PARLAMENTO UE
L’intervento del presidente ungherese a Strasburgo
Sui rom “stiamo scherzando con il fuoco”. E l’allargamento? “Su questo tema c’è una sorta di fobia, vedo il panico in Europa”. La legge ungherese sui mass media è liberticida? “Non accetto attacchi al mio Paese. Abbiamo lottato per la libertà ai tempi del comunismo e continuiamo a farlo. Ma se c’è da cambiare la legge, la cambieremo”. È un tipo loquace Victor Orban, primo ministro ungherese dal 2010, dopo esserlo stato a cavallo tra gli anni Novanta e il Duemila. Giustizia storica. Nel suo Paese Orban guida una coalizione di centrodestra e, per la prima volta nella sua storia, Budapest si trova, da gennaio a giugno 2011, al timone dell’Europa. “Alla fine di questi sei mesi sono sicuro – dice senza temere smentite – che l’Ue sarà migliore”. Il 19 gennaio il premier è a Strasburgo, nella sede dell’Europarlamento. Incontra i vertici comunitari, partecipa a un dibattito, a tratti molto acceso, con gli eurodeputati, discute con la stampa internazionale, con la quale non si risparmia. “È un fatto di giustizia storica che l’Ungheria possa assumere la presidenza di turno dell’Unione europea. Abbiamo lottato per la libertà e contro l’Unione sovietica, ora sentiamo questa grande responsabilità per un’Europa più forte e unita”. Victor Orban si presenta all’Europarlamento con in mano il “libretto verde” del programma semestrale del Consiglio dei ministri Ue, centrato sui temi economici. Orban cita “i fatti del ’56”, il “tributo di sangue” del suo popolo nella seconda metà del Novecento e il contributo per far cadere la Cortina di ferro. A Strasburgo tutti gli riconoscono un coraggioso impegno personale in tal senso.Mass media, debito, lavoro… Ma Orban è accolto in emiciclo da forti contestazioni per la legge che pone i media sotto il controllo di un organo governativo. Il premier chiede dunque di “non confondere il giudizio sulla nostra politica interna con ciò che vogliamo fare e che faremo per il bene dell’Europa”. “Comunque, se la Commissione Ue riterrà che la nostra legge sull’informazione non rispetta i principi europei, siamo pronti a modificarla”. Si aspettava questa accoglienza? “Veramente – dice con un mezzo sorriso – mi aspettavo che metà dei parlamentari uscisse dall’aula. Il dibattito con gli eurodeputati è stato però accettabile. In democrazia di discute, si critica. L’importante è non offendere il mio Paese e la democrazia ungherese. Perché la legge contestata in realtà è stata votata da un parlamento sovrano”. Il presidente di turno ribadisce – lo ha già fatto varie volte nei giorni scorsi – alcune priorità per i prossimi sei mesi: crescita, occupazione, sicurezza. Quindi sottolinea: “L’economia è al primo posto. La vera e più grande minaccia per l’unità europea oggi non è né politica né ideologica e non viene dall’esterno: si chiama debito. Gli Stati devono ridurre il gigantesco debito che grava sui loro conti, perché esso frena lo sviluppo e rischia di ricadere sulle generazioni future”. Già, e qual è la sua ricetta? “Il lavoro. L’economia reale, la produzione di reddito, il sostegno alle piccole e medie imprese, la deregulation”. Poi investimenti per l’innovazione e per le reti energetiche, tema che sarà all’ordine del giorno del Consiglio europeo del 4 febbraio. “In Ungheria quest’anno avremo un deficit al di sotto del 3% del Pil, ma la disoccupazione è ancora elevatissima e io me ne vergogno. Dobbiamo creare occupazione, per dare futuro all’Europa”. Riconosce anche il problema della stabilità finanziaria e indica l’urgenza di “modificare il Trattato di Lisbona per avviare entro il 2013 i previsti meccanismi permanenti di gestione della crisi”.“Integrare i rom”. Orban è un fiume in piena. Sui rom, numerosi in Ungheria, chiede “una strategia europea che punti all’integrazione e alla non discriminazione”. Quindi si sofferma sulla necessità di “una politica che sostenga la famiglia e affronti il tema della sfida demografica”. Il premier di Budapest osserva: “Abbiamo bisogno di una posizione comune dell’Europa per la libertà religiosa e per contrastare le discriminazioni subite dai cristiani nel mondo”. Sull’allargamento dei confini comunitari è un fiume in piena: “Trovo ingiusto che la Croazia sia ancora fuori dall’Unione europea”: il premier spera di raggiungere la firma sul trattato di ingresso della Croazia entro la fine del mandato ungherese. “Si deve tornare all’ottimismo sull’ampliamento”, altrimenti avremo un’Europa “incompiuta”. Si dice favorevole all’accesso, “il prima possibile”, di Romania e Bulgaria all’area Schengen. Parla poi della strategia per il Danubio, di lotta al cambiamento climatico. La giornata a Strasburgo sta per terminare, ma la questione della legge sulla stampa gli brucia. Orban afferma: “Se leggeste i giornali ungheresi li trovereste pieni di critiche al mio governo. Critiche ancora più feroci di quelle che potete scrivere e leggere nei vostri Paesi. Eppure nessuno sta pensando di trascinare i giornalisti davanti ai tribunali”. Infine apre la portiera dell’auto blu e se ne va.