EDITORIALE

Un progetto di speranza

Un altro anno importante per l’unità politica dell’Europa

Al principio di questo nuovo anno occorre ricordare che l’unificazione dell’Europa è un progetto di speranza, ossia della speranza in una pace duratura ottenuta grazie al superamento dell’egoismo e del protagonismo degli Stati nazionali. Una speranza che ha grandi probabilità di realizzarsi, come dimostra il processo di attuazione del progetto europeo, in corso da 60 anni. La speranza è tuttavia sempre unita alla consapevolezza del fatto che l’evento auspicato possa non verificarsi: il progetto può fallire. Perché l’opera non è ancora completata. Anche nella sua concretizzazione di Unione europea, si trova in uno stato di precarietà. Lo testimoniano le incertezze circa l’Euro, che nel 2010 ha agitato gli animi, originando aspre polemiche.Tuttavia la speranza in una pace duratura, che implica anche la speranza nel benessere, nella garanzia di libertà e nel progresso sociale, agisce in modo dinamico, facendo sì che il processo di unificazione non venga arrestato. Questo processo, che fin dalla sua fondazione mira a realizzare un sistema sovranazionale di relazioni e rapporti politici in Europa improntato a principi federali e democratici, segue la logica delle cose: dalle decisioni prese nei diversi settori della politica – Costituzione, commercio, divisa, sicurezza ecc. – sulla base dei trattati vigenti, nasce sempre la necessità di compiere ulteriori passi per l’integrazione, finalizzati a ottenere il completamento del sistema provvisorio, non ancora compiuto. Naturalmente, la logica delle cose non garantisce automatismi. Per ogni decisione presa occorre mobilitare ogni volta la volontà politica, proseguire l’opera iniziata e confrontarsi sui motivi e le conseguenze. Il fatto che si tratti ogni volta anche di contemperare interessi – veri e presunti – dei governi, delle istituzioni e dei partiti coinvolti, fa parte delle regole democratiche e federali del gioco, alle quali l’Unione europea soggiace con i Trattati. Un esempio e una conferma dell’azione della logica delle cose ci è dato dall’evoluzione del sistema monetario europeo, resa necessaria dalla crisi economica verificatasi nel corso dell’anno passato; ossia quando è diventato evidente che il patto di stabilità – che obbligava gli Stati dell’Euro ad attenersi ai criteri sani di bilancio, irrinunciabili per uno sviluppo sano della moneta comune – era fallito e si è reso necessario creare rapidamente un sistema di protezione per salvare i Paesi dalla bancarotta, salvaguardando così l’Euro da una irreparabile perdita di valore e di fiducia. Ma poiché ben presto ci si rese conto del fatto che ciò non sarebbe bastato per proteggere la divisa comune nel lungo periodo, è stata decisa l’istituzione del “Meccanismo europeo di stabilità”. I suoi requisiti sono nuove regole, il cui rispetto non è più lasciato alla sovranità (o meglio: all’arbitrio) dei membri, come avveniva con il fallito patto di stabilità, bensì è garantito da un controllo comunitario, con la possibilità di applicare sanzioni. In questo modo, anche il sistema politico-istituzionale dell’Unione europeo, andando oltre il Trattato di Lisbona, si evolve ulteriormente verso un ordinamento federale. I capi di Stato e di governo riuniti nel Consiglio europeo hanno deciso il 16-17 dicembre un ampliamento in tal senso del Trattato. In questa occasione, anch’essi hanno considerato, in base ai principi della logica delle cose, l’eventualità di porre in essere un maggior coordinamento della politica fiscale e di bilancio. Ciò apre tuttavia la prospettiva di un governo economico, ossia di una politica economica comune, che è rimasta finora una prerogativa, ben guardata e strenuamente difesa, della sovranità degli Stati nazionali.È l’ambizione di servire l’unità politica dell’Europa (e quindi la pace in Europa e nel mondo) a dare il vero senso all’Unione europea. Anche in campo economico, essa può riuscire solo col progredire dell’unificazione politica, man mano che viene creata la cornice costituzionale di questa unità.