TERRA SANTA

La forza dell’unità

Ecumenismo a Gerusalemme

“La nostra gente ha bisogno di passi concreti nel campo della giustizia, della pace e della dignità, ha bisogno di essere maggiormente coinvolta. Ormai non crede più alle parole di tante personalità”. Nel suo intervento che ha dato il via il 9 gennaio, a Gerusalemme, ai lavori dei vescovi Usa e Ue del Coordinamento delle Conferenze episcopali a favore della Chiesa della Terra Santa e dell’Assemblea dei vescovi cattolici della Terra Santa (Hlc 2011), il patriarca latino Fouad Twal, ha tastato il polso della minoranza cristiana in Terra Santa. Tra due estremismi. Una minoranza preoccupata “per i due estremismi, quello islamico con i suoi attacchi contro le nostre chiese e i fedeli, e quello della destra israeliana che invade sempre di più Gerusalemme cercando di trasformarla in una città solo ebraica, escludendo le altre fedi”. Twal ha anche riconosciuto che “per lungo tempo abbiamo ignorato la comunicazione con le istituzioni della società civile israeliana, che sono importanti per noi perché possono dire ciò che noi non possiamo dire e fare ciò che noi non possiamo fare. Una vera sfida per noi – ha spiegato il patriarca – è dialogare con i partiti di sinistra e con l’opinione pubblica israeliana e le sue istituzioni così da fare pressione sul Governo affinché lavori per la pace”. Per il patriarca, tuttavia, “non si tratta di cambiare l’assetto politico ma di investire tempo e risorse per offrire una vita diversa alla nostra gente, davanti ad una situazione frustrante. Che è ciò che ci esorta a fare il Sinodo per il Medio Oriente, rafforzare le comunità cristiane locali”. Due opzioni. Un rafforzamento che passa anche attraverso il dialogo ecumenico, come hanno ravvisato nelle loro relazioni il vescovo luterano di Gerusalemme, mons. Mounib Younan e padre Franz Bowen, direttore della rivista “Proche Orient Chrétien” (Poc). “La nostra storia non deve imprigionarci – ha detto mons. Mounib Younan, che è anche presidente della Federazione luterana mondiale – abbiamo due opzioni: o restare separati come adesso oppure unire le nostre debolezze, trovare strade per cooperare e vivere e testimoniare insieme la fede in Cristo. L’ecumenismo non è un club di diverse chiese”. “Il nostro dialogo qui – ha detto il vescovo – è una pratica. Matrimoni misti e battesimi sono accettati senza problemi, difficile è la discussione teologica che somiglia più che altro ad una difesa delle rispettive posizioni”. Ad influire sul dialogo ecumenico in Terra Santa, ha poi aggiunto il vescovo luterano, “è anche lo statu quo”, (‘firmano’ ottomano del 1852 che regola i diritti delle comunità cristiane in tre santuari di Terra Santa, ndr.), “che da una parte è una benedizione in quanto ci dice come, quando e cosa fare nei santuari ma è anche una maledizione in quanto ci impedisce di trovare nuove forme e strade di collaborazione, in definitiva di essere profetici in questa Terra”. Tuttavia, ha sottolineato mons. Younan, “il dialogo procede anche con il coinvolgimento del clero e dei fedeli. In alcune zone la Pasqua e il Natale vengono celebrate insieme, prendendole dai diversi calendari e questi sono segni di unità”. Passi decisivi da fare per il progresso ecumenico “sono recuperare la fiducia nell’altro e incrementare le dichiarazioni comuni delle Chiese. Sono delle vere benedizioni che uniscono” ha detto il vescovo luterano citando in modo particolare quelle sullo status di Gerusalemme. Un ultimo cenno mons. Younan lo ha dedicato all’occupazione israeliana: “in Terra santa i cristiani non sono perseguitati, i loro problemi si chiamano occupazione, mancata riunificazione delle famiglie, disoccupazione, un certo fanatismo islamico ed ebraico”. “Davanti a tutto ciò – ha concluso – occorre rafforzare le istituzioni cristiane perché sono le uniche che servono l’uomo senza distinzione di sesso, fede e etnia. L’unità e la riconciliazione darebbero più forza e rappresentatività ai cristiani davanti a musulmani ed ebrei”. Pronti a collaborare. “Nessuna delle divisioni attuali delle chiese ha origine da Gerusalemme. Queste furono portate qui da chiese già divise, pertanto, pressoché tutte le chiese del mondo hanno la loro parte di colpa per la divisione e per questo sono chiamate a lavorare per l’unità”. È quanto ha ricordato padre Franz Bowen, direttore della rivista “Proche Orient Chrétien” (Poc), per il quale “il dialogo ecumenico è parte integrante della vita dei fedeli cristiani di qui. La loro esperienza quotidiana è che la solidarietà e la collaborazione sono vitali per la loro presenza in quanto minoranza in mezzo ad una maggioranza fatta da islamici ed ebrei. I cristiani di Terra Santa – ha aggiunto – sono pronti a collaborare con i loro fratelli islamici e musulmani per preparare vie di dialogo e per ricercare una soluzione giusta e duratura al conflitto. La religione piuttosto che parte del conflitto deve tornare ad essere parte della soluzione”. La giornata di lavoro dell’Hlc 2011, dedicata all’ecumenismo, acquista un rilievo particolare anche alla luce della prossima Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio 2011), la cui preghiera è stata preparata proprio dai cristiani di Gerusalemme.