GRECIA

Il muro e la crisi

Mons. Francesco Papamanolis, presidente dei vescovi

La paventata costruzione di un muro al confine con la Turchia contro l’immigrazione illegale, la politica di tagli e di tasse per fare fronte alla grave crisi che l’attanaglia, le tensioni sociali che sfociano in continui scioperi: la Grecia continua ad essere al centro dell’attenzione della comunità internazionale e dell’Ue di cui è membro. Il SIR Europa ha fatto il punto sulla situazione greca con il presidente dei vescovi cattolici del Paese, mons. Francesco Papamanolis.Eccellenza, come giudica la decisione del Governo di costruire un muro sul confine turco per impedire ingressi illegali in Grecia?“Come vescovi siamo profondamente contrari. Questo muro non potrà impedire materialmente il passaggio. Si rischiano spese inutili per tanti chilometri di frontiera. Il muro evoca un significato di separazione, divisione, una scelta che l’opinione pubblica non prende sul serio salvo qualche eccezione come tre vescovi ortodossi molto radicali. Il guaio è che si pensa di risolvere il problema dell’immigrazione con queste misure. L’esperienza di Cipro e Berlino evidentemente non insegna nulla. La storia è un’ottima insegnante ma gli uomini non sono buoni allievi”.Molti immigrati sono cattolici e ciò ha provocato un aumento di fedeli per la Chiesa cattolica…“Negli ultimi 10 anni i cattolici, in Grecia, sono aumentati del 700%, passando da 50 mila a 350 mila, ma ora a causa della crisi economica il trend è in diminuzione, molti, infatti, stanno ripartendo. Il ridimensionamento c’è ma non è ancora evidente. Il fenomeno dell’immigrazione ha cambiato l’immagine della Chiesa cattolica del Paese e ci impone un cambio di mentalità. Si tratta di far capire ai fedeli più anziani che gli immigrati cattolici sono anch’essi membri delle nostre comunità. Altri problemi sono la lingua, vista la provenienza di molti immigrati, e la mancanza di preti. Speriamo sempre nell’aiuto delle Conferenze episcopali europee. Riceviamo aiuto pastorale solo dalla Polonia. La difficoltà restano quelle di sempre cui si aggiunge una acuita mancanza di spazi e di organizzazione”.Per quanto riguarda la crisi economica, qual è, invece, la situazione? “Continuiamo a soffrire. Uno dei settori più colpiti è quello dell’edilizia, dove molti immigrati sono impiegati. I riflessi negativi si sentono anche in settori vicini, legati all’indotto edilizia. I dati forniti dal Governo parlano di una disoccupazione arrivata a toccare il 14%”. Come sta reagendo la popolazione?“La percezione della gente è che questo Governo non sembra essere capace a gestire la crisi in cui versa il Paese, capace solo di tassare continuamente e pesantemente gli operai e i dipendenti pubblici, le fasce più deboli della popolazione. Più che una cattiva volontà si potrebbe parlare di incapacità politica di governo. Almeno questo è ciò pensa il popolo, tasse e tagli non bastano se poi manca un progetto di riforma totale. Ad Atene ogni giorno ci sono scioperi specie nel campo dei trasporti”.Qual è la posizione della Chiesa di fronte alla crisi e alle difficoltà del popolo?“La crisi è così grave che un mese fa la Chiesa ortodossa ha diffuso un messaggio nel quale chiedeva al Governo di avere più riguardo per i bisogni e le esigenze delle classi più deboli del Paese. La reazione del Governo è stata secca: ognuno mantenga fede al suo ruolo, nessuna ingerenza. Non è compito della Chiesa occuparsi di politica. Questo anche se la Chiesa, ortodossa in particolare, sta subendo pesantemente gli effetti della crisi”.In che senso?“Il Governo ha deciso di diminuire il numero degli impiegati statali. Per ogni cinque posti in uscita, per età pensionabile o per altri motivi, ci sarà solo una nuova assunzione. In questa politica di tagli al settore pubblico è coinvolta anche la Chiesa ortodossa i cui sacerdoti sono pagati dallo Stato e quindi impiegati pubblici. Il Governo ha, pertanto, chiesto ai vescovi ortodossi di non ordinare sacerdoti. Per ogni cinque sacerdoti che andranno in pensione ci potrà essere solo una nuova ordinazione. In questi giorni il Sacro Sinodo è in riunione proprio per discutere di questo problema. Il Governo, inoltre, obbliga le parrocchie ortodosse, considerate enti di diritto pubblico, a versare eventuali somme di denaro, residuo della gestione ordinaria, solo nella banca nazionale greca, per evitare il pagamento di interessi sulle somme depositate. Noi cattolici non rientriamo in queste decisioni in quanto non siamo pagati dallo Stato”.