IRAQ - UE

Le coscienze si ridestano

Mons. Warduni e altri vescovi a Strasburgo, Roma e Bonn

“Hanno tutti dimostrato molto interesse, voglia di ascoltare dalla nostra viva voce cosa accade ai cristiani in Iraq, per capire come meglio agire politicamente per favorire la ripresa del nostro Paese e il rispetto dei diritti delle minoranze e dei cristiani nello specifico”. Con queste parole il vicario patriarcale caldeo di Baghdad, mons. Shlemon Warduni, traccia, a SIR Europa un bilancio dei suoi recenti incontri ed audizioni presso il Parlamento europeo di Strasburgo e al Bundestag tedesco nel dicembre 2010 e in quello italiano, il 20 gennaio scorso. Un impegno reso quanto mai necessario per perorare la causa dei cristiani iracheni soprattutto dopo la strage del 31 ottobre nella chiesa siro-cattolica di Baghdad che ha provocato decine e decine di morti. Le ultime vittime di una violenza che, in questi ultimi anni, non ha risparmiato donne e bambini e che ha visto morire anche diversi sacerdoti e l’arcivescovo di Mosul, mons. Paulos Faraj Rahho, rapito il 29 febbraio del 2008 e ritrovato morto circa due settimane dopo.Un nuovo interesse. “A tutti i parlamentari che ho incontrato, a Strasburgo, in Germania e in Italia – dichiara il presule – ho rappresentato la situazione irachena che continua ad essere difficile a causa della violenza che certamente non colpisce solo i cristiani ma tutta la popolazione. Tuttavia la situazione dei cristiani, in Iraq ma anche in altri Paesi mediorientali, si connota anche per una mancanza di libertà religiosa. Voglio augurarmi che l’attenzione ricevuta dai politici europei non sia solo di natura politica ma anche umana. Il mondo politico può fare molto per favorire la rinascita irachena. Negli anni scorsi non siamo stati adeguatamente ascoltati, adesso vedo un cambiamento ed un interesse maggiori come testimonia la nostra presenza nelle sedi politiche di diversi Paesi. Si tratterà di aspettare per vedere se le promesse di impegno che hanno assunto porteranno a fatti concreti. Sono realista e mi pare che le coscienze europee si stiano ridestando”.Un ruolo strategico. “Parlando ai deputati – continua mons. Warduni – ho ricordato loro il ruolo strategico che i Paesi membri dell’Unione europea possono svolgere in Iraq ed ho auspicato, per questo, una maggior collaborazione per la pace e la sicurezza. Come ho avuto modo di dire anche nell’audizione alla Camera dei Deputati italiani, ci sono delle priorità di impegno per uscire dall’emergenza e conseguire la pace e la sicurezza. innanzitutto serve la cooperazione di tutti. L’Iraq ha le possibilità di soddisfare i bisogni primari della sua gente poiché è ricco di beni. Bisogna però fermare la vendita di armi e procedere speditamente alla realizzazione di infrastrutture e progetti per dare lavoro ai giovani iracheni. La libertà religiosa è una via importante per arrivare alla pace, quindi non va dimenticato che i cristiani in Iraq hanno sì libertà di culto ma non quella di professare la propria fede in modo pieno. Chi vuole convertirsi dall’islam al cristianesimo rischia di essere ucciso”.Il problema dei rifugiati. “Tutta questa situazione – dice il vicario di Baghdad – spinge i nostri cristiani ad emigrare e il rischio di vedere il nostro Paese svuotato dai cristiani è alto. Per questo ho chiesto ai deputati dei vari parlamenti europei di risolvere il problema dei rifugiati iracheni che vivono nei loro Paesi e che, in alcuni casi, rischiano di essere rimandati indietro. L’immigrazione è un campo in cui l’Europa può fare molto. È inutile che i Paesi europei si lancino in proclami per accogliere rifugiati iracheni quando poi molti di loro non hanno diritto allo status di rifugiato. Fino a quando non ci sarà la garanzia della sicurezza e del lavoro la popolazione, specialmente cristiana, continuerà ad emigrare. Serve lavorare perché si creino le giuste condizioni per restare e per ritornare”.Il paradosso della Croce. La presenza dei vescovi iracheni in Germania e in Italia oltre che a Strasburgo, dove mons. Warduni era accompagnato anche dall’arcivescovo siro-cattolico di Baghdad, mons. Athanase Matti Shaba Matoka e da quello omologo di Mosul, mons. Basile Georges Casmoussa, ha prodotto una serie di dichiarazioni di condanna degli attacchi anticristiani e di difesa della libertà di pensiero, coscienza e religione quale diritto inalienabile. “Mi sembra in qualche modo paradossale – conclude mons. Warduni – che a fronte di prese di posizione così nette a favore della libertà di coscienza e di religione, in Europa ci sia chi anche voglia eliminare i simboli cristiani, come il Crocefisso, dai luoghi pubblici. L’immagine del sacrificio supremo non può essere rimossa dalla coscienza dell’uomo e i cristiani iracheni lo stanno a dimostrare. La sofferenza e l’amore sono sempre con l’uomo”.