CHIESE IN BREVE

Francia, Inghilterra, Ucraina

Francia: l’iniziativa “Diaconia 2013” “La crisi colpisce duramente. Soprattutto I più poveri” mentre “da sempre i cattolici si schierano con chi si impegna per una società più giusta”. Per questo, “nel mezzo di una cruciale attualità, la Chiesa vuole intensificare questa solidarietà”. Così mons. Benard Podvin, portavoce della Conferenza episcopale francese, il 10 gennaio ha presentato la campagna “Diaconia 2013: serviamo la fraternità”, percorso triennale coordinato dal Consiglio nazionale per la solidarietà che si concluderà nel maggio 2013. In una nota mons. Podvin afferma che “Diaconia 2013” indica in modo ufficiale “la mobilitazione promossa dai vescovi di Francia per una maggiore fraternità” e spiega che all’iniziativa partecipano una quarantina di organismi e movimenti cattolici. “La diaconia, ossia il servizio della carità e della solidarietà”, spiega, “non è riservata agli specialisti” ma “deve riguardare tutti”. Di qui l’appello urgente a “servire i più provati”. Un appello che mons. Bernard Housset, vescovo di la Rochelle et Saintes e presidente del Consiglio nazionale per la solidarietà, definisce “una porta aperta verso il futuro”. “La condivisione fraterna con i più fragili e l’impegno sociale dei cristiani animati dalla carità sono vitali per lo sviluppo di tutti gli esseri umani. È questa la sfida di Diaconia 2013!” conclude il presule.Inghilterra: mons. Evans “vescovo fino alla fine” In una lettera alla propria diocesi di East Anglia, diffusa nei giorni scorsi dall’ufficio stampa della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, il vescovo Michael Evans ha spiegato di avere un cancro incurabile alla prostata ma di aver deciso di continuare il proprio ministero fino alla fine. “Negli ultimi cinque anni e più”, scrive il presule con riferimento alla data della diagnosi, “sono riuscito a convivere con la mia malattia, le cure e il declino generale della mia salute” e “penso di continuare il mio ministero al mio meglio”. “Abbiamo progredito e ci siamo aperti all’esterno insieme come diocesi”, dice ancora il vescovo Evans nel suo messaggio. “Mi dispiace se ho fallito in qualsiasi modo nel mio ministero durante quegli anni. C’è una serie di problemi sulla mia scrivania che dovrà essere affrontata da altri”. Il vescovo prosegue raccontando come il cancro abbia preso controllo della sua vita e sostiene di preferire di “continuare a vivere come vescovo fino alla fine”. Ringraziando la sua diocesi per le preghiere e le attenzioni, mons. Evans conclude: “Poiché ora vivo sotto l’ombra della morte, la mia preghiera è quella di san Paolo: che io possa sapere qualcosa del potere della resurrezione di Cristo e condividere le sue sofferenze, con la sicurezza che Dio è con me. Prego anche adesso di poter testimoniare con gioia la buona notizia”.Ucraina: i vescovi Ugcc sulla cattedrale di S.SofiaIn una lettera aperta al presidente dell’Ucraina Viktor Yanukovic, i vescovi della Chiesa greco-cattolica del Paese (Ugcc) intervengono sulla questione del possibile trasferimento della cattedrale di Santa Sofia nella riserva nazionale del monastero delle Grotte di Kiev, che è sotto la giurisdizione della Chiesa ortodossa ucraina legata al Patriarcato di Mosca. Come riferisce il Risu (Religious Information Service of Ukraine), la lettera afferma che il santuario “è oggi sotto la cura neutrale dello Stato, circostanza che impedisce al luogo di culto di essere possibile terreno di dispute fra diverse denominazioni”. Pur riconoscendo che “la proprietà dello Stato non rappresenta l’ideale”, i vescovi Ugcc ammettono che nell’attuale situazione questo è “l’unico modo per evitare possibili scontri, sempre crudeli quando si fondano sulle differenze confessionali”. Secondo i vescovi greco-cattolici, ciascuno dei quattro rami della Chiesa di Kiev, “un tempo unita”, può “rivendicare a proprio favore il possesso esclusivo del tempio iconico centrale per la storia e l’identità ucraina. Ma nessun argomento è sufficiente a provare presunti diritti esclusivi” mentre “la radice di tutti i problemi sta nella separazione della Chiesa, che è intrinsecamente anti-cristiana e anti-ecclesiale”. Purtroppo, si legge ancora nella lettera, “nessuno di noi può dire di essere colpevole in questa tragedia”, ma “solamente quando tutti riconosceremo il nostro peccato, quando ci pentiremo e torneremo pacificamente all’unità originale senza timore di disordini sociali, questo santuario tornerà sotto il governo dell’unico patriarca di un unico popolo”. I vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina sperano che le celebrazioni per i mille anni di Santa Sofia siano “un segno realmente unificatore ed esplicito che le quattro Chiese sorelle stanno portando avanti con sincerità la volontà di Cristo ‘di essere una’” e siano anche l’occasione per “stringersi la mano e abbracciarsi nel santuario nazionale sotto la protezione della Vergine Maria”.