UNIVERSITÀ IN EUROPA
Gli interventi del card. Marx e di mons. Nichols
Rapporto tra fede e ragione, servizio al bene comune, la sfida di una educazione integrale. Questi i temi affrontati sulla scia della visione educativa del card. John Henry Newman, dall’arcivescovo di Westminster, mons. Vincent Nichols, con la quale a Monaco di Baviera si è aperto il Congresso europeo di pastorale universitaria dal titolo “Formazione, educazione e Vangelo”. L’incontro – promosso dal Ccee – sta riunendo fino al 30 gennaio una sessantina di delegati delle Conferenze episcopali d’Europa per la pastorale universitaria e rappresentanti di associazioni e movimenti ecclesiali. Ad aprire i lavori, del card. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco che ospita l’evento. In Europa. “Siete giunti qui a Monaco da più di dodici Paesi europei, testimoniando con la vostra presenza la vitale varietà dell’Europa. Rappresentate un’Europa, la cui identità non poggia solo sul prodotto interno lordo o sull’infrastruttura industriale, ma sulle sue fondamenta bibliche e teologiche. Raramente c’è stato in Europa un terreno così fertile per i valori cristiani alla luce delle sfide europee e globali”. Con queste parole l’arcivescovo di Monaco e Frisinga, card. Reinhard Marx, ha accolto i partecipanti al congresso europeo. “L’impegno della Chiesa cattolica per l’università – ha detto – ha una lunga tradizione in Europa. Non solo la teologia è una delle prime tre facoltà che vennero istituite, segnando significativamente la cultura europea delle scuole superiori, ma da circa un secolo si è sviluppata una vera e propria pastorale universitaria”. La pastorale universitaria, nell’arcidiocesi di Monaco di Baviera può vantare una tradizione ben strutturata. “Le non poche risorse, che la Chiesa di Monaco destina ogni anno alla pastorale universitaria non sono una sovvenzione, quanto piuttosto un investimento – spiega il card. Marx – in quando senza la pastorale universitaria la Chiesa non può essere accanto ai tanti giovani, nei luoghi dove trascorrono la maggior parte delle loro giornate: nelle scuole superiori”. Considerando quella che è da sempre la vocazione dell’università, il card. Marx invita a togliere i paraocchi che “restringono il campo universitario alla ricerca di soluzioni per la regolamentazione del mercato, per la lotta alla povertà e alle malattie o ai cambiamenti climatici”, così da riuscire a cogliere, quello che è “il compito originario dell’università: l’umanità, l’avanguardia spirituale e l’essere cardine della rete degli intellettuali nell’interesse del bene comune”. Ed aggiunge: “La libertà scientifica e accademica hanno bisogno di un orientamento valoriale. Senza la presenza attiva della pastorale universitaria cattolica e della teologia cattolica tutto questo non può riuscire”. L’assenza di un principio di integrazione tra le discipline. Anche per mons. Vincent Nichols, all’Università spetta soprattutto il compito di alimentare il rapporto tra fede e ragione, perché l’espansione della conoscenza sia a “servizio del bene comune”. A questo proposito, il presidente della Commissione Ccee per la catechesi, la scuola e l’Università, ha indicato ai delegati europei l’esempio del card. John Henry Newman. Newman riteneva che l’educazione dovesse includere tutte le discipline, dalle scienze alle arti, dalla ingegneria alla teologia. “Il principio fondamentale della sua visione – osserva Nichols – può essere definita come la ‘verità che unifica’”. “Newman – prosegue mons. Nichols – era profondamente preoccupato per la frammentazione della formazione universitaria. Non tanto però per la proliferazione delle discipline, quanto piuttosto per l’assenza di un principio di integrazione”. Sono temi – fa notare l’arcivescovo inglese – cari anche a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI secondo i quali la crisi dell’università è riconducibile ad “una crisi di verità e di alienazione, e della società tecnologica moderna in cui l’individuo è ridotto al rango di uno strumento. Dalle università oggi si attendono prodotti utili per la produzione, non tanto la promozione dell’apprendimento” Una sfida. Commentando poi il discorso di Benedetto XVII alla Westminster Hall sull’importanza del ruolo della religione nella società, l’arcivescovo Nichols ha detto: “Se questo incontro tra fede e ragione è fondamentale per il benessere della nostra società, allora è lecito ritenere che in modo simile, è fondamentale anche per il benessere dell’università. Infatti, il benessere della società può dipendere, in parte almeno, da questa partnership se riconosciuta e rispettata dall’università”. La prolusione si è quindi conclusa con una domanda: “Possono le nostre università intendere se stesse come luoghi che si pongono a servizio della verità, che si alimentano della convinzione che la ragione, intesa come la capacità di ogni essere umano di trascendere l’empirico, ci può portare oltre non solo nella ricerca della verità, ma anche nella nostra risposta d’amore a tale verità? Tale sfida solleva molte domande. Ma spero che queste osservazioni servano a stimolare la nostra discussione all’inizio di questo Congresso europeo”.