LIBERTÀ RELIGIOSA

Un male sottile

Il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, sulla situazione in Europa

“Un’astratta applicazione del principio di non discriminazione finisce paradossalmente per comportare un’oggettiva limitazione al diritto dei credenti a manifestare pubblicamente la propria fede. Un male sottile insomma sta affliggendo l’Europa, provocando una lenta, sotterranea emarginazione del cristianesimo, con discriminazioni talora evidenti ma anche con un soffocamento silente di libertà fondamentali”. È un passaggio della prolusione che il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha pronunciato in apertura del Consiglio permanente ad Ancona (24-27 gennaio). Citando la denuncia che nel mese scorso è stata diffusa durante un convegno viennese dell’Osce (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), il cardinale ha precisato che “il caso su cui ci si sofferma è quello dell’obiezione di coscienza sui temi di alta rilevanza etica che, in più nazioni, si tenta ormai di ridimensionare”; tutto ciò “segnerebbe un regresso sul crinale della libertà”, perché “emarginare simboli, isolare contenuti, denigrare persone è arma con cui si induce al conformismo, si smorzano le posizioni scomode, si mortificano i soggetti portatori di una loro testimonianza in favore di valori cui liberamente credono”.Garanzie elementari. Dal momento che “cittadini di altre religioni sono già in mezzo a noi”, ha osservato il card. Bagnasco, “dobbiamo imparare a vivere con la diversità prossima a noi stessi, dando all’altro considerazione, facendolo esistere nell’attenzione e nel rispetto”. In questo modo, infatti, “si può diventare quasi degli ambasciatori informali che, nelle forme della ferialità, danno un apporto significativo per modellare positivamente le relazioni tra gruppi etnici e contribuiscono a determinare l’inflessione dei rapporti tra i popoli”. Allo stesso tempo, ha aggiunto, “dobbiamo interpretare a tutto tondo i dettami della nostra religione, senza subire inibizioni striscianti, e ritenendo a nostra volta che vivere fino in fondo la fede, oltre a non essere uno stato di minorità, è un modo eccellente per rendere migliore il mondo”. Il presidente della Cei ha tenuto a ribadire come i cristiani “da tempo sono diventati il gruppo religioso che deve affrontare il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede”: “Un crescendo di episodi sanguinosi che nel corso dei mesi aveva interessato India, Pakistan e Filippine, Sudan e Nigeria, Eritrea e Somalia. Ma i fatti più gravi sono avvenuti in Iraq ed infine in Egitto; in entrambe le situazioni – ha evidenziato il cardinale -, a precedenti episodi di sangue trascurati o non chiariti, ne sono seguiti altri sempre più gravi. Impressiona che il momento di preferenza scelto per condurre gli agguati contro i cristiani sia il giorno di festa, durante la celebrazione liturgica o all’uscita di chiesa. E ciò non fa che aggiungere orrore ad orrore”. Per il card. Bagnasco, “nessuno Stato accetta oggi tranquillamente condizioni di disuguaglianza nei rapporti economici, politici e culturali: se questo è vero, ed è fatto valere nelle sedi internazionali, occorre che il problema delle più elementari garanzie negate alle minoranze religiose – in non poche situazioni nazionali – venga posto con la lucidità e l’energia necessarie”.Osservatori internazionali. Di fronte alla sfida che ci troviamo ad affrontare, “si può e si deve urgentemente porre la questione della libertà religiosa nelle sedi internazionali – Unione Europea, Onu… – al fine di aprire gli occhi e mantenerli aperti, insistendo affinché nei singoli Stati vi sia un sistema minimo di garanzie reali per la libertà di tutte le fedi”. In tal senso, “esiste la possibilità di istituire degli osservatori internazionali in grado di controllare quello che concretamente avviene nei singoli territori” ed “è ragionevole presumere ci siano, in ogni Paese, settori di opinione pubblica sufficientemente maturi da comprendere che l’estinguersi delle minoranze interne non può non segnare un’involuzione massimalista, quando non totalitaria”. “Convinti come siamo che la libertà religiosa è un perno essenziale e delicatissimo, compromesso il quale è l’intero meccanismo sociale a risentirne, solitamente anche oltre le previsioni”, il card. Bagnasco ha ricordato che la questione di una “fondamentale libertà religiosa” deve essere sollevata “opportunamente nelle sedi multilaterali, come nelle relazioni bilaterali, e nei rapporti informali tra rappresentanti di Paesi diversi, avendo cura che l’interessamento puntuale non abbia a scatenare ritorsioni sulle spalle già oberate di chi soffre”.