CARD. BAGNASCO
La Chiesa e i migranti
“La Chiesa è amica di ogni uomo” e “riconoscere il diritto di emigrare è uno dei segni della fraternità cristiana”. Il dialogo, poi, è “strumento e metodo della fraternità” che “valorizza le esperienze umane, cristiane e religiose diverse”. È quanto affermato stamani dall’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nell’omelia che ha pronunciato in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si è svolta a Genova.
Un segno di fraternità. Parlando ai presenti nella cattedrale di san Lorenzo, il porporato ha ricordato che è il dialogo il fondamento della convivenza e dell’accoglienza e “che valorizza le esperienze umane, cristiane e religiose diverse”. “In primo luogo ha spiegato il dialogo della vita, che si ha quando le persone si sforzano di vivere pronte a farsi prossimo, condividendo gioie e pene, problemi e preoccupazioni”. “E poi ha aggiunto il dialogo dell’azione, nel quale i cristiani e gli altri credenti collaborano per lo sviluppo integrale dei singoli e dei popoli”, e “il dialogo dello scambio teologico, col quale gli specialisti cercano di approfondire la comprensione delle loro rispettive eredità spirituali. Infine, il dialogo dell’esperienza religiosa, nel quale le persone, radicate nelle loro tradizioni religiose, condividono le ricchezze spirituali”.
“Riconoscere il diritto di emigrare è uno dei segni della fraternità cristiana”, ha affermato ancora il cardinale che ha poi ricordato le parole del messaggio di Benedetto XVI per la Giornata affermando che la Chiesa riconosce ad ogni uomo il diritto di emigrare “nel duplice aspetto di possibilità di uscire dal proprio Paese e possibilità di entrare in un altro alla ricerca di migliori condizioni di vita”. Per questo “gli Stati hanno il diritto di regolare i flussi migratori e di difendere le proprie frontiere, sempre assicurando il rispetto dovuto alla dignità di ciascuna persona umana”.
Educarsi all’altro. “La Chiesa aveva affermato in precedenza il cardinale Bagnasco nel nome di Gesù, è amica di ogni uomo”. Per questo, salutando i numerosi intervenuti, aveva affermato: “Salutiamo in voi tutti coloro che approdano nella nostra Terra da altre zone del mondo alla ricerca sincera di serenità, prosperità e pace”. Parlando poi della Giornata del migrante e del rifugiato l’aveva definita come una occasione per “educarci al valore della relazione, dell’incontro con persone e storie, popoli che provengono da mondi, culture, religioni e tradizioni differenti, per crescere nell’accoglienza e nella reciproca stima”.
Una educazione, un “‘approccio educativo’ ha spiegato che corrisponde anche alla tensione educativa che i vescovi italiani hanno messo al centro degli Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020”. Parlando dei rifugiati e degli studenti universitari stranieri, le due categorie citate in particolare dal messaggio di papa Benedetto XVI nel messaggio di quest’anno, il cardinale ha affermato: “Sono volti diversi: i rifugiati e i profughi sono persone e famiglie vittime di una migrazione forzata, provocata da guerre, persecuzioni politiche e religiose, calamità naturali; gli universitari sono i volti di una migrazione giovane, culturale, in ricerca. Entrambi questi volti noi incontriamo nelle nostre città, nelle comunità cristiane”.
L’arcivescovo di Genova si è poi soffermato a lungo sul ruolo del capoluogo ligure quale crocevia dei flussi migratori in entrata e in uscita dal nostro Paese. “Genova ha spiegato con il suo porto internazionale e la sua ricca tradizione di accoglienza, è un luogo fondamentale nella storia della mobilità umana in Italia, per le partenze transatlantiche dal suo porto a partire dalla fine dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento; per la storia delle migrazioni interne, dal Sud verso il Nord e per i lavoratori frontalieri verso il Principato di Monaco e la Costa azzurra; per l’immigrazione di ritorno, oggi, a Genova dall’America latina; per il mondo dei marittimi curati dalle ‘Stellae maris’ a Genova e in Liguria fin dai primi anni del ‘900, che hanno visto l’impegno di personalità come i miei predecessori cardinali Dalmazio Minoretti e Giuseppe Siri, di tanti sacerdoti e laici, protagonisti tutti di una storia nobile ed esemplare anche per i nostri giorni”.
Canti e letture in diverse lingue. Alla celebrazione era presente anche mons. Vittorio Lupi, delegato dei vescovi liguri per la Migrantes. I canti sono stati eseguiti dalla Cappella della Cattedrale e da altri quattro cori, di indiani di Goa, di latino-americani, di filippini e di ucraini, che hanno eseguito i canti di ingresso, offertorio, comunione e fine nelle rispettive lingue. Anche le preghiere dei fedeli sono state lette, nelle rispettive lingue, da rappresentanti delle comunità latino-americana, eritrea, della Stella Maris e di indiani del Kerala. Alla celebrazione erano presenti i consoli di Genova, i rappresentanti delle altre Confessioni cristiane e i vertici delle istituzioni.