una sfida per aiutare ad affrontare adeguatamente le opportunità e le incertezze del presente e del futuro.
Raccogliere positivamente questa sfida comporta un giusto mix di identità e di apertura. È necessario rievocare e approfondire la storia dell’unificazione, accelerata, a tratti sorprendente e, nello stesso tempo, ricordare che si tratta di un processo aperto, dinamico. Lo stato unitario, che è un valore per tutti, deve aprirsi sia verso l’"interno" con le realtà locali e infra-statali, sia nel rapporto "esterno", comunitario e internazionale: quasi due federalismi paralleli, intorno alla realtà dell’Italia "una e indivisibile".
È una sfida delicata, perché gli interessi settoriali, che pure è necessario promuovere e tutelare, rischiano di far smarrire il disegno d’insieme e consegnare, come spesso ci è accaduto, l’Italia e gli italiani al rischio dell’entropia, che è come dire il rischio della decadenza in un mondo dilatato. Per questo bisogna stare lontani da tutte le retoriche e cogliere l’occasione delle celebrazioni per discutere e per elaborare convincenti percorsi di unità e di responsabilità, per cui si può essere ragionevolmente fiduciosi. A patto di lavorare con spirito costruttivo, tutti.