FIAT MIRAFIORI

Continuerà l’assenza?

Il governo dopo il referendum

I lavoratori hanno fatto e faranno la loro parte: ora tocca agli altri. È questa la conclusione sintetica di quanto è avvenuto tra la notte del 13 e la giornata del 14 gennaio. I lavoratori di Mirafiori sono andati a votare in massa, segno che avvertivano sulla loro pelle questa svolta storica. L’esito, alla fine, è stato di una maggioranza risicata. L’accettazione della riforma nella contrattazione e nella rappresentanza è passata, ma di poco, il che dà alla Fiom un ruolo politico di primordine nell’opposizione. Non credo che il sindacato dei metalmeccanici della Cgil potesse sperare di più e forse la segretaria Rosanna Camusso non sperava nemmeno tanto. Che l’accordo sia stato approvato va bene anche a lei, siccome poi è passato di poco viene salvata anche l’immagine di un sindacato forte e di opposizione.
Indipendentemente dalle due linee in causa, però, bisogna dire che i lavoratori hanno fatto fino in fondo la loro parte. Si sono assunti le loro responsabilità non solo con la decisione sofferta del voto, ma anche con i tempi di lavoro più stretti, l’aumento degli straordinari e una maggiore collaborazione a garantire la competitività dell’azienda. Il posto di lavoro è stato mantenuto, ma andare a lavorare costerà di più. Adesso anche gli altri attori della commedia devono fare la loro parte. Questi attori sono la Fiat da un lato e il governo dall’altro.
La Fiat di Marchionne deve fare gli investimenti, comunicare il piano industriale e, se veramente vuole acquisire completa credibilità, non solo garantire la ripartenza di Mirafiori ma contribuire ad invertire la tendenza alla delocalizzazione e dimostrare che la strada aperta porta ad un effettivo miglioramento nel sistema produttivo italiano nel suo complesso. Ci sono altri siti oltre Mirafiori in cui la Fiat può dare prova di ciò. In questa occasione la Fiat ha scelto di svolgere un ruolo di politica industriale di alto profilo. Non ha portato avanti solo esigenze di Mirafiori ma qualcosa di più generale e ambizioso: la riconsiderazione adatta a tempi di globalizzazione della strategia industriale dell’intero Paese; il cambiamento delle relazioni industriali in senso lato. Sarebbe negativo che, a referendum chiuso, la logica di Mirafiori rimanesse circoscritta a Mirafiori.
Il governo è stato finora assente. Qualcuno può interpretarlo come una mancanza di iniziativa, qualche altro invece come l’avvertimento della novità: l’epoca in cui il governo chiama ad un tavolo le parti sociali e promette sussidi agli uni e agli altri per favorire un’intesa è finito. Una novità di questa trattativa è che la Fiat non ha chiesto leggi ad hoc e ormai nessun incentivo alla rottamazione può saldare il divario che ci separa dagli altri Paesi industrializzati. Da qui in avanti, quindi, al governo non si chiede niente di tutto ciò: prima di tutto non si chiede una mediazione per disciplinare per legge il nuovo quadro della rappresentanza, che deve essere costruzione delle parti sociali. È iniziato un nuovo rapporto tra industria e lavoratori, aperto alle organizzazioni sindacali disposte alla contrattazione sul campo e sul merito, ma chiuso alle organizzazioni sindacali che perseguitano vecchie logiche consociative, siano esse organizzazioni dei lavoratori sia degli imprenditori. Lo si legge poco sui giornali, ma è soprattutto Confindustria ad uscirne male.
Ciò però non vuol dire che il governo debba continuare la sua assenza da Mirafiori. Il Paese ha bisogno di essere alleggerito dalle molte pesantezze. A Mirafiori si è aperta una strada che però bisogna aiutare a svilupparsi con le riforme.