TUNISIA
Coprifuoco e tanta tensione
"L’unica cosa che posso dire è che la comunità cattolica non rischia niente, e che bisogna pregare per la Tunisia". Queste le parole al SIR di mons. Maroun Elias Nimeh Lahham, vescovo di Tunisi, alla guida di una piccola comunità di circa 20.000 cattolici. In tutta la Tunisia è in atto da settimane una rivolta dei giovani, di sindacalisti, giornalisti e attivisti per i diritti umani, che protestano contro il carovita e il clima politico nel Paese, con scontri violenti tra forze dell’ordine e manifestanti: secondo il governo dall’inizio delle proteste sono state uccise 23 persone. L’opposizione parla di oltre 66 morti. Scuole, università e negozi sono chiusi e vige il coprifuoco. Intanto il movimento dei blogger ha deciso che distribuirà gelsomini ai poliziotti, chiedendo loro di proteggere i manifestanti e di non attaccarli. Abbiamo raccolto alcune voci.
"Pregate per noi". "Qui la situazione è molto difficile. Le scuole sono chiuse, i negozi sono chiusi, c’è il coprifuoco. Abbiamo tutti paura. Pregate per noi, pregate per la pace in Tunisia". Queste le parole di Namil Baek, di Caritas Tunisia, che da Tunisi racconta al telefono quello che può raccontare. "Questa situazione di difficoltà esiste da tanto tempo in tutto il Paese dice Baek . Oggi sono venuto lo stesso in ufficio. Per ora continuiamo le nostre attività normalmente, vediamo cosa succederà nei prossimi giorni. Se il clima non si tranquillizza la settimana prossima saremo costretti a chiudere anche noi". "Non so cosa succederà in Tunisia, non posso parlare di politica aggiunge . Ma tutti siamo spaventati, tutti abbiamo paura. Spero che finisca presto questa tensione". Secondo le informazioni in possesso di Baek non ci sono stati morti e feriti tra i cristiani.
Progettare il futuro dei giovani. Un invito a "non reprimere le proteste ma progettare per il futuro dei giovani" e alla comunità internazionale a "non isolare la Tunisia, a far sentire la vicinanza e la solidarietà dell’Occidente, perché il governo tunisino possa rispondere in maniera efficace alla domanda sottesa dalla piazza, soprattutto alle richieste dei giovani": così mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo #dove vive la più grande comunità di tunisini in Italia, circa 3.500 persone# e membro della Commissione Cei per le migrazioni, commenta gli scontri. La Chiesa di Mazara del Vallo è legata in "amichevole gemellaggio" alla Chiesa di Tunisia mons. Mogavero stesso vi si reca spesso in visita , e rapporti "molto buoni" sono intrattenuti con i tunisini di Mazara. "Ho incontrato oggi #13 gennaio, ndr# alcuni esponenti della comunità tunisina racconta il vescovo . Sono molto preoccupati per le famiglie e gli amici che hanno lasciato in patria. La situazione è molto delicata e loro non si possono esporre. Da parte nostra esprimiamo tutta la nostra vicinanza, solidarietà e disponibilità". Mons. Mogavero si dice preoccupato soprattutto per i giovani in Tunisia: "Questa rabbia esprime un grandissimo disagio. I giovani tunisini sono angosciati per il loro futuro. A questo disagio non bisogna dare una risposta violenta ma propositiva".
Non isolare ma creare opportunità. Sulla situazione politica il vescovo di Mazara fa notare che "la democrazia ha sfumature diverse in giro per il mondo: certo è che il presidente è lì da 23 anni, e la sua presenza ha un forte impatto nel Paese". In società di questo tipo, con una crisi provocata dal rincaro delle materie prime, "è logico che gli effetti siano più pesanti". "Ricordiamo che Ben Ali ha iniziato il suo governo durante la rivolta del pane osserva il clima degli anni passati faceva ben sperare, in un Paese povero di risorse che può contare solo sul turismo e l’agricoltura". Ora la risposta internazionale non deve essere quella di "isolare la Tunisia a causa della repressione conclude mons. Mogavero ma di dare una mano e offrire opportunità, soprattutto alle giovani generazioni". Anche don Pierantonio Bodini, responsabile dell’associazione bresciana "Terrae Caritatis", che gestisce progetti a favore della Chiesa in Tunisia, esprime vicinanza "alla Chiesa e al suo vescovo. Preghiamo per un cammino di pacificazione e per il ritorno alla serenità".
No all’uso eccessivo della forza. Intanto l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha sollecitato il governo tunisino a "garantire che le forze di sicurezza cessino l’uso eccessivo di forza contro i dimostranti e ad avviare indagini trasparenti e credibili sui decessi avvenuti durante le recenti proteste contro gli aumenti dei prezzi, le scarse opportunità di occupazione, la presunta corruzione e le limitazioni dei diritti e delle libertà fondamentali". Secondo l’Alto Commissario Onu "è imperativo che il governo avvii un’inchiesta trasparente, credibile e indipendente su violenze e uccisioni". Pillay ha chiesto anche l’immediata liberazione dei difensori dei diritti umani e dei blogger arrestati.