GIORNO DELLA MEMORIA

Divorati e dimenticati

Zingari: la tragedia di ieri e l’esclusione di oggi

Il 15 settembre 1935 venivano promulgate le leggi razziali di Norimberga: iniziava così un percorso di segregazione, di deportazione e di sterminio di due popoli in Europa, ebrei e zingari, che si concluderà dieci anni dopo, nel 1945. Se a tutti è noto il drammatico percorso di sterminio di almeno 6 milioni di ebrei (denominato Shoah), è meno noto che l’altro popolo sterminato, con oltre 500.000 morti, è stato quello dei rom e sinti. Questo genocidio del popolo rom e sinto in Europa è stato denominato Porrajmos, divoramento. In questo termine, si è voluto sottolineare la scomparsa silenziosa, quasi fossero stati divorati dalla terra, di migliaia di bambini, donne e uomini rom e sinti: Kulmhof, Bialystok e soprattutto Auschwitz sono i campi di concentramento dove troveranno la morte.
A Torino, l’Associazione italiana zingari oggi (Aizo), presenta in questi giorni una mostra itinerante con immagini e testi che raccontano questa tragedia razziale. Il film “Libertè” del grande regista francese Tony Gitlif, che presenta il dramma dello sterminio razziale rom, arriva a Roma. L’artista rom Bruno Morelli ad Avezzano presenta una mostra nel Giorno della memoria (27 gennaio) dal titolo “Porraimos”: in tante città d’Italia, nelle scuole, nelle associazioni si ricorda il dramma di una violenza razziale mostruosa. È un Giorno per pensare, quello della memoria, per non dimenticare tutti i tasselli di una pagina vergognosa del ‘900 europeo. Forse oggi nei confronti dei rom e sinti non c’è la furia omicida e razziale; forse è comune lo sdegno per una violenza e una ferocia che non hanno risparmiato neppure i bambini. Non è lontana, però, anche oggi dal sentire comune la discriminazione nei confronti di un popolo che, in Italia, conta 120.000 persone, di cui la metà sono minori. Da tanti si ritengono inutili azioni sociali e percorsi di accompagnamento e integrazione; troppi invocano misure di espulsione nei confronti di famiglie e persone in cammino da un campo all’altro; spesse volte l’opinione pubblica ha manifestato dissenso per politiche specifiche sulla casa e il lavoro per favorire il protagonismo dei rom e sinti; abituale è cadere in luoghi comuni e pregiudizi nei confronti della popolazione rom.
Il Giorno della memoria ricorda l’importanza del rispetto di una minoranza nel nostro Paese, quella dei rom e sinti, ma anche l’attenzione – specie educativa – a conoscere un popolo, la sua cultura e le sue tradizioni, la fede e la religiosità, le fatiche che vivono nel cambiamento, le sofferenze che provano nell’abbandono, le distanze che sopportano dentro le nostre città. Troppi pregiudizi, discriminazioni – come ricorda il rapporto Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) di quest’anno – segnano profondamente il popolo dei rom e dei sinti: chi li considera solo ladri, altri sequestratori di bambini, altri usurai, altri ancora violenti, altri analfabeti, accattoni solo per citare alcuni stereotipi. In realtà, anche in questo popolo ci sono studenti, lavoratori appassionati, vocazioni religiose, famiglie che amano la vita, uomini e donne di fede, persone di cultura, musicisti, artisti straordinari. Il Giorno della memoria dovrebbe diventare anche ricorrenza in cui ci si ricorda particolarmente di questi fratelli, perché non siano esclusi dalla città, non rimangano solo sulla porta della Chiesa, ma siano un tassello importante di un’Italia che vuole essere unita, di una storia da costruire insieme.