FRANCIA

Proposte per la vita

Nota dei vescovi sul progetto di legge in materia di bioetica

La Francia si sta avviando all’approvazione della nuova legge in materia di bioetica che riforma la precedente del 2004. Alla vigilia della discussione in Parlamento del testo, depositato all’Assemblea nazionale il 20 ottobre 2010, rinviato per l’esame a una commissione speciale, e che dovrebbe essere approvato entro il primo trimestre di quest’anno, i vescovi francesi hanno distribuito ai deputati dell’Assemblea nazionale una propria nota con osservazioni e proposte al fine di “proteggere meglio la dignità di tutti, in particolare dei più vulnerabili”. La nota fa riferimento anche agli “États généraux de la bioéthique”, lanciati dall’Eliseo nel primo semestre 2009 per consentire a tutti i cittadini di informarsi ed esprimere la propria opinione, il cui rapporto finale è stato presentato il 1° luglio 2009. Al dibattito ha preso parte anche la Conferenza episcopale, che da anni segue le questioni bioetiche e a tale fine ha aperto un blog e istituito un gruppo di lavoro presieduto da mons. Pierre d’Ornellas, arcivescovo di Rennes. L’informazione riguardante le anomalie genetiche gravi, la donazione “incrociata” di organi, la diagnosi prenatale, l’assistenza medica alla procreazione con donatori terzi e la ricerca sull’embrione umano: sono i punti del progetto di legge analizzati nella nota dei vescovi che si può scaricare dal sito www.eglise.catholique.fr.Anomalie genetiche, donazione “incrociata”, diagnosi prenatale. Per la persona alla quale viene diagnosticata un’anomalia genetica, il provvedimento valuta i modi per facilitare l’informazione dei membri legati alla sua famiglia, stabilendo in anticipo, con il medico, le modalità di quest’informazione in un documento scritto. I vescovi si chiedono se non sia il caso che l’interessato venga accompagnato “da uno psicologo o da una persona di fiducia quando deve affrontare l’annuncio della diagnosi”. Il progetto di legge esamina inoltre il ricorso alla donazione cross over di organi (tra due coppie donatore-ricevente, consanguinei ma biologicamente incompatibili, ndr) nel rispetto del principio dell’anonimato, ma non affronta il tema della donazione post mortem, realizzata oggi secondo il sistema del consenso presunto. “Perché non preferire il regime della scelta assunta prima della morte, più rispettosa della libertà?”, si chiede la Chiesa. Per quanto riguarda la diagnosi prenatale, viene ritenuto “giusto” fornire notizie prima e dopo ogni esame e ricevere il “consenso libero e informato” della donna incinta. Ma in caso di rischio accertato l’informazione data alla donna non deve essere “discriminatoria nei confronti delle persone disabili”.Procreazione medicalmente assistita. Il provvedimento affronta anzitutto il tema della rimozione dell’anonimato dei donatori terzi. Permettendo al bambino frutto di donazione di gameti di accedere a dati non identificativi sul donatore (resta comunque obbligatorio il consenso di quest’ultimo), il testo “vuole riparare a un’ingiustizia oggettiva commessa verso un bambino al quale viene deliberatamente imposta una dissociazione dagli elementi della sua filiazione”. Ma poiché ciò “suscita molteplici problemi”, nell’interesse del minore la Conferenza episcopale invita a “escludere la possibilità di Pma con donatori terzi” o, almeno, “a dare alle coppie interessate, prima della donazione dei gameti, notizie oggettive ed esaustive sulle difficoltà alle quali vanno incontro e sulla possibilità dell’adozione”. La conservazione degli embrioni umani, sostengono quindi i vescovi, “non può diventare una tecnica di Pma” e “pone interrogativi sulla legalizzazione di questa ‘trasgressione prima’ che è il congelamento degli esseri umani”. Il metodo di congelamento degli ovociti per vetrificazione richiede da parte sua “una seria verifica e un rigido inquadramento”; potrebbe essere preso in considerazione solo se consentisse di mettere fine al congelamento degli embrioni. Il progetto di legge prevede inoltre che le coppie che hanno sottoscritto un “patto civile di solidarietà” siano dispensate dai due anni di convivenza prima di accedere alla Pma, ma i presuli ritengono tale disposizione “non giustificata” e “pregiudizievole per l’interesse del bambino che ha bisogno di stabilità”.Ricerca sull’embrione umano. I vescovi ribadiscono inoltre l’importanza di mantenere il divieto di ricerca sugli embrioni umani: “È dovere della legge proteggerli da ogni reificazione e strumentalizzazione”. Tuttavia le nuove possibilità di deroga, svuotando il principio del suo valore, “cambiano gravemente lo spirito della legge”. Per un “dibattito parlamentare di qualità” i presuli auspicano allora “un’informazione oggettiva” che prenda in considerazione “i progressi scientifici sulle cellule staminali adulte” e i risultati che potrebbe offrire la ricerca sugli embrioni animali. “Una riflessione coerente sui valori fondamentali messi in gioco da scelte particolari – conclude la Conferenza episcopale – darebbe pieno significato al valore etico che il divieto di ricerca sull’embrione umano promuove per il futuro della società: la protezione dei più vulnerabili è un bene per la società, ed è suo dovere”.