IRLANDA
Presentato il primo direttorio nazionale per la catechesi
“Un documento molto significativo che tratta in modo ampio, unitario, coerente e coordinato molte delle questioni oggi più urgenti per la Chiesa irlandese. Tra esse la catechesi, processo attraverso il quale le persone vengono condotte alla fede”. Il card. Sean Brady, arcivescovo di Armagh e primate di tutta l’Irlanda, ha presentato così nei giorni scorsi a Dublino, presso il Mater Dei Institute of Education, il primo direttorio nazionale per la catechesi della Chiesa d’Irlanda. Un decennio di rinnovamento. Il testo, intitolato “Share the Good News” (Condividi la Buona Novella), è curato e diretto da Gareth Byrne; si tratta, spiega una nota degli editori, di “un piano decennale per l’evangelizzazione, la catechesi e l’istruzione religiosa”. “Spero – è l’auspicio del card. Brady – che molti adulti facciano proprio questo documento” cosicché “ciò che presentiamo oggi segni l’avvio di un decennio di rinnovamento dell’evangelizzazione e della catechesi in Irlanda”. “Questo è il momento ideale, nell’ambito della riflessione in corso nella nostra società, per riflettere insieme sul grande dono di fede che abbiamo ricevuto” ha osservato Il cardinale. “Credo – ha aggiunto – che molte persone sappiano di avere un ruolo da svolgere nella trasmissione della fede alle nuove generazioni. Esse sanno che l’educazione religiosa può offrire un importante contributo all’arricchimento della vita, e consente agli uomini di guardarsi come fratelli e sorelle. Che conquista sarebbe questa nell’ambito della pace”. Pertanto, ha concluso, è essenziale che i cristiani siano preparati “a tale compito”.“Bomba a orologeria”. Di proposta “rivoluzionaria” parla l’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin, per il quale tuttavia “non si tratta di una formula magica o di un programma” che può essere lanciato come “una campagna vendite o una piattaforma politica. La fede è una questione molto più profonda” e riguarda “l’incontro tra l’uomo e Dio”. Tutta la Chiesa d’Irlanda deve sentirsi coinvolta, giacché il direttorio nazionale “è una bomba a orologeria lanciata sull’establishment della catechesi e della formazione religiosa”, e “un invito a staccarsi dalla situazione attuale, troppo incentrata sulla scuola, e a ricondurre con decisione all’interno del quadro il ruolo centrale della parrocchia”, nella quale è necessaria “una nuova generazione di catechisti”, e della famiglia. Mons. Martin si è quindi soffermato sul “crescente indebolimento del senso religioso nella nostra cultura”; senso che “non nasce automaticamente all’interno della cultura contemporanea come per lo più accadeva in passato”. Oggi, secondo il presule, “molti aspetti culturali possono condurre a deviare da un autentico senso religioso. Perfino le nostre liturgie possono smarrire il senso di un Dio trascendente”. Cogliere il senso religioso. “Una corrente positivista nella nostra cultura – ha fatto notare l’arcivescovo di Dublino – altera la comprensione del nostro rapporto con la realtà, e ciò in particolare in alcune parti della cultura anglosassone nella quale il linguaggio può essere formato e trasformato in diversi modi, dando l’impressione che nello stesso modo cambino significato e realtà”. Così “il forte individualismo” che caratterizza la cultura contemporanea “può rendere sempre più difficile comprendere la dimensione relazionale dell’essere umano” e “ciò ha conseguenze catastrofiche quando viene indebolita e non adeguatamente apprezzata la dimensione relazionale della sessualità”. Al tempo stesso “una comprensione radicale e individualista della fede può minare il senso della Chiesa”. “La nostra catechesi – è il monito dell’arcivescovo Martin – deve pertanto aiutare le persone a cogliere il senso religioso in una cultura nella quale è sempre più assente. Senza questa caratteristica, la catechesi si ridurrebbe a indottrinamento” e ciò non porterebbe “alla libertà ma al fondamentalismo”. L’evangelizzazione, ha concluso, “è sempre contro-culturale ma non a-culturale”; essa deve piuttosto “evangelizzare la cultura”.Il contributo dei laici. Secondo mons. William Murphy, vescovo di Kerry e presidente della Commissione episcopale per la catechesi, il direttorio nazionale “risponde alla chiamata alla nuova evangelizzazione proposta da Giovanni Paolo II e rilanciata da Benedetto XVI”, e costituisce uno “strumento fondamentale in tutti ambiti della missione evangelizzatrice della Chiesa”: insegnamento del catechismo ai bambini, formazione alla fede degli adulti, formazione delle coppie al matrimonio e dei “laici impegnati nella Chiesa”. Di questi ultimi mons. Murphy ha evidenziato il “contributo determinante” per la “rievangelizzazione della cultura nelle nostre società secolarizzate e il rinnovamento profondo della Chiesa in Irlanda”. Per l’attuazione del direttorio i vescovi hanno deciso di istituire una specifica commissione e di procedere alla formazione di “personale qualificato a livello diocesano e parrocchiale”.